No. 7 Cherry Lane. Un film di Yonfan. Miglior Sceneggiatura. 76° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

YonfanNo.7 Cherry Lane è l’esordio nell’animazione di Yonfan e il suo nuovo film a dieci anni dal precedente, Prince of Tears (2009), che fu presentato anch’esso alla Mostra di Venezia. Ci sono voluti infatti ben sette anni di lavoro al team di animatori, capitanato da Hsieh Wen Ming e Zhang Gang, per realizzare prima in 3-D e poi ridisegnare a mano in 2-D la straordinaria veste grafica del film, un processo che pare non essere mai stato adoperato finora per nessun altro lungometraggio.

Inoltre, Yonfan sembra avere profuso nella scrittura e nella concezione visuale di No.7 Cherry Lane la sua intera esperienza di vita e tutte le sue passioni artistiche: in questo senso, il suo contributo non si può limitare a un’ispirazione parzialmente autobiografica della vicenda narrata, già materia di alcuni racconti da lui editi, ma bisogna considerare anche la messe di riferimenti letterari (la Recherche di Proust, Jane Eyre, Cime tempestose), cinematografici (da Due per la strada a Il laureato, per limitarsi ai titoli reali citati e non a quelli ricreati da Yonfan stesso) e musicali (dalla musica tradizionale cinese al rap) che arricchiscono e puntellano l’intreccio componendo un’enciclopedia di cultura asiatica e occidentale che poteva essere radunata solo da questo originale cineasta giramondo.

Yonfan

Una stratificazione di rinvii e omaggi a cui si aggiungono le molte voci celebri, per il pubblico orientale, scelte per i vari protagonisti: il bel Ziming è il famoso cantante Alex Lam, la sua amata è la star Sylvia Chang, l’allieva è l’attrice e regista Zhao Wei, la diva Yao Wei dà voce alla matura vicina di casa di quest’ultima, il regista Fruit Chan a un gatto miagolante che incarna il desiderio, e così via. Ai cinefili non sarà poi difficile riconoscere i debiti pagati da Yonfan al Wong Kar-wai dell’ormai classico In the mood for love (2000).

yonfan-cherry_lane-2Su tutto, il film è un affresco nostalgico e appassionato della città di Hong Kong nel 1967 (il regista vi si trasferì in fuga da Taiwan nel 1964, diciassettenne, per poi andare a studiare negli Stati Uniti e in seguito in Europa), una Hong Kong costellata di giardini e alberi di cotone da tempo scomparsi, e agitata dagli echi della rivoluzione culturale cinese lanciata in quegli anni da Mao. L’esito è un inno all’autodeterminazione e all’emancipazione – culturale e sessuale – che risuona ancora attuale, tanto più nell’anno in cui Hong Kong è al centro delle cronache mondiali per il rinnovarsi delle proteste anticinesi che ne riempiono le strade e le piazze.

Con il suo andamento lento, proustianamente, cadenzato da una voce narrante molto letteraria e il suo tessuto visivo ricco fino all’eccesso in cui si alternano stili differenti ma tutti da ammirare a occhi spalancati, No.7 Cherry Lane trova una misura e un’ironia più compiute in talune sequenze, come per esempio nell’incontro accidentale con una ex diva che vive circondata di gatti al piano superiore a quello dove il protagonista impartisce ripetizioni, e forse è un uomo travestito, o come nella fantasia erotica del personaggio di Yu che precede il finale. Per ambizioni e durata, la visione del film può essere esigente, ma invenzioni come queste e la sua qualità visiva complessiva ripagano di alcune ridondanze e leziosità del film.

© CultFrame 09/2019

TRAMA
Nel 1967, a Hong Kong, il ventenne studente Ziming s’innamora della madre della ragazza a cui dà ripetizioni di inglese, una donna fuggita da Taiwan. Un amore impossibile o da vivere appieno?


CREDITI

Titolo: Ji yuan tai qi hao – No. 7 Cherry Lane / Regia: Yonfan / Sceneggiatura: Yonfan / Montaggio: Wang Haixia / Musica: Yu Yat-yiu, Yonfan, Chapavich Temnitikul, Phasura Chanvititkul / Paese: Hong Kong, 2019 / Produzione Far Sun Film / Durata: 125 minuti

SUL WEB
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