Jota Castro
Enjoy Your Travel

La prima personale napoletana dell’artista peruviano Jota Castro, finissimo alfiere del ruolo sociale e politico degli artisti e dei creativi del XXI secolo, approda alla galleria Umberto di Marino. Che è sempre la più attiva, sia nella nuova sede al centro cittadino sia nella precedente nell’area nord della popolosa periferia napoletana, a ospitare artisti ed opere che invitano ad una riflessione costante e pungente su probabili nuovi ruoli dei produttori d’arte. La galleria, in particolare quest’anno, si è dedicata maggiormente ad ospitare lavori incentrati sullo stato e la situazione socio-economica delle nostre metropoli. "L’incontro con Jota Castro nasce oltre quattro anni fa", spiega il gallerista che aveva invitato l’artista a lavorare sulla periferia di Giugliano, grande agglomerato ferito a morte dalla delinquenza e dall’illegalità diffusa. Purtroppo quel progetto non fu possibile a causa di resistenze dell’amministrazione locale, ma Jota Castro è stato nuovamente corteggiato fino alla sua presenza oggi nei nuovi spazi della galleria giuglianese, trasferitasi da un anno nel quartiere napoletano Chiaia, che conta il maggior numero di gallerie e spazi espositivi.

Jota Castro illustra personalmente Enjoy Your travel, distribuita nelle tre sale della galleria. L’esibizione si incentra sull’attuale ricerca di Castro (l’emigrazione e la disgregazione delle società contemporanee) che peraltro lavora con Santiago Sierra sulla linea di confine tra Messico e Usa, dove la superpotenza sta costruendo il più grande muro di demarcazione mai esistito al mondo ed una nuova base militare per ristabilire con le armi (in suo favore) gli equilibri nella magmatica situazione dell’america latina. Da ex-diplomatico, Castro affronta e morde i temi più caldi esponendosi in prima persona ed elaborando teorie e pratiche politiche che ha conosciuto durante le sue missioni precedenti. 500 Ways (2006, gommone, monete, legno, cm 64X260X165) è la prima installazione che accoglie i visitatori. Si tratta di un gommone colmo di 500 euro, tutti in pezzi da 1 cent. Castro dice: "E’ come la Fontana di Trevi a Roma: tutti hanno un sogno e lo esprimono lanciando una monetina. Ho voluto fortemente portare questo lavoro qui proprio per contagiarvi con l’esperienza che sto facendo alla frontiera messicana. Tutti i migranti hanno un sogno: vivere meglio e far scappare i propri figli dalla miseria imperante causata da amministratori e politiche disastrose, dalla guerra, dalla malversazione. Costerebbe così poco – ecco perché un cent! – far vivere meglio questa gente, eppure le cose non sono sempre così facili, anzi!".
Il gommone, così come tutto il materiale esposto è stato trovato da Castro nella città partenopea, anche se porta tutti molto lontano. Nei sogni e nella speranza. Accanto a 500 Ways una scritta fatta di specchio (Borders, 2006, specchi, cm 35X240), ci induce a riflettere e a scavare dentro di noi. I confini, afferma l’artista, sono prima di tutto tra noi e l’esterno. Quanti gigantissimi frattali abbiamo nelle società contemporanee? Troppi, e molti di essi vengono prima di tutto dalle egoiche individualità che ci paralizzano e ci costringono.
Nella stanza successiva due opere si fronteggiano, China ed Energy. Castro non insiste sul senso metaforico di averle accoppiate, anche se l’energia sta alla Cina come una bomba ad orologeria sta a tutto il pianeta terra. La prima è un’installazione di scarpe da donna e da uomo che occupa tutta una parete che riproduce proprio la parola China: simbolizza, dice Castro, la fine della nostra scelta al risparmio. L’Europa ha perso e la Cina ha vinto nel produrre a costi bassissimi permettendo così un’accumulazione di valore che prima era prerogativa tutta del mondo occidentale.
La seconda opera è una serie di bombole di gas che Castro ha dipinto con bellissimi colori. Recano scritte in arabo. Alle scritte corrispondono i primi quattro articoli della bozza di Costituzione Europea a cui Castro ha lavorato come diplomatico ed il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti. La Carta giace stampata in galleria ed incorniciata. Scopriamo che una frase è stata responsabile del suo fallimento, ci rivela l’artista. Ed è la stessa che, in arabo, luccica impeccabile sulle bombole di gas da campeggio, quelle che di solito saltano nelle roulottes dei campi profughi abusivi oppure nelle baracche dei disperati della terra: "L’Unione Europea ed i suoi membri dichiarano di rifiutare le espulsioni collettive come metodo per contrastare l’immigrazione illegale soprattutto in paesi in cui l’instabilità e la mancanza del rispetto dei diritti fondamentali…"

L’ultima sala è un gioco delizioso che Castro dedica alla ineffabile dirimpettaia della galleria. Mentre lavorava alla mostra, la vecchia signora lo guardava dalla sua finestra con sospetto. L’artista sostiene che la sua diffidenza era dettata dal colore della pelle, del suo essere evidentemente straniero. La vecchia signora non rispondeva mai al suo saluto mattutino e serale, né alle richieste di informazioni più banali oppure alla richiesta di un’intervista (l’artista di solito dedica spesso parte del suo lavoro ad intervistare quelli che lo circondano mentre installa opere o progetti). Castro, che era campione di skateboard venti chili e venti anni fa (per sua stessa ammissione!), allora disegna e fa produrre una semi half pipe, che è la rampa con cui gli skaters si cimentano per creare le loro figura acrobatiche. La semi half pipe occupa tutta l’ultima sala della galleria e si sviluppa partendo dal muro e finendo in prossimità della finestra. Diciamo "semi" half pipe, perché per via del calcolo della pendenza rispetto alla lunghezza della sala, questa pipe non poteva essere intera, cioè un mezzo cerchio perfetto, ma misura un poco meno di esso. La pendenza è stata studiata approfonditamente dall’artista per permettere, a chiunque abbia il coraggio, di: aprire la finestra, mettersi alla sommità della pipa, farsi rotolare fino alla casa della signora, quindi attraversare magicamente il vuoto della stradina che divide i due balconi/finestra per irrompere nella sua sala da pranzo. Così, d’impeto e d’azione, quei borders glaciali e apparentemente insormontabili che erano nella prima sala vengono deliziosamente battuti sul loro stesso terreno. Ci si augura per sempre.

Diana Marrone

©CultFrame 01/2007


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Jota Castro
(In primo piano)
500 ways, 2006
gommone, monete, legno
(In secondo piano)
Borders, 2006
specchi
Courtesy Umberto Di Marino Arte Contemporanea, Napoli



Jota Castro
Enjoy your travel (dettaglio), 2006, legno
Courtesy Umberto Di marino Arte Contemporanea, Napoli



Jota Castro
Energy, 2006
bombole di gas, pittura
Courtesy Umberto Di Marino Arte Contemporanea, Napoli





Relazioni
Umberto Di Marino Arte Contemporanea, Napoli





Informazioni
CittàNapoli
Quando05/12/2006-05/03/2007
DoveUmberto Di Marino Arte Contemporanea
IndirizzoVia Alabardieri 1
Telefono(39)0810609318
Orariolun. 16-20
mar.–sab. 10.30-13.30 e 16-20
BigliettoIngresso libero
 
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