
Arte
Nel 1939 giungeva clandestinamente in Italia American Photographs, un racconto per immagini che causò un forte choc nelle giovani leve della fotografia italiana. Veniva pubblicato quell’anno sulla rivista «Corrente» e recensito da Alberto Lattuada. Involontariamente quel lavoro decise le sorti del realismo fotografico italiano degli anni quaranta, influenzando in modo diretto le prime opere inquadrabili nella corrente neorealista, da Occhio Quadrato dello stesso Lattuada all’antologia Americana di Elio Vittoriani. Colpirono, di quelle immagini, soprattutto lo schietto realismo, il gusto per la documentazione e l’analisi, attraverso il mezzo fotografico, delle più disparate situazioni socio ambientali; furono questi i punti focali di quella produzione, opera di uno dei più importanti nomi nel panorama della fotografia del Novecento: Walker Evans.
Sempre nel quadro di un approfondimento sulle influenze internazionali e sull’importanza che alcuni nomi della fotografia ebbero nell’indirizzare il nuovo corso epocale dell’immagine contemporanea, non si può trascurare l’esperienza di Walker Evans.
Entrato a far parte, nel 1935, dello staff della FSA, fu costantemente impegnato nel raccogliere immagini sulle reali condizioni del paese, rimanendo fedele ad uno stile documentario, austero ed efficacemente descrittivo. Le case dei contadini, il lavoro nei campi, le condizioni di vita, le immagini di una realtà trasmessa nel modo più semplice, formale e diretto, furono i soggetti principali di quei suoi lavori.
Alla ricerca di quelle relazioni epocali tra industrializzazione e mondo agricolo, Evans si spinse alla descrizione delle periferie urbane in costante espansione, mettendole in diretto rapporto con le campagne circostanti, con quelle terre austere e di frontiera nelle quali si andavano consumando storie di vita e lavoro.
Il punto di vista della narrazione di Walker Evans era distaccato, uno stile impersonale nel quale la casualità diventava il mezzo per giungere alla costruzione di racconti il più vicini possibili alla realtà, al vero. La fotografia diventava estemporanea: interni di case popolari, quartieri polverosi, campagne e fattorie ai margini del Mississipi erano i luoghi nei quali si muoveva e cresceva questo realismo evocativo e corale, capace di immortalare l’aspro sapore della vita nei difficili e disastrosi anni della grande depressione americana.
Le architetture contadine diventarono la chiave di lettura di due mondi. Da un lato si possono intravedere le linee guida della cultura americana, nelle quali l’ambientazione diveniva elemento di approfondimento di un’intera nazione, un occhio indiscreto alla ricerca del substrato sociale degli Stati Uniti; dall’altro l’analisi più profonda del mondo contadino, degli usi e dei costumi di una larga fascia della popolazione del sud. Attraverso quelle architetture il fotografo sembra mostrarci l’aspetto più intimo delle persone che lì vi abitano, materializzando, davanti a noi, abitudini e volti, sacrifici e difficoltà.
Le immagini di Walker Evans hanno chiaramente influenzato il modo di fotografare di diverse generazioni di fotografi da Robert Frank ad Henry Callahan fino ad arrivare alle basi della corrente neorealista italiana. Fu una fotografia capace di impressionare per la sua semplicità ed efficacia nella descrizione di luoghi e persone.
Andrea L. Casiraghi
©CultFrame 2003
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