Il contenuto è nulla senza la forma: le nature morte di Christopher Broadbent in mostra a Roma

© Christopher Broadbent. Alu Bowl & Cloth, 2017
© Christopher Broadbent. Alu Bowl & Cloth, 2017

Se è vero – piaccia o no – che con il linguaggio della pubblicità hanno necessariamente dovuto fare i conti la comunicazione e le arti visive di questo secolo, e se è vero che da questo incontro è scaturito spesso quanto di più innovativo e creativo si sia visto negli ultimi decenni, siamo di fronte ad un autore che con tale linguaggio si è costantemente confrontato, durante tutta la sua carriera professionale.

Parliamo di Chisptopher Broadbent, ampiamente celebrato nel panorama internazionale della comunicazione degli ultimi decenni del ‘900 per la suggestione e la forza evocativa di molte sue immagini, divenute vere e proprie icone della storia della pubblicità. E lo stesso mondo della pubblicità, per fortuna, è stato profondamente influenzato dallo stile e dal gusto di questo autore.

La sua lunga carriera dedicata alla fotografia pubblicitaria e agli spot televisivi si interrompe nel 2000, quando il percorso di Broadbent va verso il recupero di una dimensione più privata, intima, del suo antico ‘mestiere’: la fotografia di still-life. Dopo essersi dedicato per anni alla fotografia su commissione, ciò che ora più lo interessa, secondo una sua stessa affermazione, è “l’arte per l’arte”. I lavori più recenti e privati di Broadbent (Nature morte, 2000 – 2017) sono ora esposti a Roma alla Galleria del Cembalo, insieme all’altra mostra: Indizi – Opere dalla collezione di Mario Trevisan.

© Christopher Broadbent. Egg-cup & Jug, 2015
© Christopher Broadbent. Egg-cup & Jug, 2015

Nature morte, dunque: fiori e oggetti vari (per lo più recipienti o utensili da cucina), ripresi con gli stessi stili, le stesse tecniche, sapienza e pazienza artigiana alle quali l’autore dice orgogliosamente di rifarsi e che spesso spiega dettagliatamente nei suoi seminari. Spazi dove la luce entra sempre dalla stessa unica direzione, incontra gli oggetti, disegna spazi, crea dialoghi tra toni chiari e scuri e dove piani orizzontali sovrapposti, sapientemente orchestrati, creano l’impressione di profondità anche tra le due sole dimensioni in cui l’immagine fotografica sembra, a prima vista, miseramente costretta.

Quelle di Broadbent sono immagini magicamente silenti, nature morte nelle quali lo spirito di Cezanne incontra la pittura olandese del XVII secolo e scioglie i limiti tra fotografia e pittura. Le sue opere, poetiche e stranianti, frutto di indagine nell’ambito della più borghese, laica, privata e domestica forma d’arte, sono immagini sospese e senza tempo, in cui è proprio il tempo il più intimo soggetto.

Come accade a un oggetto a lungo osservato, l’universo minimalista e caduco di Broadbent “…diventa motivo di sospensione astratta dalla realtà circostante”, si fa “riflessione stabile dell’esistere e al contempo riflesso dell’esistente… Il tempo in queste immagini è totalmente abolito, come i petali dei fiori che non stanno cadendo ma sono definitivamente caduti”, come scrive giustamente Philippe Daverio.

© Christopher Broadbent. Pair of Peonies, 2017
© Christopher Broadbent. Pair of Peonies, 2017

E mentre i fiori evocano con assoluta evidenza la pittura olandese, tra gli oggetti più asettici e metallici risuonano echi di nature morte metafisiche dove ogni corpo fisico, sottratto alla logica di un’esistenza stereotipata, appare sospeso nel tempo e pronto a rinascere all’interno di una nuova dimensione autentica e originale. Apparentemente morti, gli oggetti diventano, per l’osservatore, motori per l’intuizione e l’immaginazione creativa. Ritratti nella loro essenza, essi mostrano la natura di uno stato “primo”, nel senso letterale attribuito al termine “metafisico”.

E’ possibile raffigurare l’invisibile, dare un’immagine all’inesprimibile, offrire un volto all’assoluto? Questo autore sa ancora far esistere il miracolo in fotografia. Uso la penombra di una stanza vuotacosì Broadbent spiega il suo “miracolo”per suggerire il tempo sospeso in attesa di un intervento o di una conclusione. Come per una terzina in poesia, ho adottato una gabbia metrica in uso da secoli per la natura morta: struttura ortogonale, luce dalla finestra per un disegno in chiaroscuro, piani prospettici orizzontali marcati per mettere le cose a portata di mano dell’osservatore…”.

Sul suo concetto di tempo (e di sguardo) sospeso l’autore torna spesso, quando è invitato a tenere conferenze sul suo metodo di lavoro, definendolo come: “Si vede che qualcosa è successo ma non sappiamo che altro sta per succedere”.

© Christopher Broadbent. Glass Bowl and False Flowers, 2017
© Christopher Broadbent. Glass Bowl and False Flowers, 2017

E spiega ancora, con la medesima chiarezza che emerge dalla visione delle immagini, gli altri elementi che costituiscono la sua poetica “dell’assenza”, così lungamente e profondamente elaborata. Elementi solo in apparenza formali come i bordi delle fotografie lasciati sempre sgombri, per “dare spazio alla forma”. Mi arrabbio sempre quando tagliano le mie foto, ripete sempre Broadbent. Tagliare significa togliere contenuto alla forma, ma ilcontenuto è nulla senza forma”. Tagliare significa illudersi di eliminare quello che si ritiene “non-essenziale”.

Broadbent è all’altezza del compito di far esistere in un’immagine l’apertura inaudita sull’invisibile, come un’invocazione, quasi una preghiera laica. L’arte non è una fuga, né un rifugio dall’incandescenza e dall’eccesso del reale propri della vita e della morte, ma la possibilità di incontrare l’alterità e di ricordarci che c’è più grazia in una bottiglia o in uno straccio che nel volto dei santi.

L’opera d’arte ci sveglia dal sonno della realtà ordinaria e ci mette di fronte al mistero contenuto negli oggetti. L’arte, come scriveva Leopardi nello Zibaldone, ci consola, ci restituisce quello che la vita ci ha tolto.

© CultFrame 12/2017

INFORMAZIONI
Mostra: Nature morte (2000-2017). Fotografie di Christopher Broadbent
Dal 25 novembre 2017 al 3 febbraio 2018
Galleria del Cembalo / Largo della Fontanella di Borghese, 19 – Roma / Tel. 06.83796619
Orario:  mercoledì – venerdì 15.30 – 19.00 / sabato  11.00 – 19.00

SUL WEB
Galleria del Cembalo, Roma