Fantomologia. Dal micro al macro ai fenomeni del reale. In mostra a Bologna

Evelina Domnitch e Dmitry Gelfand, Force Field
Evelina Domnitch e Dmitry Gelfand, Force Field

Il rapporto tra essere umano ed ambiente è un argomento quanto mai attuale, in un periodo storico come quello odierno, caratterizzato da un clima di crescente schizofrenia acutizzata dai mezzi di comunicazione di massa e dai cambiamenti tecnologici moderni che fanno intravedere mondi nuovi con cui risulta sempre più faticoso rapportarsi. Mondi nuovi che, da una parte, fanno paura e respingono, avvolti come sono da quell’aura di mistero che circonda normalmente tutto ciò che è sconosciuto, dall’altra attraggono inevitabilmente, nella speranza di individuarvi vie ancora inesplorate che potrebbero migliorare l’esistenza umana. Una condizione destabilizzante, che ci pone in una posizione di continua incertezza nei confronti di una natura sempre ambigua e sfuggente alla comprensione da parte dell’essere umano che vi si rapporta.

È quanto si percepisce vedendo le opere incluse nel progetto “Fantomologia. Dal micro al macro ai fenomeni del reale”, a cura di Marco Mancuso, Daniela Tozzi e Ilaria Bignotti, presentato da Cubo a Bologna. L’invito che ci viene rivolto è quello di una riflessione sui cambiamenti tecnologici in rapporto all’uomo ed alla società, e sulla rappresentazione artistica ed estetica che ne consegue, senza tralasciare, in questa riflessione, le scelte espositive che contribuiscono ad un’ulteriore destabilizzazione per il fruitore. Come si legge nel catalogo che accompagna il progetto, i curatori si muovono con l’intento di “decostruire le modalità espositive classiche dell’arte contemporanea e di narrazione della New Media Art, muovendosi in maniera fluida tra elementi installativi, restituzioni performative e apparati teorici e dialogici”.

Ed è proprio nella “decostruzione”, forse, che si può ritrovare un punto di contatto che accomuna la visione poetica degli artisti coinvolti nel progetto, nella seppur evidente diversità che caratterizza i singoli percorsi creativi ed i conseguenti risultati artistici. In tutti appare una concezione complessa del mondo, che porta ad una ricerca spinta ai limiti, nel tentativo di analizzare e, talvolta, di ridisegnare un mondo diverso da quello in cui viviamo.

-STANZA, The Nemesis Machine-From Metropolis to Megalopolis to Ecumenopolis
– STANZA, The Nemesis Machine-From Metropolis to Megalopolis to Ecumenopolis

Entrando negli ambienti espositivi di CUBO si rimane immediatamente colpiti dall’opera “The Nemesis Machine-From Metropolis to Megalopolis to Ecumenopolis”, dell’artista britannico Stanza che, nella sua personale ricerca artistica tra Net Art e Interactive Art, dedica ampio spazio al rapporto tra uomo, tecnologia e spazio. Una città virtuale, realizzata con circuiti e componenti elettronici che osservano mentre sono osservati e che restituiscono gran parte degli elementi caratterizzanti la nostra quotidianità. Velocità, frenesia, intermittenza di luci e suoni che scandiscono un tempo che sembra non appartenerci, ma in cui in realtà, siamo costantemente immersi. L’uomo moderno si rapporta con uno spazio nuovo, costruito sui pilastri dell’innovazione tecnologica, sempre più invasiva. Uno spazio costituito da elementi in costante connessione tra loro, che determinano nuovi sistemi di relazione, apparentemente volti a proteggerci, ma che in realtà determinano la nostra esclusione a favore di una partecipazione passiva che contribuisce ad aumentare il caos.

A questo ambiente tecnologico i curatori accostano l’ambiente sub-atomico che costituisce, in maniera impercettibile, il mondo fisico in cui viviamo e invitano a  una riflessione su tutto ciò che va oltre il visibile attraverso un audio-video immersivo, realizzato dagli artisti Evelina Domnitch (Minsk, Bielorussia)  e Dmitry Gelfand (San Pietroburgo), che operano da anni in questo specifico ambito espressivo, interagendo costantemente con importanti istituti di ricerca scientifica e tecnologica. Con l’esperienza sensoriale di “Force Field” gli artisti invitano l’osservatore a spostare ulteriormente il proprio punto di vista nei confronti del mondo e lo conducono in una dimensione microscopica, fatta di forme indefinite, luci, colori, suoni sfuggenti ad una comprensione immediata, certamente fuori dall’osservazione convenzionale, determinando un forte spaesamento.

-Ugo La Pietra, Casco sonoro, 1968
– Ugo La Pietra, Casco sonoro, 1968

In dialogo con queste opere, quasi un salto in un passato premonitore dei tempi moderni, entrano le sempre attuali riflessioni sul rapporto individuo-ambiente dell’artista milanese Ugo La Pietra, del quale sono presentati alcuni contenuti multimediali, documentativi della sua fervente attività creativa e di ricerca sviluppatasi a partire dagli anni ’60. Già allora La Pietra aveva ben compreso che la questione del rapporto con l’ambiente sarebbe divenuta centrale per la società. La frase “abitare è essere ovunque a casa propria” ben sintetizza gran parte della sua poliedrica ricerca. L’artista si è sempre approcciato al mondo, e vi si approccia tuttora, secondo una visione nuova, invitando l’individuo ad una riappropriazione dello spazio vissuto attraverso la propria personale lettura dello spazio, riscrivendo nuove mappe e nuovi itinerari delle città, nel tentativo di giungere alla costruzione di aggregati urbani sostanzialmente più umani e vivibili. Nelle sue realizzazioni appare urgente l’esigenza di disequilibrare il rapporto uomo-ambiente costituito e di creare nuove visioni. In particolare questa idea di fondo è ben espressa da due realizzazioni, presentate in video a Cubo, quali le “Immersioni – Caschi sonori” (1967) ed il “Commutatore” (1970).

Con i “Caschi sonori” La Pietra invitava a sperimentare un’esperienza di decontestualizzazione attraverso l’ingresso con la testa e con parte del corpo in un casco, appunto, che diventa strumento di isolamento sensoriale dal mondo, nel tentativo estremo di recuperare un contatto col mondo stesso.

Il “Commutatore” invece è un invito al cambiamento del punto di vista sul mondo, così da mettere in discussione la prospettiva interpretativa che comunemente se ne ha. Attraverso l’utilizzo di una tavola inclinata su cui distendersi, il fruitore cambia il suo sguardo sullo spazio che attraversa, lo osserva in modo diverso, prende consapevolezza di quanto ci sia da conoscere, scardinando la visione precostituita.

Il percorso sviluppato in Fantomologia ben raccorda tutti questi elementi in un dialogo fluido tra passato e presente, ponendosi come riflessione estremamente attuale proiettata verso il futuro.

© CultFrame 033/2019

INFORMAZIONI
Mostra: Fantomologia. Dal micro al macro ai fenomeni del reale / A cura di: Marco Mancuso, Daniela Tozzi, Ilaria Bignotti
Dal 31 gennaio al 6 aprile 2019
CUBO / Piazza Vieira de Mello 3 e 5, Bologna / Telefono: 051/5076060 / Email: info@cubounipol.it
Orario: lunedì 14.00 – 19.00; martedì 09.30 – 23.30; mercoledì – venerdì 09.30 – 20.00; sabato 14.30 – 20.00 (chiuso domenica) / Ingresso libero

SUL WEB
Il sito Ugo La Pietra
Il sito di Stanza
Il sito di Evelina Domnitch e Dmitry Gelfand
CUBO, Bologna