Il realismo di Courbet tra pittura e fotografia a Ferrara

Gustave Courbet. La valle della Loue con cielo di tempesta, c. 1870. Olio su tela, cm 54 x 65. Strasburgo, Musée des Beaux-Arts. © foto Musées de Strasbourg, M. Bertola
Gustave Courbet. La valle della Loue con cielo di tempesta, c. 1870. Olio su tela, cm 54 x 65. Strasburgo, Musée des Beaux-Arts. © foto Musées de Strasbourg, M. Bertola

Universalmente noto per il suo dipinto L’origine del mondo (1866), Gustave Courbet, pittore del cosiddetto “realismo francese”, non era più stato al centro di operazioni culturali ed espositive in Italia da quasi cinquanta anni. Un’assenza parossistica e inspiegabile (dal nostro paese) per un artista che con il suo tratto espressivo, il suo stile e la sua poetica è stato un autentico spartiacque nella storia delle arti figurative. Quest’assenza è stata ora colmata dalla mostra, ospitata fino al fino al 6 gennaio 2019 presso il Palazzo dei Diamanti a Ferrara, intitolata Courbet e la natura.

L’esposizione, organizzata da Fondazione Ferrara Arte e di Gallerie D’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara ed edificata da ben cinque curatori, presenta circa cinquanta opere il cui comune denominatore è rappresentato dal rapporto intenso e non banale (come spesso viene descritto, purtroppo) tra Gustave Courbet e i concetti di paesaggio e natura. La mostra presenta un percorso molto ben studiato che ci porta progressivamente fino alle opere che il pittore transalpino realizzò nel periodo svizzero (quando era in fuga dalla Francia) e alla raffigurazione del mondo animale in cui, se possibile, il concetto di realismo si fa ancora più chiaro e preciso.

Eugène Cuvelier (1837-1900). Chemin en forêt, clairière. Stampa su carta all’albumina, cm 20 x 25,8. Bibliothèque Nationale de France
Eugène Cuvelier (1837-1900). Chemin en forêt, clairière. Stampa su carta all’albumina, cm 20 x 25,8. Bibliothèque Nationale de France

I paesaggi malinconici e a tratti cupi (quasi senza speranza) del Lago Lemano (Svizzera) e la crudezza realistica (quasi iper) delle opere di caccia ci restituiscono una figura creativa di estremo interesse che però, a nostro avviso, trova la sua massima espressione quando vengono messe in relazione elemento umano (in special modo quello femminile) e fattore naturalistico; e quest’ultimo diviene una sorta di luogo idealizzato (ma paradossalmente super reale) in grado di contenere esteticamente “il femminile”. In tal senso, dipinti come Giovane bagnante (1866), La sorgente o Bagnante alla fonte ( 1868) e, ancora di più Fanciulle sulle rive della Senna (1856-57) rappresentano i risultati più alti e toccanti del percorso espositivo ferrarese, percorso che però non conclude la sua parabola cultura e divulgativa senza prendere in considerazione un altro fattore fondamentale che riguarda l’estetica visuale di Gustave Courbet, ovvero lo strettissimo legame tra visione pittorica e rappresentazione fotografica del mondo.

A tal proposito, dobbiamo evidenziare come una delle scelte curatoriali più significative sia ricaduta proprio su un sistema di comparazione tra dipinti di Courbet e fotografie del XIX secolo, scelta che ha illuminato un fattore a nostro avviso di straordinaria importanza.

Gustave CourbetL’onda, c. 1869. Olio su tela, cm 46 x 55. Edimburgo, National Galleries of Scotland.
Gustave CourbetL’onda, c. 1869. Olio su tela, cm 46 x 55. Edimburgo, National Galleries of Scotland.

Non è escluso che il realismo di Courbet sia stato influenzato dalla presenza attiva (nella sua vita creativa e nel suo pensiero) del movimento fotografico francese che in alcune circostanze ha, di fatto, anticipato le idee espressive del pittore e la sua capacità di riportare la natura da forma puramente simbolica a espressione di verità (seppur a volte caratterizzata da connotazioni decisamente oscure e minacciose, e dunque enigmatiche).

Gustave Courbet. La quercia di Flagey, 1864. Olio su tela, cm 89 x 111,5. Ornans, Musée Gustave Courbet. © Musée Courbet
Gustave Courbet. La quercia di Flagey, 1864. Olio su tela, cm 89 x 111,5. Ornans, Musée Gustave Courbet. © Musée Courbet

Per supportare il nostro discorso prendiamo a esempio l’opera intitolata La quercia di Flagey o La quercia di Vercingetorige, datata 1864. Colpisce di questo dipinto la capacità di Courbet di lavorare sulla densità visuale e sulla costruzione di un’inquadratura (usiamo questa terminologia foto-cinematografica) che si concentra sull’oggetto prescelto (l’albero, appunto) relegando sullo sfondo il paesaggio. La grande chioma della quercia diviene una sorta di “territorio assoluto” della natura che occupa la realtà con la sua possanza e la domina grazie alla sua sublime armonia.

Ebbene, nel 1856 il fotografo Gustave le Gray realizzava un’immagine intitolata Il faggio, Foresta di Fontainebleau che, a parte la differenza di genere della pianta presa in esame, di fatto anticipava in modo eclatante il quadro già precedentemente citato di Courbet.

Gustave Le Gray (1820-1884). Il faggio, foresta di Fontainebleau, c. 1856. Stampa su carta all’albumina, cm 31.8x41.4. Washington National Gallery of Art
Gustave Le Gray (1820-1884). Il faggio, foresta di Fontainebleau, c. 1856. Stampa su carta all’albumina, cm 31.8×41.4. Washington National Gallery of Art

Questa connessione con la fotografia è evidenziata nella mostra ferrarese grazie a delle grandi riproduzioni fotografiche parziali dalla struttura verticale (supportate da piccole riproduzioni integrali poste a lato) di vari autori dell’epoca, come il già citato Gustave le Gray e il non meno importante Constant Alexandre Famin, quest’ultimo uno dei più significativi fotografi transalpini del XIX secolo che si occupò con grande attenzione (e con esiti compositivi molto interessanti) della relazione tra figura umana, natura e paesaggio.

Ebbene, proprio questo forte e imprescindibile intreccio tra dimensione pittorica e raffigurazione fotografica, tra segno scaturito dal gesto della pennellata e rappresentazione della realtà grazie proprio ai segni della realtà, ci è sembrato in verità uno dei motivi espositivi più stimolanti della mostra di Ferrara che ha avuto non solo, come già detto, il merito di riportare in Italia Courbet dopo alcuni decenni di assenza ma anche quello di contestualizzare il suo universo creativo in un territorio dell’immagine che fa di Courbet uno dei pittori più moderni degli ultimi duecento anni e ancora oggi uno dei più attuali.

© CultFrame 10/2018

INFORMAZIONI
Courbet e la natura / A cura di: Dominique de Font-Réaulx, Barbara Guidi, Maria Luisa Pacelli, Isolde Pludermacher e Vincent Pomarède
Dal 22 settembre 2018 al 6 gennaio 2019
Palazzo dei Diamanti / Tel. 0532.244949 / diamanti@comune.fe.it
Orario: Tutti i giorni 9,00 – 19.00 / Aperto anche 1 novembre, 8, 25, 26 dicembre, 1 e 6 gennio
Biglietto: intero 13 euro / ridotto: 11 duro