Open Secrets. Le opere dell’artista americana Rachel Lee Hovnanian in mostra a Seravezza (LU)

Rachel Lee Hovnanian. Perfect Baby Trophy Room, 2019
Rachel Lee Hovnanian. Perfect Baby Trophy Room, 2019
  • Igienizzare le mani
  • Indossare il camice da laboratorio
  • Scegliere il modello di bambino

È questa la procedura che il visitatore deve seguire per accostarsi alla prima opera dell’artista statunitense Rachel Lee Hovnanian presente nelle sale del Palazzo Mediceo di Seravezza (LU) con la mostra Open Secrets. Il gesto di disinfettarsi le mani ci stacca dalla realtà e ci introduce bruscamente in un mondo sterile, privo di umanità, di rapporti interpersonali, conseguenza di una sempre maggiore alienazione determinata da un uso, o meglio abuso, della tecnologia e dei mezzi di comunicazione.

Perfect Baby Trophy Room (2019) è un’installazione interattiva che presenta un mondo in cui i genitori potranno entrare in boutique specializzate e selezionare il loro bambino da un menù di neonati “perfetti”, che riposano dentro culle da laboratorio in attesa di essere scelti in base alle loro caratteristiche ideali. L’allestimento, estraniante e futuristico, invita a riflettere sulle conseguenze a cui stiamo andando incontro, immersi come siamo nella tecnologia e nell’ossessiva ricerca di una perfezione innaturale, destinata a sfociare in un’esistenza insostenibile.

Le opere che costituiscono Open Secrets sono un invito ad interrogarsi su tematiche di grande attualità. Attraverso la sua personale visione, infatti, l’artista, che nel suo percorso creativo è solita esplorare con sguardo femminile temi quali narcisismo, ossessione, intimità e dipendenza dai media e dalle innovazioni tecnologiche, offre spunti di riflessione sul rapporto che l’uomo contemporaneo instaura con la modernità, in particolare con i moderni mezzi di comunicazione, e sulle conseguenze future che ne deriveranno.

Rachel Lee Hovnanian. Dinner for Two, 2012
Rachel Lee Hovnanian. Dinner for Two, 2012

Su questo tema è incentrata l’installazione Dinner for Two (2012): alle due estremità di un lungo tavolo, imbandito per una cena romantica, stanno due tablet posti l’uno di fronte all’altro, sui cui schermi scorrono video che riproducono i volti di un uomo e di una donna. La sala da pranzo mantiene ancora la sua valenza simbolica di luogo di incontro, ma ciò che ricorda vagamente un rapporto di socializzazione è relegato nello schermo dei tablet; i commensali occupano ordinatamente i loro posti, ma sono del tutto assenti dalla scena, con i volti chinati verso il basso, intenti a scrivere a chissà chi e chissà dove. La conversazione, privata completamente dalla parvenza di romanticismo che l’apparecchiatura prospetta, è sostituita dai suoni delle notifiche degli smartphone.

Vicino al tavolo è posta un’altra opera, sempre costituita dalla presenza di un tablet, stavolta legato su un seggiolone, sul cui schermo compare il volto di una bambina intenta ad intrattenersi con un gioco virtuale. Con In Loco Parentis (2014) l’artista si interroga, e ci interroga, sulle conseguenze di un uso sempre più abituale, anche da parte dei più piccoli, dei dispositivi digitali che ormai si sostituiscono al rapporto con i genitori. L’espressione vacua che appare sul volto della bambina fa presagire un futuro tutt’altro che roseo, ma a ben guardare, già avvertiamo segnali piuttosto evidenti nel nostro presente, senza attendere molto oltre.

Rachel Lee Hovnanian, Foreplay, 2014
Rachel Lee Hovnanian, Foreplay, 2014

L’invito a riflettere sul tema della dipendenza digitale è riproposto da Foreplay (2014), un’installazione a parete, costituita da vari elementi che ci riportano all’interno di una camera da letto osservata dall’alto. Il letto, un materasso posto in verticale, funge da schermo e supporta la proiezione di un video in cui appaiono coppie sdraiate, intente nelle consuete attività svolte prima di addormentarsi, ormai ridotte al solo uso dei telefoni, unica forma di interazione, nonché unica fonte di illuminazione. I personaggi non hanno rapporti di nessun genere, indifferenti l’uno all’altro, assorti in qualcosa che avviene altrove. Il tutto accompagnato dalle note della canzone “Isn’t it romantic”, riprodotte da un vecchio telefono a rotella. Ormai anche l’intimità della camera da letto è violata prepotentemente.

Gli spazi rappresentati nelle varie installazioni possono aprire una riflessione anche intorno ai nostri ambienti domestici che, con grandi sforzi, vogliamo rendere sempre più sicuri con sofisticati sistemi di allarme, ma che in realtà, attraverso l’uso degli attuali mezzi di comunicazione, esponiamo ad ulteriori rischi, acconsentendo al fatto che siano costantemente contaminati dall’ingerenza proveniente da un mondo esterno che ci pare necessario, ma che, in realtà, a fatica riusciamo a comprendere.

Una tecnologia che, in nome di un discutibile progresso, deforma le relazioni umane e che, in qualche modo, tenta di trasformare il concetto di spazio in cui viviamo: paradossalmente riduce le distanze tra gli individui, ma al tempo stesso li allontana smisuratamente con relazioni intangibili. Lo spazio si svuota, diventa sempre più incomprensibile, non è più vissuto a pieno da chi lo fruisce fisicamente, le relazioni si instaurano altrove, in un luogo altro, indefinito e forse indefinibile.

Rachel Lee Hovnanian. Baby's Nursery, 2019
Rachel Lee Hovnanian. Baby’s Nursery, 2019

Open Secrets, prima personale di Rachel Lee Hovnanian in Italia, curata da Annalisa Bugliani ed organizzata da Pechersky Family Foundation in collaborazione con la Galleria Poggiali e la Fondazione Terre Medicee, con le 31 opere da cui è costituita, mostra la multidisciplinarietà che caratterizza la decennale ricerca dell’artista newyorkese, la quale predilige non un’unica forma espressiva, bensì l’incontro tra varie esperienze artistiche quali pittura, scultura, fotografia, installazioni interattive e video arte, con le quali insiste nell’affrontare la tematica della dipendenza, non solo digitale, da cui è stato caratterizzato il suo passato, che ritorna opere presentate. La cornice di Palazzo Mediceo ben si presta a questo scarto temporale, immergendo lo spettatore in un tempo che oscilla tra il passato ed il futuro.

© CultFrame 08/2019

INFORMAZIONI
Mostra: Rachel Lee Havnanian – Open Secrets / A cura di: Annalisa Bugliani
Dal 20 luglio al 15 settembre 2019
Palazzo Mediceo di Seravezza / via Leonetto Amadei 230 / Telefono: 0584.757443; 0584.756046 / info@palazzomediceo.it
Orario: tutti i giorni 17.00 – 23.00
Biglietto: intero 7 euro; ridotto 5 euro

SUL WEB
Il sito di Rachel Lee Hovnanian
Palazzo Mediceo di Seravezza