Dei. Un film di Cosimo Terlizzi

Prodotto dalla Buena Onda di Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e Viola Prestieri, Dei è l’esordio nella fiction del pugliese Cosimo Terlizzi, autore dotato di una sensibilità polimorfa e visionaria che si esplica nella fotografia, nella scultura e nella performance oltre che nel cinema. Nei documentari fin qui realizzati – oggetti vivi, splendidamente ibridi e debordanti – Terlizzi racconta la sua terra con piglio divertito, poetico e surreale (Murgia, 2008), rivolge sfacciatamente l’obiettivo verso il proprio universo intimo e privato (Folder, 2010 e L’uomo doppio, 2012), contempla il mondo animale entro la dimensione del magico e del rituale (La benedizione degli animali, 2013) e indaga l’interazione problematica tra il dato antropologico e quello naturale (La bestia, 2016).

Cosimo Terlizzi

Rispetto al suo percorso, fin qui già denso e articolato, Dei costituisce per alcuni aspetti una cesura, mentre per altri è la riconferma di certe specifiche predilezioni dell’autore, e si pone in questo senso in continuità con i precedenti tasselli della sua poliedrica filmografia. Una cesura non perché, banalmente, questo film costituisce il momento di passaggio dal documentario alla fiction, verso un cinema che – per citare le parole del regista – non è più “piccola officina” ma “grande fabbrica”. Il salto, il mutamento (non necessariamente definitivo) è soprattutto linguistico: dove prima c’erano sperimentazioni, innesti, mescolanze e azzardi ora troviamo una struttura narrativa limpidissima, minimale e fluida, che non è una mera conseguenza delle esigenze della fiction tout-court ma piuttosto una scelta di campo. Semplificare, sembrerebbe, è l’imperativo necessario per ripartire verso mete diverse. Sebbene, come accennato, l’universo poetico di Terlizzi (la terra, il sogno, lo sconfinamento nell’autobiografia) sia ancora una volta tutto qui, soltanto in una veste rinnovata.

Il protagonista del film, Martino, è un adolescente inquieto e sensibile che si affaccia, curioso e titubante, su un mondo nuovo. In lui agiscono due forze contrastanti che lo spingono verso direzioni opposte: il passato, la famiglia, la terra, la Natura e, sull’altro versante, il futuro, l’inesplorato, la metropoli – con la promessa di una emancipazione interiore, anche emotiva, necessaria a fondare e costruire la propria identità di adulto. Terlizzi lo cattura, con incisività, nel mezzo di questa tensione, snodo cruciale di una fase di crescita che è, sempre e comunque, metamorfosi.

L’università, che il ragazzo frequenta di nascosto e saltuariamente, e i nuovi amici che incontrerà gli suggeriranno prospettive seducenti e stimolanti. I pomeriggi trascorsi con loro sui terrazzi assolati di Bari, la musica, le rumorose scorribande notturne, i giri in automobile nella campagna quieta e sconfinata sono, per Martino, un assaggio di libertà, un brivido allettante, la premessa della possibilità del concretizzarsi di qualcosa che è ancora al di là da venire. Se guarda indietro, c’è il mondo dell’infanzia, il caos del cortile di casa dove suo padre, scostante e un po’ burbero, accumula rottami e lavatrici per ricavarne il ferro. E, soprattutto, c’è il maestoso ulivo secolare, miracolosamente scampato alla funesta xilella, unica vera ricchezza della famiglia che lui però vorrebbe vendere per poter pagare i propri studi (a suggellare con un gesto assieme concreto e simbolico la rinuncia alla Natura per la Cultura).

Terlizzi, che sceglie volti espressivi e ancora poco noti per raccontare la sua storia, non si priva di qualche passaggio dolcemente onirico – suggestivo il risveglio del protagonista nel bosco – e, tenendo a mente la lezione pasoliniana, ci descrive senza edulcorazioni una Natura ancora interamente pervasa da un senso misterioso di sacralità, ultimo ostinato baluardo di spiritualità in una contemporaneità inquinata materialmente ed emotivamente. Nonostante questo resta aperta, come una ferita, la domanda che Martino pone implicitamente a se stesso di fronte all’impellenza di una scelta, ovvero se l’emancipazione debba comportare necessariamente una rinuncia (forse solo temporanea?) alla terra, luogo delle radici, dell’infanzia, del sogno, ultima dimora degli “dei”.

© CultFrame 06/2018

TRAMA
Martino ha diciassette anni e vive in campagna con i genitori ma appena può scappa a Bari con l’amica Valentina, incuriosito dalle lezioni universitarie che spera un giorno di poter frequentare. Qui conosce nuovi amici che lo introducono in un mondo per lui più stimolante e seducente. Pian piano si farà spazio in lui la consapevolezza di doversi allontanare dal contesto familiare per intraprendere la propria strada.


CREDITI
Titolo: Dei / Regia: Cosimo Terlizzi / Soggetto: Cosimo Terlizzi / Sceneggiatura: Cosimo Terlizzi, Jean Elia / Montaggio: Andrea Facchini / Fotografia: Federico Annicchiarico / Musica: Christian Rainer / Protagonisti: Andrea Renzi, Luigi Catani, Andrea Arcangeli, Martina Catalfamo, Matthieu Dessertine, Andrea Piccirillo, Angela Curri, Fausto Morciano / Produzione: Riccardo Scamarcio, Viola Prestieri / Paese: Italia / Anno: 2018 / Durata:

SUL WEB
Filmografia di Cosimo Terlizzi