
Arte
Paul Strand può essere considerato uno dei padri della fotografia artistica, autentico artefice dell’evoluzione di questo mezzo espressivo fin dai primi anni del novecento.
Fotografo sociale, acuto sperimentatore, fine stilista, teorico e cineasta ha attraversato il secolo scorso con uno sguardo attento, diretto e penetrante.
Strand analizzava la realtà, cercava di cogliere la sua autenticità e la sua più intima essenza. La sua era una rigorosa ricerca di obiettività. L’intenzione era quella di rappresentare fedelmente la vita, evidenziando ogni possibile sfumatura. Strand dunque documentava il mondo e l’esistenza degli uomini e cercava di fermare i paesaggi in tutta la loro poetica profondità. Questa convinzione estetico-stilistica lo portò nei suoi primi anni di carriera a battersi contro il pittoricismo (anche se sono riscontrabili in diverse occasioni vistose contraddizioni) per privilegiare la straight photography (fotografia diretta).
Vate del bianco e nero, Strand si affidava alle linee, ai volumi e agli spazi e non manipolava in alcun modo le immagini. I suoi sono scatti in cui è riscontrabile una costante ricerca di purezza e semplicità, a scapito di tendenze estetizzanti.
La fotografia di Strand si snoda attraverso molti temi: i paesaggi, l’astrattismo, i ritratti, il reportage a sfondo sociale, le strutture architettoniche, la natura. Il suo sguardo nei confronti del mondo è preferibilmente frontale. Nonostante l’iniziale battaglia contro il pittoricismo, le sue opere evidenziano una staticità tipica della pittura (vedi i ritratti), ma l’aspetto più interessante della sua arte è da rintracciare nell’impegno "politico" a favore della documentazione dello spirito dei popoli, così come fece in occasione della realizzazione del fotolibro Un paese insieme a Cesare Zavattini. Questo volume rappresenta uno dei progetti più significativi mai realizzati riguardanti l’arte della fotografia, forma d’espressione usata in quest’occasione insieme alle parole di Zavattini per raccontare anche a livello socio-antropologico un microcosmo: l’Italia contadina del dopoguerra. Si tratta di un esperimento che ha dato un risultato notevole sotto il profilo culturale e ci ha regalato un libro di fondamentale importanza, ultimamente ristampato da Alinari.
I suoi ritratti, prevalentemente posati, sono basati su una cifra stilistica molto chiara. I soggetti immortalati infatti guardano quasi sempre in macchina. Il fruitore dell’immagine dunque è portato a leggere tutta l’umanità dei personaggi ripresi andando in profondità e non rimanendo legato alla superficie dell’opera.
La carriera Paul Strand è stata contraddistinta da periodi abbastanza definibili. Attratto in un primo momento da forme astratte e da tendenze pittoriche, negli anni venti si dedica principalmente alla realizzazione di ritratti e ad un’interessante stilizzazione delle forme della natura. Il periodo seguente è invece basato sulla rappresentazione dei luoghi e dei paesaggi mentre successivamente il suo lavoro sarà essenzialmente legato al territorio.
Strand comunque ha avuto modo di misurarsi anche con la bellezza estetica del corpo femminile, attraverso nudi che restituiscono un’immagine complessa della donna, tra esaltazione erotica e sensuale delle forme e rappresentazione pittorica dei corpi.
m.g.d.b.
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