Capri-Revolution. Un film di Mario Martone. 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Concorso

Mario MartoneA cinquant’anni dal Maggio ’68 e a poco più di cento dalla Rivoluzione Russa, Mario Martone si confronta con il significato di concetti come rivoluzione e liberazione attraverso un film in costume ambientato all’alba della Prima Guerra mondiale, altro evento storico di cui nel 2018 ricorre il centenario della fine. Il regista napoletano firma soggetto e sceneggiatura con la storica dell’arte Ippolita Di Majo, già sua collaboratrice in Noi credevamo (2010) nonché autrice, tra gli altri, del libro che ha ispirato Il giovane favoloso (2014).

Capri-Revolution prosegue dunque l’impegno del regista nel tracciare una via personale all’interno di un genere di produzioni audiovisive che in Francia si chiama fiction patrimoniale, cioè un film storico, che può raccontare vicende di personaggi realmente esistiti o fittizi, destinato a (re)suscitare una memoria comune non limitata al passato remoto ma suscettibile di estendersi anche a un passato recente trattato e istituito come patrimonio comune. In Francia, paese co-produttore del film di Martone, tale genere di produzioni audiovisive si è sviluppato negli anni Ottanta per rispondere alla frattura creatasi con i primi fallimenti delle politiche sociali della sinistra di governo. Capri-Revolution non ha la coralità, la precisione e l’ambizione quasi didattica di Noi credevamo o de Il giovane favoloso ma può essere letto come il tentativo di entrare in comunicazione con coloro che oggi hanno voglia di credere ancora nella possibilità di vivere un “noi” di pace e di libertà.

La vicenda si svolge a Capri, luogo contemporaneamente dentro e fuori dal mondo, paradiso in terra da cui si avvertono gli echi dei grandi processi storici. La scelta di ambientare il film agli inizi della Grande Guerra si presta a intrecciare il racconto di rivoluzioni subite (la rivoluzione tecnologica, l’avvento dell’elettricità, la guerra stessa) e di rivoluzioni volte a cambiare la società ma si trovano nel film anche riferimenti a chi, per usare un’espressione degli anni Settata, voleva cambiare la vita, anche la propria individuale, come accade alla protagonista divisa tra tradizione e modernità, tra legami e voglia d’indipendenza.

Mario Martone

Lucia, infatti, spingendosi “ove per poco il cor non si spaura” viene a contatto, prima soltanto visivo poi sempre più ravvicinato, con una sorta di “comune” dove si cerca di reinventare la quotidianità condividendo gli spazi e le sostanze, praticando il vegetarianesimo, la nonviolenza e il naturismo. Quest’utopia arcadica è guidata da Seybu, un pittore-santone che veste come Gesù Cristo e la cui figura è ispirata a Karl Wilhelm Diefenbach che tra il 1910 e il 1913 visse effettivamente sull’isola con una comunità di artisti che praticavano l’arte come forma di impegno politico. Si segnala che le sequenze di danza tra gli accoliti di Seybu sono coreografate da Raffaella Giordano. Alla figura di Seybu si contrappone quella razionalista di Carlo, medico di paese. I due attraggono e respingono Lucia, che sarà chiamata a scegliere il proprio posto tra spiritualità e scienza.

Mario MartoneLa narrazione privilegia l’approccio intimo-poetico poiché l’emancipazione personale e culturale della protagonista prevale sull’approfondimento storico. Su entrambi i fronti il film presenta delle criticità. Sul fronte del personaggio, l’evoluzione eccezionale di Lucia da pastora illetterata che si esprime solo in dialetto a intellettuale che parla correttamente italiano e inglese e passa le sue giornate a leggere è poco credibile. Sul fronte della narrazione storica, l’affresco è impressionistico eppure appesantito da un’abbondanza di spunti non approfonditi: oltre al dissidio tra guerra e pace, tra tradizione e modernità, tra individuo e comunità, si allude anche alla migrazione, alla morte sul lavoro in contesto operaio, alle utopie del primo Novecento e persino ai prodromi della Rivoluzione Russa. Inoltre, pur fisicamente splendidi, nonché spesso nudi, i membri della “comune” risultano spesso insopportabilmente vanesi e ingenui con i loro girotondi nella foresta ma Martone appare troppo innamorato dei suoi attori, dei suoi personaggi e forse del sogno “comunista”, per rendere attendibili gli elementi di contraddizione pur presenti nella sua rappresentazione certamente consapevole dei rischi di idealizzazione.

Inoltre, non tutti gli attori sono efficaci dal punto di vista recitativo. Si segnala tuttavia, un cast internazionale di cui fa parte, per esempio, Jenna Thiam già vista in Parliamo delle mie donne di Claude Lelouch e in Mes provinciales di Jean Paul Civeyrac, film in cui il nome di Mario Martone è anche citato da una docente di storia del cinema italiano che lo qualifica come regista “ammirevole, ma niente di più”. Capri-Revolution è in effetti un film ammirevole, tra l’altro splendidamente fotografato, ma ciò non basta a renderlo pienamente convincente.

© CultFrame 09/2018

TRAMA
Lucia è una giovane pastora di capre e vive una vita semplice con i genitori e i fratelli maggiori sull’isola di Capri. Pascolando, scopre l’esistenza di una comunità di persone eccentriche che vivono una libertà da cui si sente attratta e per cui è pronta anche a correre grandi rischi.

CREDITI
Titolo: Capri-Revolution / Regia: Mario Martone / Sceneggiatura: Mario Martone, Ippolita di Majo / Montaggio: Jacopo Quadri, Natalie Cristiani / Fotografia: Michele D’Attanasio / Scenografia: Giancarlo Muselli / Musica: Sascha Ring, Philipp Thimm / Interpreti: Marianna Fontana, Reinout Scholten van Aschat, Antonio Folletto, Gianluca Di Gennaro, Eduardo Scarpetta, Jenna Thiam, Ludovico Girardello, Lola Klamroth, Maximilian Dirr, Donatella Finocchiaro / Paese: Italia, Francia / Produzione: Indigo Film, Rai Cinema, Pathé Films / Durata: 122 minuti

SUL WEB
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