At Eternity’s Gate. Un film di Julian Schnabel. Miglior interpretazione maschile alla 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Julian SchnabelPortare sul grande schermo la vita di un artista molto famoso e importante (nella storia delle arti figurative) comporta sempre enormi rischi espressivi. Il pericolo è quello di procedere a una santificazione assoluta, di lanciarsi in lodi senza freni, di usare mezzi retorici che poco hanno a che fare con il cinema. Questa era l’insidia che si celava dietro l’esigenza da parte del cineasta e pittore Julian Schnabel di realizzare un film sulla figura di Vincent Van Gogh.
Ebbene, chiariamo subito un punto: Schnabel non ha realizzato alcuna facile celebrazione e soprattutto, come egli stesso ha dichiarato, non ha portato a termine un’opera filologica, storico-scientifica.

Quando si guardano le sequenze che compongono At Eternity’s Gate non si ha fortunatamente l’impressione di trovarsi davanti a una biografia, quanto piuttosto davanti a un lungometraggio di tipo personale, a una riflessione sulla condizione esistenziale dell’artista nel mondo moderno. In tal senso, quella del pittore olandese, morto in Francia nel 1890, rappresentava una figura perfetta per poter portare a termine un’opera che parlasse dell’arte, in generale, e della pittura, in particolare, come territori interiori in grado di dare luce e forma a ciò che gli esseri umani in genere non riescono a vedere, a percepire.

Il film di Schnabel è pieno zeppo di riflessioni e dialoghi che trattano proprio questa problematica, ovvero la condizione di chi, vivendo esteticamente l’esistenza, finisce per farsi carico di una sensibilità che poco ha a che fare con il quotidiano.

Schnabel ci mostra un Van Gogh che, oltre a essere alle prese con le proprie inquietudini psicologiche, cerca di capire l’essenza del rapporto con la realtà attraverso l’azione dello sguardo. Nel suo universo creativo i paesaggi e i volti delle persone divengono “luoghi” di indagine profonda che producono una pittura densa, quasi materica e scultorea, per altro realizzata in estrema velocità e tramite la nettezza frenetica del segno.

Nel ruolo molto difficile di Vincent Van Gogh ritroviamo un Willem Dafoe che da fondo a tutta la sua esperienza di attore per riuscire nell’ardua impresa che gli è stata richiesta: ovvero “riportare in vita” un Van Gogh più intimista che folle, più delicato che violento, più riflessivo che impulsivo. Va dato atto a Dafoe di essersi immedesimato in modo assoluto nella parte e di aver cercato di delineare l’animo del grande artista olandese così come gli era stato richiesto da Schnabel, ma forse questa sfida era troppo complessa anche per un interprete in genere super raffinato e acuto come è di fatto il protagonista di At Eternity’s Gate.

Per quel che riguarda gli aspetti registici, l’autore di Basquiat ha confermato i suoi pregi ma anche i suoi evidenti limiti. Da una parte un’eccezionale e fresca libertà espressiva che lo porta sempre a strutturare opere anticonvenzionali riguardo l’uso della lingua filmica, dall’altra una tendenza a perdersi rovinosamente in talune soluzioni ripetitive (e forse inutili) e certe ridondanze visuali che finiscono per appesantire enormemente il film, per renderlo in alcuni passaggi addirittura noioso.

Vien fuori da questo conflitto un lavoro ovviamente contraddittorio, a tratti coinvolgente e stimolante, a tratti visivamente e sterilmente ossessivo. Ma forse, in questo caso, proprio questa contraddizione rappresenta il cuore espressivo di At Eternity’s Gate, nel pieno rispetto della frase di Vincent Van Gogh riportata nelle note di regia che accompagnano l’opera: “Riuscire a creare qualcosa di imperfetto, di anomalo, qualcosa che alteri e ricrei la realtà in modo tale che ciò che ne risulta siano anche delle bugie, se si vuole, ma delle bugie più vere della verità letterale”.

© CultFrame 09/2018

TRAMA
Il pittore olandese Vincent Van Gogh, fratello di un mercante d’arte, decide anche su suggerimento dell’amico Paul Gauguin di lasciare Parigi e di trasferirsi nel sud della Francia, per la precisone ad Arles. Qui Vincent inizierà a dipingere in modo febbrile ma inizierà anche ad avere problemi di carattere mentale, fino a essere ricoverato in un manicomio.

CREDITI
Titolo: At Eternity’s Gate / Regia: Julian Schnabel / Sceneggiatura: Jean-Claude Carrière, Julian Schnabel, Louise Kugelberg / Montaggio: Louise Kugelberg, Julian Schnabel / Fotografia: Benoît Delhomme / Musica: Tatiana Lisovskaya / Interpreti: Willem Dafoe, Rupert Friend, Oscar Isaac, Mads Mikkelsen, Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Niels Arestrup / Produzione: Rahway Road Production, Iconoclast Production / Paese: Usa, Francia / Durata: 110 minuti

SUL WEB
Filmografia di Julian Schnabel
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