Le livre d’image. Un film di Jean-Luc Godard

Jean-Luc GodardDa Adieu au langage, Gran Premio della Giuria nel 2014, al recente Le livre d’image, quest’ultimo visto al festival di Cannes 2018, poco è cambiato. Nonostante i commenti dopo le proiezioni e il premio ricevuto, abbiamo perso le speranze di vederlo distribuito in Italia almeno in dvd. Così, anche Le livre d’image, come tanto cinema del geniale autore ormai quasi novantenne, si conquista di diritto il titolo, almeno nel nostro paese, di RaroFilm, oppure se preferite di “opera invisibile”.

Eppure, il regista di Fino all’ultimo respiro e di Je vous salue Marie ce l’ha messa tutta, questa volta, per “parlare” a un pubblico che ama il cinema, al punto di fare una conferenza stampa su Facetime durante il festival francese per rispondere alle domande degli “odiati” giornalisti.

Ottantasette anni di cui quasi sessanta dedicati alla sperimentazione, questa la storia di Godard, il quale iniziò con un’affermazione che eleva il montaggio a elemento fondamentale della settima arte (Godard era grande ammiratore di Alfred Hitchcock e di Jerry Lewis): “tutto comincia dalle mani”. Come montare una serie di immagini applicandole sul suono? Presto detto: sviluppando un suo vecchio detto “idee confuse su immagini chiare”, Godard mescola senza soluzione di continuità (oppure seguendo una sua logica) immagini ad altre tratte da film che ama, accompagnate da musica classica fermata bruscamente da dissolvenze in nero. In tal modo afferma, come ha fatto qualche anno fa Resnais in L’Amour à mort, la morte del cinema, intesa come arte capitalistica, e la (ri)nascita dell’arte filmica come installazione visiva e non più come narrazione.

In tal senso, il salvataggio di Madeleine da parte di Scottie in Vertigo si apre su un’immagine di Marilyn che a sua volta si lacera per liberare gli uccelli hitchockiani, senza dimenticare la morte di Nosferatu e l’occhio tagliato de Un chien andalou come allegoria della non-visione a cui siamo stati oggi obbligati da un capitalismo in decadenza.

Le livre d’image è forse la pellicola più abbordabile dell’autore svizzero da molti anni da questa parte. Ed è anche la più direttamente politica dall’epoca de La Cinese. Questa volta si rivolge al mondo arabo. “Non hanno bisogno di niente”, dice durante la conferenza stampa. “Solo il petrolio che possiedono permette loro di vivere come vogliono”. Eppure, le immagini che superano il “vecchiume” e passano al reale mettono in scena un mondo in agitazione privato di una propria autonomia. Ma la visione di Godard è pur sempre cinematografica, anche se non ha niente a che fare con il cosiddetto “cinema del reale”.

Le sue visioni sono sempre uno scalino più in alto rispetto alla vita e soprattutto, per quanto complesse, sono pur sempre montate. “Non voglio spiegare”, ci dice, “ma far vedere”. E fin che avrà forza nelle mani e negli occhi, il vecchio leone della nouvelle vague continuerà a far vedere a modo suo, ovvero rinnovando il sonoro, il colore, e l’idea del montaggio.

Sicuramente il manifesto di quest’anno della kermesse transalpina, tratto da Pierrot le Fou, e i premi a Cannes, che arrivano tardivi, non bastano per celebrarlo. In Italia siamo arrivati al punto che Jean-Luc Godard è diventato solo un luogo comune verbale : “Hai visto Fino all’ultimo respiro? Certo”. “Ma Le petit soldat? Week end? Band a part? Cura la tua destra? E Crepa padrone tutto va bene?”

Le livre d’image verrà proiettato sul canale televisivo Arte e nei musei come installazione. Ma uno sforzo in più? Portarlo al suo habitat naturale? Il vero cinema?

© CultFrame 07/2018


CREDITI

Titolo: Le livre d’image / Regia: Jean-Luc Godard / Sceneggiatura: Jean-Luc Godard / Montaggio: Jean-Luc Godard, Fabrice Aragno, Jean-Paul Battaggia, Nicole Brenez / Fotografia: Fabrice Aragno / lnterpreti: Voce Narrante Jean-Luc Godard / Produzione: Wild Bunch / Paese: Svizzera, 2018 / Durata: 85 minuti

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Filmografia di Jean-Luc Godard