Deutsche Börse Photography Foundation Prize 2019

© Susan Meiselas, Villagers watch exhumation - Sulaymaniyah, Northern Iraq, 1991 © Susan Meiselas, 2018
Villagers watch exhumation – Sulaymaniyah, Northern Iraq, 1991 © Susan Meiselas, 2018

Un cartello all’ingresso della Photographers’ Gallery avvisa, i visitatori che, alcune immagini, potrebbero turbare la loro sensibilità. È un’edizione forte il Deutsche Börse di quest’anno. I quattro finalisti, attraverso accurate ricerche, scatti e documenti, trattano temi scottanti e rilevanti, come l’aborto, il genocidio, il terrorismo, le ferite lasciate dall’uomo nel paesaggio. E, la settimana scorsa, è stata proclamata vincitrice Susan Meseilas, la quale, ha ricevuto il prestigioso premio di 30.000 sterline dallo scrittore e attivista turco Elif Shafak. Partiamo da lei.

Fotografa Magnum dagli anni ’70, Meseilas è una documentarista e i suoi progetti si sono svolti in varie parti del mondo, specialmente in zone di conflitto. Kurdistan: In the Shadow of History, il progetto premiato quest’anno, è un’operazione ambiziosa, a metà tra archivio e creazione di una “memoria collettiva”. L’impegno della Meseilas nel documentare, a lungo termine, la diaspora curda, inizia con il genocidio di Anfal del 1991 e conduce ad un progetto stratificato del vissuto del Kurdistan. Le immagini e i documenti sono variamente disposti e presentati al pubblico, mediante vetrine, video proiezioni, stampe fotografiche, pubblicazioni e testi appesi ad una grande mappa. Le storie individuali e familiari testimoniano volti e storie perdute. Fosse comuni e superstiti, esumazioni pubbliche, poveri resti di abbigliamento rigurgitati dalla terra, villaggi rasi al suolo, il vuoto storico-politico del Kurdistan iracheno si mescola a lacerti del passato: lettere, racconti e vecchie cartoline, l’incontro coloniale con l’Occidente.

© Laia Abril, Illegal Instrument Kit © Laia Abril, 2018
Illegal Instrument Kit © Laia Abril, 2018

In questa edizione 2019, Laia Abril ha presentato un capitolo del suo ampio progetto, A History of Misogyny. In mostra si parla di aborto e controllo delle nascite, tra immagini di antenati del preservativo, discutibili metodi contraccettivi che vanno dalla buccia di un limone allo sterco di coccodrillo, fino ad inquietanti oggetti fai da te, usati per abortire. Ritratti e testimonianze personali raccontano di viaggi in paesi limitrofi, solitudine, resilienza e storie tragiche di procedure illegali (in Cile, Irlanda, Polonia, ad esempio, l’aborto non è consentito). Ci sono i volti sfumati di donne che non ce l’hanno fatta, morte a causa di un intervento clandestino o per la mancanza di aiuto nei loro paesi, ma si dà spazio anche al rovescio della medaglia, come, ad esempio, i gruppi di anti-abortisti americani, le donne che hanno rinunciato alle cure e alla propria vita per mettere al mondo figli che non intendevano abortire, le interviste con i politici contrari alla pratica.

Arwed Messmer partecipa con il progetto RAF – No Evidence, un corpus di lavori che ricostruisce la traiettoria del gruppo militante di estrema sinistra, Rote Armee Fraktion (indicata anche come Gruppo Baader-Meinhof), responsabile di numerose e cruente operazioni terroristiche, dagli anni della protesta studentesca fino al 1977. Un compendio sorprendente di immagini raccontano tre decadi di prese di ostaggi, rapine in banca ed attentati esplosivi. Tra foto scattate dalla polizia, prove forensi, foto investigative ed immagini da rotocalco, le attività criminali sono ripercorse mediante oggetti e documenti, fino ai crudi interni delle celle dove i leader del movimento si sono suicidati.

Mark Ruwedel, Antelope Valley 1438, 2008 © Mark Ruwedel, 2018
Mark Ruwedel, Antelope Valley 1438, 2008 © Mark Ruwedel, 2018

Apparentemente calme, appaiono infine le narrative in bianco e nero del fotografo di paesaggio Mark Ruwedel. Per lui, il deserto è fonte primaria di interesse, grazie agli spazi disabitati e alle apparentemente scarse, ma persistenti, tracce di presenza umana. Le opere in mostra si situano tra il 1995 ed il 2012. Suggestivi e aridi bianchi e neri in scatti di grande formato ritraggono paesaggi offesi dal tempo, dagli agenti atmosferici, ma, soprattutto, dall’uomo: crateri lasciati da armi atomiche, scarti bellici disseminati qua e là, canyon scavati a colpi di dinamite, ferrovie fantasma, case diroccate nel mezzo del nulla. Deserti e rocce dimenticate.

I lavori di tutti gli artisti selezionati per il 2019, restano in mostra presso la Photographers ‘Gallery fino al 2 giugno 2019. L’esposizione si sposterà poi nella sede della Deutsche Börse a Eschborn / Francoforte dove resterà in programma fino al 23 agosto 2019.

© CultFrame 06/2019

INFORMAZIONI
Mostra: Deutsche Börse Photography Foundation Prize 2019
Photographers’ Gallery / 16-19 Ramillies Street, Londra
Dall’8 marzo al 2 giugno 2019
Orario: lunedì – sabato 10.00 –  18.0 / giovedì 17.00 – 20.00 / domenica (e giorni festivi) 11.00 – 18.00
Ingresso:  Giornaliero per le esposizioni £ 5 / £ 2,50 / Gratuito tutti i giorni dopo le 17.00 fino alla chiusura.

La mostra si sposterà alla Deutsche Börse a Eschborn, Francoforte aperta fino al 23 agosto 2019.

SUL WEB
Photographers’ Gallery, Londra