Arte


Le gambe accavallate, appena velate da un tessuto trasparente e leggerissimo. Il gesto semplice di prendere un calice di vino, I capelli a caschetto nerissimi e lucidi. Lo sguardo perso nel vuoto, morbido ed enigmatico, sensuale ed emozionante.
Ed ancora. Un corpo sottile dalla pelle chiarissima imbrigliato in corde che pendono da un soffitto. Il pube è in evidenza, i piedi calzati di bianco, la posizione di assoluto abbandono.
Due figure femminili, due immagini tipiche del mondo di Nobuyoshi Araki, supremo poeta dell’erotismo, artista giapponese in tutto e per tutto, cantóre di un’essenza muliebre giocosa e misteriosa, semplice e allo stesso tempo fortemente attraente.

La ricerca di Araki è complessa, multiforme, articolata e, soprattutto, non ordinaria. Sebbene abbia ormai fatto "scuola", la sua fotografia risulta inimitabile, unica. Concentrata nella rappresentazione simbolico-rituale della sessualità, la sua arte è ricca di sfumature: la plasticità dell’amplesso, il volto delle donne, le strade e la vita quotidiana a Tokyo, la bellezza cromatica dei fiori, i cieli giapponesi. In tutte queste variazioni di contenuti e forme, Araki trova il modo di confrontarsi con le tematiche a lui più care: l’amore, il sesso, la femminilità, ma anche il dolore della perdita e la morte.

In riferimento all’eros femminile, l’artista di Tokyo esprime un apparato stilistico contemporaneamente visionario e realistico. Un corpo nudo accanto ad un pupazzo di un dinosauro e l’inquadratura di una modella che sorridendo regala all’obiettivo ogni segreto della sua intimità sono le due facce della stessa medaglia. Su tutto trionfa un’interpretazione chiaramente metaforica di una bellezza sublimata nelle numerose foto-bondage, tra le più interessanti di questo ambito specifico della produzione fotografica mondiale.

Quella di Araki è pornografia filosofico-esistenziale, vera e propria espressione artistica che, non inquinata dalla mentalità occidentale e da moralismi d’ispirazione religiosa, fa riemergere in tutta la sua forza il meraviglioso senso di stupore che coglie l’occhio umano davanti all’esibizione di un corpo. Ma anche il potere dello sguardo entra nel discorso poetico di questo autore. Gli occhi che ritrae sono sempre coperti da un apparente velo di insensatezza, distaccati dal mondo ma capaci di comunicare una sensibilità interna.

Sembra tutta superficie la fotografia di Araki, ma così non è. Esplora invece territori nascosti, mettendo sullo stesso piano ironia e analisi del mistero dell’esistenza, desiderio erotico e espressione ludica. Il bianco e nero, quasi mai patinato, si colloca in inquadrature apparentemente sciatte ed estemporanee ma caratterizzate da una composizione che risulta sempre incredibilmente equilibrata.
L’azione creativa di Nobuyoshi Araki è continua, insistente ed energica. La sua bulimia nei confronti dell’immagine è riscontrabile nel pirotecnico metodo di lavoro, assolutamente ritmico e voracissimo.
In tal senso, la serie di Polaroid a colori, mosaico fittissimo di piccole opere autonome, può essere considerata forse la parte più sincera di tutta la sua arte, un multiforme e parossistico universo visionario che riguarda i sentimenti profondi nei riguardi delle donne. Nude, colte durante l’esplosione del piacere sessuale, messe in posa, immortalate per strada, inseguite nel privato, persino raffigurate nella loro bara, le "modelle" di Araki possiedono una forza iconica dirompente che si stempera nella delicatezza delle linee del corpo e nella gentilezza dell’espressione del viso. La sessualità che le vede protagoniste non è mai violenta e prevaricatrice, neanche nelle situazioni di bondage feticistico e sadomasochistico. Anzi. tutto è avvolto in un simbolico velo di altissima poesia visiva.
Anche quando, come nel suo importante lavoro intitolato Tokyo Lucky Hole, si sofferma sulla rappresentazione del sottobosco dei locali hard di Tokyo nulla viene proposto con morbosità e senso di degrado. Così come quando inquadra con il proprio obiettivo fiori carnosi e coloratissimi la possibile deriva estetizzate delle immagini viene bloccata dal chiaro intento dell’artista di esaltare la pura naturale fisicità di ciò che viene mostrato.

Ma l’elemento che forse più di ogni altro può far comprendere l’intensità dell’opera di questo fotografo è il lavoro che ha riguardato il rapporto con la sua adorata moglie, rapporto narrato prima in Sentimental Journey e poi nel successivo Winter Journey, nel quale si congeda dalla compagna morente stringendole dolcemente la mano mentre è distesa sul letto della sua agonia.

m.g.d.b.

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