Vita


Julia Margaret Pattle, quartogenita di una numerosa famiglia, composta da nove figlie femmine (due delle quali morte ancora bambine) ed un unico maschio, nasce a Garden Reach presso Calcutta l’undici giugno del 1815. Suo padre James è un alto funzionario scozzese della pubblica amministrazione coloniale del Bengala; sua madre, Adeline de l’Etang, un’aristocratica francese. Insieme alle sorelle, è mandata in tenera età prima presso la nonna in Francia, successivamente in Inghilterra, allo scopo di ricevere un’educazione adeguata al proprio rango.
Un’erudizione spigliata, basata soprattutto sulla Poesia e sulla Letteratura, farà di lei il "dinamico" personaggio - in attesa di un mezzo, la fotografia, attraverso il quale far scorrere e disciplinare grandi energie - descritto dalla pronipote Virginia Woolf nella prefazione a "Victorian Photographs of Famous Men and Fair Women", selezione dei ritratti di Cameron, pubblicata dalla Hogarth Press.

Ventunenne, trovandosi in convalescenza presso il Capo di Buona Speranza, incontra Charles Hay Cameron, giurista ed uomo di lettere (scrive un trattato sul sublime e il bello), già vedovo e molto più anziano di lei, che sposerà due anni più tardi a Calcutta. In questa città gli sposi si stabiliscono per curare gli interessi economici, legati alle loro piantagioni di caffè nella valle di Dimbula, a Ceylon. Hanno sei figli.
All’interno dell’alta società anglo-indiana, Julia Margaret si distingue per la propria personalità forte ed originale, maltollerante le eccessive restrizioni dell’etichetta, mentre lo stimato consorte ricopre un importante incarico come legislatore nel Consiglio dell’India, al termine del quale, nel 1848, i Cameron torneranno alla madrepatria
. La famiglia si trasferirà dal Kent al Surrey, prima di approdare a Londra. Là, frequentando Little Holland House, dimora di sua sorella Sarah (sposata Prinsep), Julia Margaret Cameron è introdotta ad una vasta cerchia d’illustri artisti e letterati, molti dei quali diverranno in seguito suoi amici e consiglieri, oltre che pazienti modelli.
Un ulteriore trasferimento nel 1860, a Freshwater Bay sull’isola di Wight, sarà decisivo per la futura carriera artistica di Cameron.
Il primo periodo presso la nuova casa - chiamata Dimbola Lodge, dal nome della località ove si trovano i possedimenti di famiglia in India - è segnato da una profonda crisi personale della donna.
Piena di vitalità ed energie, Julia Margaret negli anni ha voluto adottare sei figli, ma tanto questi che i propri sono ormai adulti. Ormai priva dei consueti impegni di madre, si sente senza obiettivi. Una situazione che si aggrava nel 1863, allorché il marito è temporaneamente richiamato dagli affari a Ceylon; è allora che la figlia Julia ed il genero pensano di fornirle una distrazione regalandole apparecchio fotografico.
All’età di 48 anni, letteralmente "presa dal sacro fuoco dell’arte fotografica", Cameron intraprende un’appassionata ricerca personale, rivendicando con i propri lavori una libertà dalla tecnica, a favore del risultato estetico, che la renderà presto celebre e stimata.
Sarà la prima donna ammessa alla Royal Photografic Society.

Apprende i rudimenti del mestiere probabilmente da Oscar Gustave Rejlander, che nel ’63 si trovava appunto sull’isola di Wight per fotografare Alfred Tennyson e la sua consorte.
Suo consigliere tecnico è John Herschel, astronomo reale e studioso di processi chimici, messi in opera da Henry Fox Talbot, con la scissione di negativo e positivo fotografico, e con l’uso del tiosolfato di sodio quale fissatore.
Il suo "primo successo", il ritratto di una bambina, Annie, arriva nel gennaio del 1864, dopo una serie di tentativi falliti a causa delle prolungate pose richieste ai modelli, e della sua scarsa padronanza tecnica. L’intensa soddisfazione che ne ricava la induce a dedicarsi con tutta se stessa alla fotografia.
"Annals of My Glass House", diario incompiuto della sua attività pubblicato nel 1889, riferirà qualche anno dopo con piglio entusiastico, talora persino autoironico, le avventure di questa zelante fotografa, che sottopone amici, ospiti di passaggio, principalmente bambini corrotti dalla promessa di leccornie, alla tortura di pose e "mascheramenti".
Attraverso quelle pagine, però, non giungono soltanto dettagliati racconti dei progressi attraverso le difficoltà tecniche, cui Cameron fa fronte insieme alle sue tre cameriere-assistenti; ma anche considerazioni su un modo d’intendere la Fotografia del tutto nuovo per l’epoca, che in adesione alle istanze culturali del momento pretende, coi ritratti, di "registrare fedelmente la grandezza interiore oltre che le fattezze esteriori di un uomo", con allegoriche mise en scène, di svelare i principi universali della spiritualità.
In diretto contatto col fior fiore dell’intellighenzia britannica, che sfilò davanti al suo obiettivo, ebbe i suoi principali ispiratori in Tennyson, il poeta laureato, del quale nel ’74 illustrerà con fotografie gli "Idylls of the King"; nell’intimo amico George Frederick Watts, e nella sua pittura didascalica e edificante; infine nei Preraffaelliti (conobbe personalmente Holman Hunt e John Millais), i cui quadri le suggerirono i temi in costume e perfino le composizioni di alcune immagini.

Già nel 1865 Julia Margaret ha la soddisfazione di vedere esposte le proprie opere in una personale, presso lo Studio Colnaghi di Londra. Ne segue un’altra l’anno dopo alla French Gallery.
Le critiche che le giungono in quelle ed altre occasioni a proposito d’imperizie tecniche reali o presunte sono spesso aspre: le sue fotografie sono superficialmente criticate (un troppo franco Lewis Carroll ne definisce certe addirittura orrende) per gli effetti di fuori-fuoco, che la fotografa invece predilige, perché alla ricerca d’effetti estetici, piuttosto che realistici. I suoi estimatori sono comunque molti, fra i quali Victor Hugo, che scrive parole di grande apprezzamento.
Nell’ottobre del ’75, i coniugi Cameron, economicamente in rovina, si ritirano in una proprietà sull’isola di Ceylon. Torneranno brevemente in Inghilterra solo tre anni più tardi.
Alle dure condizioni ambientali, alla difficoltà nel reperire i materiali, forse anche alla scarsa propensione verso i soggetti locali, è probabilmente da attribuire il fatto che le immagini scattate lì sono pochissime.
Julia Margaret Cameron muore a causa di un’influenza a Glencairn, presso la casa del figlio Henry, il 26 gennaio del 1879.

Rosa Maria Puglisi

©CultFrame 2003


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Julia Margaret Cameron
Cingalese Girl, 1875





Julia Margaret Cameron
My Favorite Picture of All My Works. My Niece Julia, 1867





Julia Margaret Cameron
Paul and Virginia, 1865





Julia Margaret Cameron
Oscar Gustave Rejlander

















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