Una mujer fantástica. Un film di Sebastián Lelio. 67° Berlinale. Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura

Sebastian LelioDopo l’Orso alla migliore attrice Paulina García nei panni di Gloria alla Berlinale 2013, il regista cileno Sebastián Lelio, membro della factory dei fratelli Larraín (a cui qui si aggiunge la regista Maren Ade in veste di co-produttrice), ha nuovamente imperniato un film sulla forza di un personaggio di donna che ne passa di tutti i colori.

La mujer fantástica del titolo è infatti Marina Vidal, cantante lirica ma anche di salsa e merengue nelle notti calienti di Santiago del Cile, che si trova a vivere la tragedia della morte dell’uomo che ama. Come se non bastasse il dolore per la perdita, a rendere più difficile il processo di elaborazione del lutto, c’è la violenza e la spietatezza di una società intera che si rifiuta di riconoscerla come persona e come amante dell’uomo appena perduto.

Marina infatti è una persona trans i cui documenti la inchiodano ancora a un’identità, a un nome e a un’assegnazione di sesso che non le appartengono. Il medico delle urgenze che le comunica il decesso del suo amato la tratta con sospetto e chiama la polizia; l’agente di polizia dice di volersi accertare che Marina non abbia a che vedere con la morte del suo uomo e così la perseguita, la maltratta, la umilia; l’ex moglie e il figlio del defunto fanno altrettanto arrivando a minacciarla di morte. Insomma, al di là della protagonista, le altre presenze femminili importanti della storia sono di una cattiveria e di un’ottusità rare e gli unici propensi ad atteggiamenti umani nei confronti di Marina sono il fratello del defunto e il maestro di canto della donna: difendere le persone trans a discapito delle donne? Salvarne una per condannare tutte le altre?

In ogni caso, Una mujer fantástica (insignito del Teddy Award come miglior film GLBT alla Berlinale 2017) è un bel film di suspence à la Ozon, che dosa silenzi, interrogativi, attese e “McGuffin” hitchcockiani per compiere un viaggio nel profondo e nell’intimo di un personaggio. A ogni ferita inferta alla protagonista la macchina da presa ne inquadra il viso e il corpo percossi ma saldi. Mai una reazione scomposta, mai un insulto in risposta a un insulto, mai una vendetta, sempre solo la capacità di tenere alta la testa e dritta la schiena.

Sebastian LelioDaniela Vega è splendida nel ruolo di Marina ed è forse per questo che Lelio si soffermi su di lei in modo a volte eccessivo. Eccessivo perché ci sono momenti in cui si ha quasi la sensazione che lo sguardo registico indugi sul collo dell’attrice con sguardo indagatore, ricerchi le tracce di un pomo d’Adamo suscettibile di dire un’inesistente “verità” sul corpo del personaggio e della sua interprete. Eccessivo perché c’è una scena che riguarda la presunta “verità” di quel corpo che forse poteva essere più ellittica. Ma forse no, perché più avanti nel film quella stessa verità viene completamente rovesciata da una scena ambientata in una sauna che è uno dei momenti più tesi e belli del film. Una scena che ci parla di come i contesti culturali, i discorsi e gli sguardi costruiscono i corpi investendoli di significati che possono variare tranne che per un fatto: nobody’s perfect!

© CultFrame 02/2017

TRAMA
Marina e Orlando sono una coppia innamorata che non risente dei venticinque anni in più di lui. Ma una notte Orlando ha un malore e muore. Inizia allora per Marina un lungo percorso di elaborazione del lutto complicato dal fatto che la polizia dichiara di aver trovato tracce di maltrattamento sul corpo dell’uomo e sospetta Marina di esserne la causa. Inoltre, l’ex moglie dell’uomo fa di tutto per cacciarla dall’appartamento in cui i due convivevano e per impedirle di partecipare al funerale. Gelosia? No, discriminazione perché Marina è una persona transgender che la società discrimina e vuole confinare in tutti i modi ai margini.

CREDITI
Titolo: Una mujer fantástica / Regia: Sebastián Lelio / Sceneggiatura: Sebastián Lelio, Gonzalo Maza / Interpreti: Daniela Vega, Francisco Reyes, Luis Gnecco, Aline Kuppenheim, Nicolas Saavedra, Amparo Noguera, Alejandro Goic, Antonia Zegers / Fotografia: Benjamín Echazarreta / Montaggio: Soledad Salfate / Musica: Matthew Herbert / Scenografia: Estefanía Larraín / Produzione: Juan de Dios Larraín, Pablo Larraín / Cile, USA, Germania, Spagna, 2017 / Durata: 104 minuti.

SUL WEB
CULTFRAME. Berlinale 2017. 67 Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Il programma
Filmografia di Sebastián Lelio
Berlinale – Il sito

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