John McEnroe: l’empire de la perfection. Un film di Julien Faraut. Premio Lino Micciché per il miglior film alla 54a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro

Julien FarautIl cinema mente, lo sport no. Questa massima attribuita a Jean-Luc Godard è l’asse portante dell’incredibile film con cui Julien Faraut esplora i nessi tra il cinema e il tennis a partire da immagini di archivio dedicate a John McEnroe. Tutto parte dai materiali girati nel corso di quasi tre decenni da un cineasta con il pallino per il tennis, Gil de Kermadec. Alla fine degli anni Sessanta, de Kermadec realizzava documentari pedagogici di impronta strutturalista in cui il gesto atletico veniva sottoposto a un’analisi dettagliata, a scomposizioni e descrizioni minuziose. Grandi campioni si prestavano a dimostrazioni surreali: gesti compiuti a vuoto, posizioni rigide, angoli misurati con il goniometro, niente a che vedere con la realtà del gioco.

Dal 1969, dunque, il cineasta inizia a interessarsi alle gare e a filmare i match del Roland Garros con l’obiettivo di cogliere il gesto atletico senza artifici. Ciò che lo interessa non è la partita, né la competizione, né tanto meno il risultato bensì lo stile che contraddistingue ogni singolo atleta e, in definitiva, il movimento stesso, come agli albori del cinema quando le cronografie permisero di scomporre e ricomporre l’immagine in movimento.

Dal 1979, quindi, de Kermadek intraprende la realizzazione di una serie di ritratti di singoli giocatori, l’ultimo dei quali nel 1985 dedicato a John McEnroe, allora numero uno al mondo da quattro anni. Il film s’intitola Roland Garros 1985 con John McEnroe ed è un’opera in cui la macchina da presa si fissa esclusivamente sul campione per coglierne lo stile, le tecniche distintive, l’imprevedibilità, l’impressionante rapidità. Il cineasta non è interessato agli scambi ma all’individuo. Lunghi piani sequenza ne raccontano il lavoro per arrivare a ottenere un punto con il risultato, sottolinea Faraut, “che si ha l’impressione che McEnroe giochi contro se stesso”.

Il film di Faraut è un lavoro archeologico in cui i rifiuti di ieri si trasformano in tesori. La voce off di Mathieu Amalric ne narra ogni fase. Quando nel 2011 il regista Nicolas Thibault stava realizzando un film su de Kermadek, dall’archivio di quest’ultimo emersero le bobine di pellicola 16mm dedicate al campione americano: una quantità di materiale pari a venti volte il montato, una massa di scarti a partire dai quali Faraut conduce un’indagine sul filmare il tennis. L’empire de la perfection non è perciò un film sullo sport ma, così come quello di de Kermadek era un film sul filmare McEnroe, quello di Faraud è un film su un film su McEnroe.

La messa in abisso è vertiginosa, il tempo è la dimensione d’indagine privilegiata. Infatti, come il cinema, anche il tennis si basa sul tempo, sull’invenzione del tempo. “Contrariamene al calcio o al rugby, il tennis è basato su un conto alla rovescia relativo. La durata di un incontro dipende dalla capacità dei giocatori di creare quel tempo in più di cui hanno bisogno per vincere” scriveva il critico cinematografico Serge Daney, grande appassionato di tennis, in un articolo dedicato a Borg e McEnroe in cui sottolineava l’eccellente capacità che aveva il tennista americano nell’inventare il tempo. Una delle sorprese del film di Faraut sta nel fatto che convoca uomini di cinema come Daney e Godard per parlare di sport mentre di un uomo di sport come McEnroe rivela le doti drammatiche.

Dopo averci raccontato la forza, il genio e la sregolatezza dell’enfant terrible alla cui gestualità si ispirò l’interprete di Amadeus nell’omonima pellicola di Milos Forman, tutta l’ultima parte del film ripercorre le fasi della storica finale del Roland Garros del 10 giugno 1984. Dopo averci mostrato l’implacabile esigenza di un campione imbattibile, il suo temperamento fumantino, la sua proverbiale intolleranza verso l’incompetenza di certi giudici, la sua capacità di trasformare la rabbia in vittoria, il film ricostruisce le 5 ore e 10 minuti di gioco al termine delle quali il cecoslovacco Ivan Lendl trionfò inaspettatamente su uno dei più grandi fuori classe della storia del tennis, una macchina da performance atletica d’eccellenza ma pur sempre un essere umano. Il cinema mente, lo sport no.

© CultFrame 03/2018 – 06/2018

TRAMA
Cosa hanno in comune il cinema e il tennis? Partendo dal lavoro documentario realizzato nel 1985 da Gil de Kermadek su John McEnroe, L’empire de la perfection riflette su come la figura del campione americano abbia permesso al documentarista di elaborare una riflessione su due dimensioni fondamentali del cinema: il movimento e la temporalità.

CREDITI
Titolo: John McEnroe: l’empire de la perfection / Regia: Julien Faraut / Sceneggiatura: Julien Faraut / Interpreti: John McEnroe, Mathieu Amalric (voce narrante) / Musica: Serge Teyssot Gay / Fotografia: Julien Faraut / Montaggio: Andrei Bogdanov / Produzione: Ufo Production / Francia, 2018 / Distribuzione: Film Constellation / Durata: 94 minuti.

SUL WEB
Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro – Il sito
CULTFRAME. Cinéma du Réel. 40. Festival Internazionale del cinema documentario
Filmografia di Julien Faraut
Cinéma du réel – Il sito