Erwin Blumenfeld, una sorprendente modernità. In mostra a Roma

© Yvette George Blumenfeld Deeton, Blumenfeld Estate, Courtesy Art+Commerce NYC | Foto di Erwin Blumenfeld
© Yvette George Blumenfeld Deeton, Blumenfeld Estate, Courtesy Art+Commerce NYC | Foto di Erwin Blumenfeld

Capita in sorte ad alcuni artisti di veder dipanare la propria vita attraverso periodi storici e artistico-culturali tra i più intensi e travagliati, di avvertirne l’influenza e al contempo segnarli a loro volta profondamente, lasciando un’eco della propria cifra stilistica su quanti seguiranno e raggiungendo livelli di fama mondiale, per poi subire un apparente appannarsi della loro memoria. Tale pare essere stato finora il destino di Erwin Blumenfeld, almeno in Italia, dove non c’è stata grande diffusione delle sue immagini, ad eccezione di due mostre realizzate negli ultimi anni.

Ora l’Howtan Space di Roma ha inaugurato l’attività con un omaggio all’artista, una mostra a cura di Giuliano Matricardi in stile “minimal”, ma di grande intensità visiva, coerente con l’atmosfera degli spazi rarefatti ed eleganti in cui sono ospitati quattordici fotografie e tre video provenienti dalla fondazione “Yvette Blumenfeld Georges Deeton-Blumenfeld Estate”.

L’apprezzamento dell’intelligenza visiva e grafica dell’autore è affidato a dieci stampe d’epoca tratte dai suoi primi esperimenti di camera oscura: manipolazione di negativi, montaggi, collage, deformazioni, giochi di specchi, prove di stampa con le prime pellicole a colori, realizzate nel retro del suo negozio di pelletteria. Le restanti quattro stampe sono recenti e riguardano il ritratto e la fotografia di moda cui Blumenfeld deve la sua fama a partire dagli anni Sessanta. Tra queste, la celeberrima foto di Lisa Fonssangrives abbarbicata con pericolosa disinvoltura ai tralicci della Tour Eiffel, scattata nel 1939 per Vogue, una delle sue immagini più famose che il direttore della rivista non volle nemmeno pubblicare. Seguono tre brevi video girati dal fotografo: Beauty in motion, vera sintesi visiva di tutta la sua estetica surrealista, una rapida sequenza delle copertine realizzate per Vogue e alcune inquadrature del suo studio, tappezzato dei ritratti eseguiti.

© Yvette George Blumenfeld Deeton, Blumenfeld Estate, Courtesy Art+Commerce NYC | Foto di Erwin Blumenfeld
© Yvette George Blumenfeld Deeton, Blumenfeld Estate, Courtesy Art+Commerce NYC | Foto di Erwin Blumenfeld

Blumenfeld fu poeta e pittore, inserito nelle correnti culturali del suo tempo e affascinato dalle tematiche surrealiste, conosciute tra Berlino (sua città natale) e Amsterdam, dove aveva stretto amicizia con George Grosz e tentato di fondare una sorta di movimento dadaista olandese. In questi suoi primi lavori è facile riconoscere l’influenza di Man Ray, mentre il passaggio alla fotografia di moda del successivo periodo si deve soprattutto all’incontro con Cecil Beaton, che apprezzò e promosse i suoi lavori tra le maggiori riviste dell’epoca. La vita e l’estetica di Blumenfeld risentono degli anni della Prima guerra mondiale, dove prestò servizio come autista delle ambulanze militari per il trasporto di soldati dai corpi spesso orrendamente mutilati, di tracolli finanziari della famiglia (causa del trasferimento ad Amsterdam) e del suo negozio, fuga a Parigi dove si inventa il mestiere di fotografo, cattura e internamento in due campi di concentramento francesi, successiva fuga negli Stati Uniti.

Non è senza difficoltà che il suo stile, influenzato dalle esperienze surrealiste, viene accettato nel mondo chiuso e asfittico di Vogue di quegli anni, ma Blumenfeld riesce nel tempo a far emergere, anche attraverso gli stretti paletti imposti dagli art directors, elementi della sua visione per approdare infine al più innovativo Harper’s diretto da Brodovich, che ne apprezza il lavoro. Le sue donne, nelle sue più originali immagini, si sdoppiano, diventano multipli di loro stesse, sono squarciate e sezionate da luci taglienti e per certi versi sembrano richiamare George Braque. La realtà viene sintetizzata e creata nell’immagine, che raggiunge così esiti estetici altissimi, lontani dai canoni e dagli obiettivi delle riviste commerciali dell’epoca.

Col suo occhio straordinariamente grafico, la ininterrotta sperimentazione e la capacità di controllo sul mezzo, Blumenfeld si impone con forte cifra autoriale come visionario precursore della moderna fotografia di moda, che non ha più il compito di rappresentare vestiti o accessori (che diventano elementi sempre meno importanti nell’economia della narrazione) ma di descrivere e catturare lo spirito dei tempi, non di evocare un desiderio ma di crearlo laddove non esisteva, di plasmarlo. Nasce anche, con Blumenfeld, il mito del fotografo di moda, che esploderà negli anni successivi con David Bailey e con nuove suggestioni cinematografiche depositarie dell’immaginario di quel mondo (si pensi ad es. a Blow up di Michelangelo Antonioni).

© Yvette George Blumenfeld Deeton, Blumenfeld Estate, Courtesy Art+Commerce NYC | Foto di Erwin Blumenfeld
© Yvette George Blumenfeld Deeton, Blumenfeld Estate, Courtesy Art+Commerce NYC | Foto di Erwin Blumenfeld

Negli ultimi lavori, lo stile di Blumenfeld si semplifica, come se dopo tanto sperimentare approdasse a una ricerca di forme pure, di astratte geometrie, di pulizia assoluta dell’immagine, di messe in scena dalla levità estrema, come nella famosa inquadratura di Evelyn Tripp in Vogue del 1949, dove il corpo della modella attraversa diagonalmente il fotogramma, fasciata in un abito lungo nero, stringendo nella mano un fazzoletto, bianco come il fondale. La bellezza che Blumenfeld riesce a cogliere, al di là della ricerca della bella foto fine a se stessa, è espressione elegante e raffinata di un glamour mai volgare, rappresentato con scatti “discreti”, diversamente da tante immagini più sfacciate che altri produrranno in decenni successivi. Risulta qui evidente l’enorme influenza dei suoi lavori su quelli successivi di altri grandi quali Richard Avedon e Irving Penn; a Blumenfeld e alla sua incessante ricerca essi devono il successo e la fama raggiunti.

Ciò che ancor più sorprende è che, anche nelle inquadrature più glamour e sofisticate, il Blumenfeld all’apice del successo tradisca comunque una sorta di inquietudine, lo stesso senso di sradicamento, un sentimento di catastrofe incombente, di cesura mai del tutto ricucita che traspare da alcuni suoi esperimenti iniziali. La sua opera oscilla tra Eros e Thanatos, tra la bellezza delle donne e il senso di morte; i due temi coesistono in ogni sua foto tra l’uso magistrale della luce e le espressioni pensose dei soggetti ritratti.

Come se il ricordo dei corpi scomposti dei soldati tornasse nei suoi collages e nelle sue esposizioni multiple, forse Blumenfeld non può vivere senza aver presente un senso di morte incombente e il ricordo dei tanti sradicamenti della sua vita esule. Si lascerà morire nel 1969, a Roma. Forse la capitale potrebbe rendergli onore con una più ampia retrospettiva, adeguata alla sua fama.

© CultFrame 03/2018

INFORMAZIONI
Mostra: Erwin Blumenfeld
Dal 15 febbraio al 14 marzo 2018
Howtanspace / Via Arco de’ Ginnasi 5, Roma / Tel. 06.69941673 / info@howtanspace.com
Ingresso libero

SUL WEB
Vogue Italia. Erwin Blumenfeld

Howtan Space, Roma