Vita


Manuel Álvarez Bravo nasce a Città del Messico il 4 febbraio 1902 da Manuel Álvarez García e Soledad Bravo. Figlio d’arte, poiché suo padre, insegnante, si dedica a tempo perso alla pittura e alla fotografia, Manuel s’interessa precocemente a tali attività; le necessità contingenti alla Rivoluzione Messicana lo porteranno, tuttavia, ancora fanciullo a "servire la patria" come contabile.
Comincia, infatti, a lavorare nel 1914 per il Dipartimento del Tesoro, lasciando la scuola cattolica che aveva frequentato, e con essa gli studi regolari. Quest’esperienza lo induce in seguito a definirsi con orgoglio un autodidatta: i corsi serali d’arte e di musica, cui s’iscrive presso l’Academia de San Carlos, non incidono direttamente sulla sua ricerca nutrita - così egli sostiene - "dall’esperienza personale e da quella di una comunità", piuttosto che da catene intellettuali create da esperienze di pittori passati e di culture estranee alla propria. I primi tentativi nel campo della fotografia, armato di un apparecchio avuto in prestito dal padre d’un amico, risalgono all’incirca al 1915; contemporaneamente sperimenta anche i procedimenti di stampa in una camera oscura allestita con mezzi di fortuna nella casa paterna.
Il suo interesse per questo medium artistico è all’epoca ancora dettato dall’idea che esso sia più rapido e immediato della pittura.
"Da sempre attratto dall’arte, commisi l’errore generalizzato di credere che la fotografia sarebbe stata il cammino più facile", e tuttavia aggiunge, "La memoria delle mie incursioni in altre discipline, mi ha alfine fatto comprendere che ho trovato la mia strada per tempo".
A spingerlo su tale strada, è l’incontro del 1923 con il fotografo tedesco Hugo Brehme, che lo convince ad acquistare una fotocamera e lo incoraggia ad insistere nella sua passione per la fotografia.
Il lavoro per lo Stato porta in quegli anni Bravo ad Oaxaca, dove egli intensifica l’attività di fotografo, e riceve il suo primo riconoscimento partecipando ad un concorso locale.
Nel 1925, sposa Lola Martínez de Anda, che più tardi diverrà fotografa e sarà conosciuta col cognome del marito. Con lei avrà un figlio, Manuel Álvarez Bravo Martínez, il quale seguirà le orme dei genitori.

Dopo un inizio da pittorialista - esegue ritratti di amici e colleghi in cambio di qualche soldo – Manuel Álvarez Bravo rinnegherà e distruggerà siffatto lavoro, perché imitazione supina alla pittura, dedicandosi ad una più originale ricerca.
E’ un periodo di grandi fermenti sociali ed artistici per il Messico, e nella capitale operano due grandi nomi come Edward Weston e Tina Modotti. Alla scoperta della loro opera, e di quella delle contemporanee avanguardie europee, è probabilmente legata la nuova concezione che Álvarez Bravo sviluppa della fotografia.
Conoscere Modotti, nel ’27, e diventarne amico fidato, lo condurrà quattro anni dopo ad abbandonare infine il lavoro da statale per dedicarsi professionalmente alla fotografia.
Le opportunità, infatti, si susseguiranno: attraverso di lei entra in contatto con i muralisti, dei quali diverrà il fotografo; fra questi Diego Rivera, in qualità di direttore dell’Academia de San Carlos, lo spingerà all’insegnamento della fotografia presso la Escuela Central de Artes Plasticas; nello stesso periodo conosce anche Frances Toor, per il quale lavorerà poi in "Mexican Folkways" sostituendo Tina che, espulsa dal Messico per motivi politici, alla partenza gli lascia la propria macchina fotografica, quasi come un simbolico testimone.
La partecipazione al Primo Salone della Fotografia di Città del Messico e ad una collettiva presso il californiano Berkeley Art Museum nella quale espongono anche figure del calibro di Weston, Imogen Cunningham, e Dorothea Lange, non sono per Álvarez Bravo che i primi passi verso una maggiore notorietà. Nel ’31 vince il primo premio in un concorso fotografico, e quello stesso anno il Museum of Modern Art di New York acquista alcune sue fotografie.
Risale, invece, all’anno precedente il suo primo approccio al mondo del cinema: partecipa, infatti, come cineoperatore alla lavorazione del film di Sergei Eisenstein, "Que viva México". Più tardi realizzerà riprese per autori quali Luis Buñuel e John Ford; negli anni Quaranta girerà anche un proprio lungometraggio dal titolo "Tehuantepec" e vari corti.
La prima mostra personale di Bravo è nel 1932, presso la Galería Posada. La sua fortuna come artista, in un paese che a causa dei rivolgimenti politici allora valorizza principalmente le grandi opere pittoriche sociali dei muralisti, giungerà tuttavia in seguito con la rinomanza che il suo lavoro acquisterà all’estero grazie ad alcune fortunate circostanze.
Attratti dal clima di libertà e di fioritura artistica del Messico rivoluzionario, molti personaggi della cultura europea si aggirano in quegli anni nella capitale, fra questi Henri Cartier-Bresson e André Breton. Insieme al fotografo francese, già stimato a livello internazionale e del quale diverrà amico, Alvarez Bravo espone al Palacio des Bellas Artes di Città del Messico, e più tardi alla Julien Levy Gallery di New York. Selezionato da Breton, invece, partecipa all’esposizione internazionale del surrealismo con La buena fama durmiendo, immagine che era stata in un primo tempo pensata come copertina del catalogo, ma che viene censurata a causa di pretesi contenuti pornografici.
Nel ’35 trascorre qualche mese negli Stati Uniti, insegnando alla Hull-House di Chicago, un centro d’istruzione per immigrati, fondato da Jane Addams ed Ellen Star alla fine dell’Ottocento.

Raggiunta la propria affermazione artistica, fra gli anni ’40 e i ’50, Álvarez Bravo colleziona esperienze personali e professionali, oltre ad esposizioni internazionali; partecipa, fra l’altro, anche alla celeberrima "The Family of Man" di Steichen.
Nel corso di quegli anni le sue attività si moltiplicano: intraprende per breve tempo un’attività commerciale con un negozio d’articoli fotografici; è cameraman e istruttore di fotografia presso il Sindacato dei Lavoratori della Produzione Cinematografica; infine insegnante all’Istituto Cinematografico Mexicano e al Centro Universitario de Estudios Cinematográficos, ma le sue lezioni sono ritenute poco ortodosse per il poco spazio concesso alla parte tecnica, in favore di lunghe discussioni sull’arte e la letteratura. Istituisce pure il Fondo Editorial de al Plástica Messicana, per la pubblicazione di libri d’arte.
Frattanto sposa in seconde nozze Doris Heydin, scrittrice e giornalista americana appassionata di fotografia. Negli anni Sessanta Bravo visita varie volte l’Europa.
Divorzia, per sposare nel ‘62 la fotografa francese Colette Urbachtel (poi Alvarez-Urbajtel), che sarà sua fidata collaboratrice.
Una fama indiscussa accompagna nei decenni seguenti l’attività di Álvarez Bravo. Egli riceve una lunga serie di riconoscimenti, fra i quali spiccano il Premio Sourasky nel 1974 e nell’87 il Master of Photography Award dell’ICP (International Center for Photography) di New York.
Nel 1976 dona all’Istituto Nazionale di Belle Arti un fondo di 700 sue fotografie, che sono lo spunto per l’apertura di una sala a lui permanentemente dedicata presso il MAM (Museo d’Arte Moderna) di Città del Messico.
Da sempre convinto promotore della cultura e delle arti, si dedica inoltre lungamente per conto della Fundación Televisa alla raccolta d’una collezione (contenente immagini dei più grandi fra gli autori della fotografia internazionale), ora esposta nel Centro Culturale Casa Lamm e visitabile dal 2000 anche attraverso un sito internet.
Manuel Álvarez Bravo trascorre gli ultimi anni della sua vita a Coyoacán, l’antica cittadina coloniale ormai inglobata dentro Città del Messico, e lì muore all’età di 100 anni il 19 ottobre 2002.

Rosa Maria Puglisi

©CultFrame 12/2003
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Copertina del libro
Manuel Álvarez Bravo
Nudes
The Blue House
Art Publishers, 2002





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