Suburbicon. Un film di George Clooney. 74° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Concorso

George ClooneyCase basse dotate di giardino e di ogni comfort (anche tecnologico). Strade tranquille e soleggiate. Silenzio, solo qualche chiacchiericcio quotidiano o il rumore di una macchina che passa. Un florido centro commerciale e una linda chiesetta. La scuola per i bambini, che ovviamente giocano a baseball. Giovani donne bianche con i capelli cotonati e le gonne ampie e colorate. Questa è Suburbicon, luogo protetto e ideale dove far crescere i figli e prosperare nella tranquillità più assoluta. Peccato che proprio lì dove la perfezione, la pulizia e la moralità sembrano regnare sovrane si annidano (tutti insieme) i virus della follia umana, del razzismo, della violenza, dell’avidità, dell’orrore.

Quello appena descritto è il concept alla base del più recente film realizzato come regista da George Clooney. Il titolo è, appunto, Suburbicon mentre i due interpreti principali sono Matt Damon e Julianne Moore. Ma c’è di più, a firmare la sceneggiatura insieme allo stesso Cloney, e a Grant Heslov, sono Joel e Ethan Coen.

La mano creativa degli autori di Non è un paese per vecchi e di A Serious Man è evidentissima e rappresenta con certezza un valore aggiunto. Allo stesso tempo è doveroso affermare come George Clooney, giunto al suo sesto lungometraggio da regista, si confermi come un vero e proprio autore cinematografico in grado di padroneggiare con destrezza non solo la macchina da presa ma anche l’intero impianto di costruzione del film (e a volte ci domandiamo come mai insista nel fare l’attore, se non per motivi strettamente economici).

La struttura del racconto è basata su una doppia strada narrativa: da una parte l’esposizione dell’incredibile reazione razzistica della comunità bianca della cittadina quando apprende dell’arrivo di una famiglia di afroamericani, dall’altra la demenziale e folle vicenda di una coppia “demoniaca” che per coronare un sogno di amore segreto e inconfessabile decide di assoldare dei criminali per far fuori la moglie di lui (che è anche sorella di lei).

George ClooneyClooney e i Coen descrivono con nitidezza il marciume putrescente alla base di una società che sotto una patina di colori pastello, rossetti, cravatte e televisori con telecomando nasconde una parte oscura, minacciosa, folle e demente. E quest’ultima parte verrà fuori nello sviluppo della storia in maniera decisamente potente.

George Clooney è, come già detto, perfettamente a proprio agio nel ruolo di regista e direttore degli attori e riesce a ottenere dalla coppia Damon/Moore una prestazione eccellente, ma l’aspetto più significativo riguarda l’architettura generale del film, basata su una escalation di tensione, orrore, sangue e pazzia che l’autore riesce a edificare con notevole sapienza registica. Lo spettatore viene, così, condotto gradualmente nell’abisso del non senso e della demenza (individuale e collettiva) e viene accompagnato fino a un punto di non ritorno decisamente tragico.

La descrizione dell’orribile progetto criminale ideato e portato a termine dentro la perfetta famigliola borghese americana bianca è speculare alla rappresentazione dell’odio su base razziale che caratterizza (nella dimensione filmica) la società statunitense alla fine degli anni Cinquanta. E ciò determina una sorta di tragico corto circuito della razionalità.

Clooney e i Coen sembrano alla fine lanciare un segno di speranza, un’apertura verso una nuova concezione del mondo ma il palcoscenico conclusivo è sempre lo stesso: la cittadina di Suburbicon, le sue casette basse in fila, le sue strade serene, la sua finta gioia, e quella reale e perturbante angoscia che sembra essere connaturata alla sua stessa struttura, alla sua esistenza.

© CultFrame 09/2017

TRAMA
Quella di Suburbicon sembra una comunità ideale. Tutto è funzionale, pulito e perfetto. I “problemi” iniziano quando la comunità bianca inizia a perseguitare una famiglia afroamericana che ha preso casa nella bella cittadina. Al contempo all’interno della famiglia Lodge, ritenuta da tutti esemplare, si consuma un crimine orrendo.

 


CREDITI

Titolo: Suburbicon / Titolo originale: id.  / Regia: George Clooney / Sceneggiatura: Joel & Ethan Coen, George Clooney, Grant Heslov / Fotografia: Robert Elswit / Montaggio: Stephen Mirrione / Scenografia: James D. Bissell / Costumi: Jenny Eagan / Musica: Alexandre Desplat / Interpreti: Matt Damon, Julianne Moore, Noah Jupe, Oscar Isaar / Produzione: Smokehouse, Black Bear Pictures / Distribuzione: Leone Film Group, Rai Cinema / Paese: USA, 2017 / Durata: 104 minuti

SUL WEB
Filmografia di George Clooney
Mostra Internazionale del Cinema di Venezia – Il sito
Leone Film Group
Rai Cinema

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