Foxtrot. Un film di Samuel Maoz. Leone d’Argento Gran Premio della Giuria alla 74° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Samuel MaozNel 2009 il suo film d’esordio, Lebanon, si aggiudicò inaspettatamente il Leone d’oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Stiamo parlando del regista israeliano Samuel Maoz, il quale all’epoca stupì giuria e pubblico con un lungometraggio duro e claustrofobico (girato interamente dentro un carro armato) approdato al Lido in sordina e senza molte aspettative. Si trattava in verità di un piccolo capolavoro che rivelò un cineasta di grande talento e con un sicuro futuro creativo.

Ora Maoz arriva con il suo secondo film di finzione, un’opera che si configura come un’evoluzione espressiva di Lebanon. Il titolo, Foxtrot, è una sorta di porta d’ingresso ideale che conduce lo spettatore all’interno di una vicenda cupissima, e di nuovo claustrofobica, dai tratti fortemente stranianti e anche surreali. Questa volta i luoghi opprimenti e angosciosi che rappresentano le ambientazioni del film sono due: un appartamento raffinato in un grattacielo di Tel Aviv e un container adibito a dormitorio dove riposano i militari di un check point sperduto al confine nord di Israele.

Samuel MaozNuovamente Maoz ci propone una storia in cui i temi della morte e dell’assurdità esistenziale alla quale sono costretti giovani soldati (a volte inesperti) sono i pilastri di un racconto che pur lasciando qualche sottile speranza mostra con chiarezza la stoltezza dei comportamenti umani. L’alienazione questa volta riguarda anche la società civile, la famiglia, nucleo sociale e umano che viene distrutto dal feroce confronto con l’idea della perdita, con l’orrore della fine.

Samuel Maoz costruisce un granitico impianto narrativo basato su ampie sezioni espressive attraverso le quali si evidenzia il progressivo allontanamento di tutti i personaggi dalla realtà. Un alternarsi di dolore e smarrimento, di sensi di colpa e recriminazioni, di angoscia e rabbia colpisce i protagonisti che non possono nulla contro la forza beffarda e anarchica del destino.

Gli spunti surreali, grotteschi e paradossali sono i migliori fattori di questo lungometraggio, mentre tutti i brani in cui Maoz dirige la sua macchina da presa sui volti degli interpreti intenti a sviluppare verbosi monologhi si configurano come zavorre che poco aggiungono al senso dell’opera.

Samuel Maoz

Il regista è perfettamente in grado di gestire la costruzione del dolore in spazi ristrettissimi e in tal senso conferma pienamente il talento formale già espresso in Lebanon. Purtroppo, però, in Foxtrot è presente una tendenza al sovraccarico che nuoce all’economia generale dell’opera. E se Lior Ashkenazi, il protagonista maschile, riesce con una certa maestria a gestire tale sovraccarico (che deve essere necessariamente comunicato attraverso il suo personaggio) non altrettanto accade con Sarah Adler, la protagonista femminile, che sembra recitare in maniera più scontata.

Se dovessimo indicare, invece, una sequenza emblematica che fa emergere con assoluta chiarezza il tema del lavoro di Maoz, dovremmo puntare l’attenzione sull’assurda e paradossale danza che un soldato israeliano, nel bel mezzo del nulla, effettua con in mano il suo fucile di ordinanza. Si tratta di una potente virata al surreale e al grottesco, una dilatazione espressiva parossistica, che mette a fuoco in maniera inequivocabile le contraddizioni e le follie che caratterizzano le situazioni narrate. Tutto senza dire una sola parola.

© CultFrame 09/2017

TRAMA
Bussano alla porta. La padrona di casa apre e si trova davanti un militare. Quest’ultimo le annuncia la morte del figlio (soldato) durante l’adempimento del suo dovere. Tale notizia sconvolgerà la vita della famiglia e farà piombare la bella casa di Tel Aviv in cui vivono i protagonisti nell’angoscia più totale.


CREDITI

Titolo: Foxtrot / Sceneggiatura: Samuel Maoz / Fotografia: Giora Bejach / Montaggio: Arik Lahav Leibovich, Guy Nemesh / Scenografia: Arad Sawat / Musica: Ophir Leibovitch, Amit Poznanky / Interpreti: Lior Ashkenazi, Sarah Adler, Yonatan Shiray / Produzione: Spiro Films, Pola Pandora Filmproduktions, ASAP Films, KNM / Paese: Israele, Germania, Francia, Svizzera, 2017 / Durata: 113 minuti

SUL WEB
Filmografia di Samuel Maoz
Mostra Internazionale del Cinema di Venezia – Il sito

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