Gilbert & George
The General Jungle or Carrying on Sculpting

Gilbert & George camminano uno accanto all’altro, un po’ rigidi forse per via del look giacca-camicia-cravatta-pantaloni a sigaretta. La vegetazione, resa dal fitto tratteggio della matita e del carboncino, è quella giungla metropolitana a cui fa riferimento il titolo: Gilbert & George. "The General Jungle or Carrying on Sculpting" (La giungla generale ovvero continuando a scolpire). Una giungla, quindi, che per questi due artisti è il paesaggio naturale che incontrano passeggiando per i parchi londinesi. Il loro racconto in ventitré episodi - tanti sono i grandi pannelli cartacei - è in mostra per la prima volta in Italia negli ambienti del MAXXI, in buona parte ancora cantiere aperto.
Si può dire che è anche una passeggiata nel tempo… considerando che l’opera è stata realizzata nel 1971… ed esposta per la prima volta alla Sonnabend Gallery di New York nell’autunno dello stesso anno. Come evidenzia il curatore - Paolo Colombo - “l’opera anticipa una serie di tematiche presenti nel successivo lavoro fotografico degli artisti: l’introduzione di testi sotto forma di titoli, il grande formato, per la prima volta impiegato in Photo Pieces (1971), ottenuto dall’accostamento di più pannelli (in The General Jungle or Carrying on Sculpting, di 34,5x44,5 cm ciascuno), l’aspetto narrativo e seriale delle opere, che si ritrova anche in The Cosmological Pictures (1991), fino al più recente 13 Hooligan Pictures (2004)”. Colombo la definisce, inoltre, un "‘manifesto’ artistico radicale", in considerazione del fatto che in quei primi anni ’70 - dominati dall’arte concettuale - "un contenuto fortemente poetico ed emotivo veicolato in una forma artistica tradizionale veniva guardato con sospetto."

La fotografia è quindi il punto di partenza. Gilbert (San Martino-Bolzano, 1943) e George (Devon, 1942) interpretano se stessi - due uomini, ovvero due artisti, ovvero due innamorati - nelle diapositive di Nature Photo-Pieces (1971) che li ritraggono come soggetti/sculture viventi. L’immagine, proiettata su grandi fogli viene poi delineata con il carboncino. Ogni pannello è costituito da un insieme di fogli - moduli - tenuti insieme, sul retro, da strisce di nastro che permettono di ripiegare il tutto come una carta geografica. Infine procedono con l’antichizzazione, per dotare i pannelli di quella patina di fascino che emanano le antiche pergamene. Analizziamo, ora, le molteplici letture iconografiche. Intanto si tratta del racconto di una giornata - da mane a sera – accompagnato dai titoli che, letti consecutivamente, hanno tutta l’organicità di una poesia. "Allo schiudersi del giorno su di noi, ci alziamo nel nostro vuoto", dice il primo.
Come è stato sottolineato da Colombo, c’è il riferimento all’Eden biblico, dove però al posto di Adamo ed Eva, ci sono due Adamo. Questi due uomini sono uniti, non solo da un rapporto sentimentale, ma anche da una sorta di simbiosi artistica. C’è il vissuto personale, quindi, insieme a quello professionale. Si firmano Gilbert & George dal 1967, quando si conoscono alla St. Martin’s School of Art di Londra. Le tappe del loro curriculum professionale - che li vedrà rappresentare la Gran Bretagna alla prossima edizione della Biennale di Venezia - si snoda attraverso momenti emblematici, a partire da quando - nel 1969 - si dichiararono "sculture viventi". Per loro l’arte deve riuscire ad entrare nella condizione umana, di questo sono consapevoli a tal punto da dichiarare - è il titolo del 3° pannello - "Indossiamo gli abiti della responsabilità della nostra arte". In "The General Jungle" c’è anche la tradizione paesaggistica di matrice anglosassone e, in ultimo, una certa assonanza con la "poetica del camminare" - anche questa tipicamente british - che ha avuto anche un moderno sostenitore in Bruce Chatwin, influenzato dai poeti romantici ottocenteschi (Worsworth, Coleridge, Clare, Keats, Hazlitt e Hunt) che declamavano o scrivevano poesie camminando immersi nella natura. "Camminare è l’eternità del movimento della nostra vita, non ci può mai svelare una fine", scrivono Gilbert & George sul 14° pannello.

Introduce alla mostra la serie di dodici fotografie - in bianco e nero - scattate nel 1972 da Elisabetta Catalano. Il set fotografico è la Galleria Sperone di Roma che, all’epoca, ospitava la mostra "Drifters" di Gilbert & George. I grandi disegni a carboncino che raffigurano un bosco in cui i due artisti camminano - autoritraendosi quasi a grandezza naturale, proprio come in "The General Jungle" - è il fondale davanti al quale i due personaggi in carne ed ossa mimano i loro stessi gesti, così come appaiono nell’opera. Gli scatti della fotografa romana documentano, quindi, una performance a sorpresa, dove l’atteggiamento dandy dei protagonisti è stemperata dall’ironia e dalla giocosità del momento.

Manuela De Leonardis

©CultFrame 04/2005



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Gilbert & George
Walking Is The Eternity of Our Living Movement, It can Never Tell us of An End, 1971
Courtesy MaxmArt, Mendrisio
Courtesy Museum fur Moderne Kunst, Francoforte



Gilbert & George
We Step into the Responsibility Suits of Our Art, 1971
Courtesy Sonnabend Gallery, New York



Gilbert & George
The Cold Morning Light Filters Dustily through the Window, 1971
Courtesy Sonnabend Gallery, New York





Relazioni
Il sito di Elisabetta Catalano

MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma





Informazioni
CittàRoma
Quando17/03/05-08/05/05
DoveMAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo
IndirizzoVia Guido Reni 2
Telefono(39)063202300
Orariomar.-dom. 11-19
ch. lun.
Bigliettoingresso libero
CuraPaolo Colombo
CatalogoElecta
(bilingue italiano/inglese)
Prezzo€ 19,00
 
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