L’Atelier. Un film di Laurent Cantet

Laurent CantetCome accade spesso ai film di Cantet e Campillo, anche L’Atelier è un’opera in cui si parla molto con il rischio, qui non sempre schivato, di proporre in modo un po’ didascalico allo spettatore i suoi temi centrali. Presentato nel 2017 a Cannes nella sezione Un Certain Regard, il film diretto da Cantet e cosceneggiato da Campillo – che a quello stesso festival si aggiudicava il Gran Premio della Giuria con 120 battiti al minuto – mette in scena le dinamiche tra i giovani allievi e l’insegnante di un laboratorio finalizzato alla scrittura di un romanzo noir.

L’azione si svolge La Ciotat, la cittadina non distante da Marsiglia il cui nome è legato ad alcune delle prime immagini della storia del cinema, in particolare a L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei fratelli Lumière, i quali vengono citati anche da una sequenza di repertorio che vede una folla di operai uscire dal cantiere navale CNC negli anni Settanta. A La Ciotat, infatti, vi erano i canteri navali forse più importanti del Sud della Francia e presto le conversazioni tra gli aspiranti scrittori evocano il passato operaio di molte delle loro famiglie.

Sullo sfondo del paesaggio in cui si muovono i personaggi, il cantiere in abbandono è incessantemente presente, benché nel golfo siano sempre più numerose le imbarcazioni di lusso di turisti e visitatori occasionali. La disgregazione di una comunità la cui identità era un tempo plasmata dal lavoro nel porto è incarnata dal personaggio di Antoine, giovane francese “bianco”, disilluso e confuso sul proprio futuro, immerso nella realtà virtuale dei videogiochi di guerra, attratto dall’idea di arruolarsi in un qualche esercito e facile preda degli imbonitori anti-sistema della risorgente destra populista. Ma anche i suoi compagni di corso rappresentano ciascuno a modo proprio un idealtipo sociologico della Francia beur – black – blanc (le ragazze e i ragazzi maghrebini, il nero, il bianco) così come la scrittrice affermata, interpretata da Marina Foïs, è a sua volta l’archetipo della parigina che la provincia, per di più razzializzata, tende a guardare con diffidenza ma anche con una certa curiosità e attrazione.

Inoltre, poiché l’atelier ha come fine la realizzazione di un romanzo di genere, gli studenti devono concentrarsi sul delitto e sull’uccidere, con richiami a Lo straniero di Albert Camus, ma declinati nell’epoca delle stragi terroristiche di cui quella al Bataclan è più volte citata come emblematica di una supposta contrapposizione identitaria interna alla società francese, tra più e meno nuovi cittadini.

Laurent Cantet

Nel gioco di sguardi incrociati tra i diversi soggetti sociali che il film chiama in causa, progressivamente la narrazione si concentra sul rapporto tra la scrittrice e il suo giovane allievo Antoine, che sembra osservare il mondo dall’esterno, come il protagonista di un altro recente film francese, Mektoub my love. A dispetto di quanto vuole far credere a chi lo circonda, il ragazzo ha una sensibilità profonda, porta in aula testi ben scritti ma sanguinari, scatenando l’indignazione dei compagni e lo sconcerto della donna. I due si osservano, si scrutano da lontano e poi sempre più da vicino: nel loro rapporto c’è un magnetismo fatto di attrazione e repulsione che porterà a un climax drammatico in cui la rabbia e la violenza sono talmente acute da non riuscire neppure a scegliere l’obiettivo su cui sfogarsi.

Un’opera molto parlata a rischio di didascalismi, si diceva, nel quale però si giustappongono diversi immaginari visivi, dal videogioco con cui si apre il film al notevolissimo repertorio filmato dell’età d’oro dei cantieri navali che i giovani protagonisti scoprono sul web, all’alternarsi di sequenze diurne immerse nell’abbacinante luce provenzale con altre sequenze notturne esaltate dalla fotografia di Pierre Milon e Georgi Lazarevski, collaboratori storici del regista.

© CultFrame 06/2018

TRAMA
Olivia Dejazet è una scrittrice parigina di successo che intraprende un laboratorio estivo di scrittura con alcuni ragazzi di La Ciotat, città della Francia meridionale dove un tempo i cantieri navali davano lavoro a migliaia di operai. Quasi tutti i suoi allievi si sentono però molto lontani da quel passato, in particolare l’introverso e sfuggente Antoine.


CREDITI

Titolo: L’Atelier / Regia: Laurent Cantet / Sceneggiatura: Laurent Cantet e Robin Campillo / Interpreti: Marina Foïs, Matthieu Lucci, Warda Rammach, Issam Talbi, Florian Beaujean, Mamadou Doumbia, Julien Souve / Fotografia: Pierre Milon / Montaggio: Mathilde Muyard / Musica: Bedis Tir, Edouard Pons / Scenografia: Serge Borgel / Produzione: / Francia, 2017 / Distribuzione: Teodora Film / Durata: 113 minuti

SUL WEB
Filmografia di Laurent Cantet
Teodora Film