Angels wear white. Un film di Vivian Qu. 74° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Concorso

Qu VivianAngels wear white è un dramma di denuncia che punta il dito contro la Cina delle verità di Stato comode ai malavitosi che si possono permettere di comprare di tutto, dagli alberghi alle bambine. Ambientato in una cittadina di mare, il film è costellato di elementi che sottolineano il contrasto tra superficie e profondità, tra apparenze e verità, tra propaganda e realtà di cui uno degli emblemi è l’enorme statua in vetro resina di Marilyn Monroe che campeggia sulla passeggiata mare come una grande santa pagana, simulacro di grandezza ma anche di una vulnerabilità con quelle mutandine in vista sotto le gonne svolazzanti. Accanto a Marilyn, un chiosco vende l’ovvia paccottiglia per villeggianti ma pure le SIM per chi vuole chiamare sotto falso nome, nel distretto commerciale centri estetici ricostruiscono gli imeni delle nubende e nelle pensioncine famigliari si stuprano le minorenni mentre le autorità chiudono gli occhi e celebrano la Giornata dei Bambini allestendo un mega luna park.

La storia è narrata attraverso il punto di vista di Mia, giovane sola e senza documenti giunta clandestinamente da chissà dove. La ragazza lavora sottopagata in un alberghetto in cui una sera si presenta un uomo con due scolarette sghignazzanti. Sospettosa, dopo il check-in la ragazza osserva dalle telecamere di sorveglianza i corridoi e intuisce quanto accade nelle stanze. Dopo qualche giorno dall’episodio, una delle due bambine racconta alla madre di essere stata stuprata insieme all’amichetta e si apre un’indagine ma non ci sono prove tangibili che il reo sia proprio l’uomo potente che le due indicano: mancano tracce di DNA, i video delle telecamere di sorveglianza sono già stati cancellati e anche Mia dichiara alla caparbia donna ispettore di non aver visto nulla salvo poi ricredersi nel tentativo di ribellarsi alle violenze e alle minacce di chi vorrebbe metterla a tacere. Ma quale giustizia è ancora possibile in un mondo in cui la verità si compra al prezzo dell’ultimo modello di iPhone?

Qu Vivian

Angels wear white è il secondo lungometraggio di Vivian Qu, produttrice (di film come Fuochi d’artificio in pieno giorno, Orso d’Oro alla Berlinale 2014) e regista che a Venezia aveva presentato nel 2013 il suo debutto Trap Street. Frutto di una coproduzione che ha coinvolto Cina, Francia e Svizzera, è un noir al femminile visivamente imperniato su chiaro-oscuri molto ben fotografati da Benoît Dervaux per rendere anche esteticamente lo sconcio di un’innocenza sfregiata e di una libertà che sembra impossibile.

© CultFrame 09/2017

TRAMA
In un paesino di mare, due scolare sono stuprate da un uomo di mezz’età nell’albergo in cui è impiegata Mia. La ragazza, essendo clandestina e oggetto di ricatti, ha troppa paura di rendere la sua testimonianza alla polizia. Come lei, anche le due vittime sono in trappola e non sanno come ottenere giustizia.

CREDITI
Titolo: Angels wear white / Titolo originale: Jian Nian Hua / Regia: Vivian Qu / Sceneggiatura: Vivian Qu / Fotografia: Benoît Dervaux / Montaggio: Yang Hongyu / Scenografia: Peng Shaoying / Musica: Wen Zi / Interpreti: Wen Qi, Zhou Meijun, Shi Ke, Geng Le, Liu Weiwei, Peng Jing / Produzione: 22 Hours Films / Francia-Cina, 2017 / Durata: 107 minuti

SUL WEB
Filmografia di Vivian Qu
Mostra Internazionale del Cinema di Venezia – Il sito

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