
Fotografia come terapia di Anna D'Elia Una donna di spalle, affacciata ad una finestra. Poche cose: vestaglie, una busta di plastica, una poltrona bianca. La piazza di Brescello ripresa di notte: un clima enigmatico e metafisico, un’atmosfera alla De Chirico che crea un effetto di straniamento. Un angolo anonimo di Fidenza: una strada deserta, una bambina ferma. Ed ancora: un lenzuolo steso, alberi intorno, una luce abbagliante dietro.
Sono immagini del fotografo Luigi Ghirri, sfumature della realtà, sguardi che documentano lo stato delle cose e che svelano in modo sottile divoranti inquietudini, riflessioni visive sull’apparente immutabilità dell’esistenza. La vita passa veloce come un alito di vento, si insinua, demoniaca, nei muri, negli oggetti, nella quotidianità. Le fotografie di Ghirri vivono in una sospensione del senso, in un "luogo" ideale in cui i pensieri si fondono con gli elementi concreti delle nostre giornate.
Proprio facendo riferimento alle opere di un fotografo tra i più stimolanti della nostra contemporaneità, la critica d’arte Anna D’Elia ha effettuato un viaggio letterario e psicologico in cui ha utilizzato lo sguardo profondissimo di Ghirri per cercare una chiave di interpretazione del mondo.
Questa sofisticata operazione intellettuale, una specie di sintesi stilistica assoluta tesa alla ricerca di un opera d’arte totalmente concettuale, è effettuata dall’autrice in un libro decisamente particolare, pubblicato da Meltemi Editore, nella collana Cura di sé.
Il volume, intitolato Fotografia come terapia, è composto da una prefazione firmata da Franca Pinto Minerva, da ventiquattro tavole che riproducono altrettanti scatti di Ghirri e da diversi racconti elaborati da Anna D’Elia.
Esperimento decisamente intellettualistico, Fotografia come terapia può essere considerato come un tentativo, riuscito, di fondere in un unico oggetto artistico-filosofico diversi tipi di comunicazione e di espressione. L’immagine, il pensiero, la parola scritta, il racconto trovano in quest’occasione un percorso comune che trasporta il lettore in una sorta di dimensione "altra" rispetto ad altri prodotti culturali più facilmente catalogabili.
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