Hammamet. Un film di Gianni Amelio

Gianni AmelioNostalgia canaglia! La piramide di Panseca, i garofani, i soldi, i mariuoli… i politici che “rubavano sì, ma per il partito”. Ovviamente c’è anche tutto questo nel biopic di Gianni Amelio, regista da sempre attratto da personaggi controversi, e qualunque ultra-cinquantenne inevitabilmente ripenserà con tenerezza al tempo in cui, solo per un istante, ci illudemmo che un’operazione di polizia giudiziaria potesse sanare l’atavica, strutturale immoralità della politica italiana.

Ma l’illusione è durata poco, e nel giro di un trentennio da un lato uno strisciante revisionismo ha messo sul banco degli imputati l’inchiesta “mani pulite”, indicando nel “giustizialismo” il male assoluto, dall’altro l’affermarsi di una classe politica indegna, rozza ed incompetente inevitabilmente muove al rimpianto per i “mariuoli” dei bei tempi, trasfigurando colpe e sentenze attraverso il filtro della nostalgia.

Così Amelio rilegge Craxi secondo i canoni di una umanissima pietas, descrivendone il declino per mezzo di accenni ed allusioni, personaggi specchio e piccole istantanee domestiche, in un contesto quasi astratto, un esilio esotico ed evanescente: una condizione  a metà tra un prigioniero ed un monarca decaduto.

Gianni AmelioL’intero film si regge sull’impressionante performance di Favino il cui mimetismo riguarda anche la voce, la postura, gli atteggiamenti arroganti e le umane debolezze (la golosità, nonostante il grave diabete), ma questo finisce per evidenziare la pochezza delle interpretazioni di contorno. Soprattutto quella dell’inutile Luca Filippi che dovrebbe rappresentare lo specchio scuro del politico socialista, incarnarne il senso di colpa, diventarne carnefice e confidente riflettendone un’immagine un po’ meno edulcorata, ma si limita ad essere carino ed inespressivo, assolutamente incapace di reggere i numerosi scambi con Favino: un miscasting davvero suicida.

Anche la breve apparizione di Claudia Gerini, malinconico simulacro di smodati appetiti sessuali, risulta forzata ed inconcludente, appena accennata e già conclusa in una claustrofobica camera d’albergo, un altro non-luogo che non fa che accrescere l’impressione di straniamento dell’intera pellicola, composta da vari quadretti introdotti dai diversi interlocutori che si susseguono al “capezzale” dell’ex-potente.

Il risultato è un racconto slegato ed ondivago, privo di un forte centro narrativo, orfano di una decisa scelta drammaturgica, che si destreggia in un’equidistanza che finisce per annacquare la narrazione, né condanna né assoluzione, soltanto un ritratto tanto fisicamente preciso quanto eticamente sfuggente.

© CultFrame 01/2020

TRAMA
Hammamet, la cittadina tunisina nella quale Bettino Craxi visse gli ultimi sette anni della sua vita, ogni anno più ammalato. L’epilogo della vicenda umana e politica del leader socialista.


CREDITI

Titolo: Hammamet / Regìa: Gianni Amelio / Sceneggiatura: Gianni Amelio, Alberto Taraglio / Fotografia: Luan Amelio / Montaggio: Simona Paggi / Scenografia: Giancarlo Basili / Interpreti principali: Pierfrancesco Favino, Livia Rossi, Luca Filippi, Silvia Cohen, Alberto Paradossi, Omero Antonutti, Giuseppe Cederna, Renato Carpentieri, Claudia Gerini / Produzione: Pepito Produzioni, RAI Cinema / Distribuzione: 01 / Paese: Italia, 2018 / Durata: 110 min.

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