
Vita
Figlio secondogenito di un uomo ricco e influente - ex direttore generale della Compagnia delle ferrovie franco-algerine, poi banchiere, caporedattore dell’Express France e corrispondente di vari giornali - di nome di Henri, e di Marie Haguet, Jacques Lartigue nasce il 13 giugno del 1894 nella casa paterna di Courbevoie, nei pressi di Parigi.
Egli sarà influenzato dalla particolare vena inventiva del fratello Maurice, chiamato da tutti Zissou, - instancabile costruttore e sperimentatore di ogni sorta di strani mezzi di locomozione - non meno che dall’amore per la fotografia del padre, il quale lo introduce tanto all’uso della macchina fotografica quanto ai procedimenti di stampa a soli sei anni. Nel 1902 gli regala il primo apparecchio fotografico, in legno e con l’otturatore manuale, di un formato 13 x 18 piuttosto ingombrante per il bambino; ma Jacques se lo porta sempre appresso grazie a una tracolla di cuoio, poiché ama registrare in immagine ogni cosa delle sue giornate, così come ama annotare in un diario ogni idea e suggestione quotidiana.
Appare un’infanzia dorata la sua, trascorsa nelle ricche residenze di famiglia, fra le quali il castello di Rouzat nel dipartimento di Puy-de-Dôme; lontano da ogni preoccupazione o problema, circondato dall’amore di una famiglia dedita al bello e agli svaghi, seguace di un’ideale di modernità tutta imperniata sul progresso tecnologico, tipica della Belle époque .
Come è allora conveniente al rampollo di una delle più facoltose famiglie di Francia, egli riceve un’istruzione in casa, da precettori, e si dedica alle arti liberali, trascorrendo molto del suo tempo ad alimentare le proprie passioni. Ha un temperamento vivace e curioso.
Enfant prodige, egli fotografa, stampa, e incornicia con cura le proprie immagini in voluminosi album (abitudine, questa, che manterrà per tutta la vita). Si dedica al disegno. Continua a scrivere diari delle proprie meravigliose giornate, con riflessioni e schizzi di quel che ha fotografato, temendo di poter talora perdere l’immagine per qualche errore di sviluppo. In essi prende nota perfino delle variazioni meteorologiche, che incredibilmente vanno quasi sempre dal bello al molto bello.
Attraverso queste testimonianze, la vita di Jacques Lartigue appare un susseguirsi di aneddoti quotidiani, caratterizzati da una leggerezza giovanile, che mai vien meno al trascorrere degli anni.
Ancora bambino, il 3 aprile del 1904, in vacanza vicino alla Manica fotografa sulla spiaggia di Merlimont il primo volo di Gabriel Voisin sull'aliante Archdeacon. Nel 1911, malgrado l’interdizione delle piste al pubblico per paura d’incidenti, grazie alla sua tessera della Ligue Aérienne (il club cui appartengono i primi aviatori) egli accede liberamente a Issy-les-Moulineaux, dove riprende i tentativi di volo di personaggi del calibro di Roland Garros e Louis Blériot; nello stesso anno, a spasso a Parigi, fotografa l’eleganza delle signore al Bois de Boulogne. Il suo apparecchio fotografico preferito è allora la Nettel pieghevole, una macchina stereoscopica dal particolare formato 6x13 panoramico. Avendo ricevuto in dono dal padre una cinepresa Pathé, realizzerà diversi filmati sportivi.
Neanche lo scoppio della Prima Guerra Mondiale può turbare il normale corso della sua vita; del resto egli non è direttamente coinvolto, perché dichiarato rivedibile alla visita di leva per problemi di salute. Nel ‘16 fa servizio volontario per i medici militari di Parigi con la sua auto da corsa (una Pic-Pic 16 HP). Frattanto, l’anno prima, ha frequentato i corsi dell’Académie Jullian per perfezionarsi nella pittura, passatempo che vorrebbe trasformare in un’occupazione professionale.
Alla fine della guerra, l’epidemia di Spagnola miete vittime fra gli amici della famiglia Lartigue, la quale attraversa anche un periodo di dissesto finanziario, conseguentemente al quale dovrà privarsi dell’amato castello di Rouzat.
Jacques si sposa nel 1919 con Madeleine Messager, detta "Bibi" - figlia del compositore André Messager - dalla quale avrà due anni più tardi il figlio Dani.
Dedito alla pittura naturalistica, in quegli anni è sempre in viaggio in automobile attraverso la Francia; ne approfitta per scattare molte lastre autochrome.
Il debutto al pubblico di Lartigue, come pittore, avviene nel ‘22 con una mostra alla Galleria Georges Petit, cui ne seguiranno molte altre nei salons parigini e del sud della Francia. Il suo stile non è particolarmente innovativo, all’interno di un panorama dominato dalle avanguardie, ma avrà ugualmente qualche successo, soprattutto come ritrattista e decoratore.
Coinvolto dalla carriera artistica, negli anni Trenta incontra celebri pittori fra i quali Kees Van Dongen, Francis Picabia, e Picasso. Allo stesso tempo frequenta il mondo del cinema: conosce il regista Abel Gance e Maurice Chevalier, stringe amicizia con Sacha Guitry e Yvonne Printemps. Collaborrerà più tardi, come aiuto regista nel film di Alexis Granowsky "Les Aventures du Roi Pausole"; per altri registi si occuperà di casting e della ricerca di location adatte alle riprese.
Di avvenimenti che lo tormentano, ed in una certa misura lo segnano, come la morte nel ‘24 della seconda figlia Veronique di tre soli mesi, i suoi album fotografici tacciono, com’è normale per la visione felice che sembrano deputati a trasmettere. I suoi quaderni, gli scritti quotidiani che accompagnano l’intera sua esistenza, anche se successivamente in parte "corretti", rivelano invece molto.
Gli anni scorrono attraverso alterne vicende. L’incontro con la modella di origine romena Renée Perle, che sarà sua compagna e musa ispiratrice per due anni, lo porta al divorzio. Risposatosi nel ‘34 con Marcelle Paolucci, meglio conosciuta come "Coco", nel ‘42 incontra a Monte Carlo la donna col quale passerà il resto della sua esistenza: Florette Orméa, più giovane di lui di ventisette anni. Si unirà in matrimonio con lei tre anni più tardi.
Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, giunge un progressivo allontanamento da parte di Lartigue dalla pittura: nonostante continui a dipingere e per sempre si sentirà d’esser pittore, probabilmente non crede più alla possibilità di avere un sostentamento economico da tale attività; diversamente, che dalla fotografia, i cui scatti a colori ora vende a vari giornali.
Nel 1954, alla fondazione dell’associazione Gens d'Images, Lartigue ne diventa vicepresidente; e Albert Plécy pubblica le sue foto in Point de vue et Images du Monde. L’anno seguente, infine, i suoi lavori appaiono accanto a quelli di Brassaï, Doisneau, e Man Ray in una mostra, organizzata da Gens d'Images, alla Galerie d'Orsay di Parigi.
Il suo nome comincia a circolare, ma la sua vera fortuna come autore fotografico arriva soltanto nel 1962: durante un viaggio in USA incontra Charles Rado, fondatore dell’agenzia Rapho.
Costui lo presenta al direttore del Dipartimento di Fotografia del Museum of Modern Art di New York, il celebre John Szarkowski, che l’anno dopo organizzerà nel proprio museo una personale, dal titolo "The Photographs of Jacques Henri Lartigue".
In quest’occasione Jacques Lartigue decide di diventare "Jacques Henri", aggiungendo, in omaggio al padre, il nome di quegli al proprio.
La pubblicazione del Portfolio della mostra su Life - casualmente proprio sul vendutissimo numero dedicato all’assassinio del presidente Kennedy - renderà noto il nome del fotografo francese, e la sua opera, ad pubblico inaspettatamente vasto.
Altre esposizioni e la pubblicazione di vari libri dedicati alla sua opera, fra i quali "The Family Album", e "Diary of a Century" (nell’edizione francese "Instants de ma vie"), ideato da Richard Avedon, ne rafforzeranno in seguito la fama, al punto che nel ‘74 diventa fotografo ufficiale del presidente francese Valéry Giscard d’Estaing. Da allora, pur continuando a fotografare per se stesso, dedicherà molto del suo tempo alle commissioni di riviste di moda e arti decorative.
Nel 1979 Lartigue dona alla Nazione francese il suo intero archivio fotografico, che verrà gestito sotto la supervisione del Ministero della Cultura dall’Association des Amis de Jacques Henri Lartigue. L’evento è celebrato da una mostra "Bonjour Monsieur Lartigue", che poi farà il giro del mondo.
Muore il 12 settembre del 1986 a Nizza, all’età di novantadue anni, restando nell’immaginario della gente come il testimone privilegiato di un’età d’oro, ma anche come una sorta di eterno fanciullo caratterizzato da un’inossidabile ottimismo.
Gli archivi dei suoi scritti restituiscono, invece, un uomo più complesso e tormentato, costantemente impegnato a costruire l’immagine d’un esistenza felice, attraverso quei 130 album fotografici - veri e propri album di ricordi personali - che sono raccolta, ma anche una selezione personale di momenti scelti a rappresentare un'ideale autobiografia visuale.
Rosa Maria Puglisi
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