Monsieur Mayonnaise. Un film di Trevor Graham. 67° Berlinale. Kulinarisches Kino

Trevor GrahamGirato nel corso di diversi anni, questo curioso film presentato quasi surrettiziamente nella sezione Kulinarisches Kino della Berlinale 2017 (dove nel 2015 venne presentato Festins imaginaires di Anne Georget, altro documentario interessante su cibo e memoria della Shoah) ricostruisce la storia di una famiglia a partire dalla volontà dell’artista pop e regista quasi settantenne Philippe Mora, nato a Parigi ma cresciuto in Australia, di ricomporre le vicende in seguito alle quali i suoi genitori decisero di emigrare nel ‘nuovissimo mondo’ e di ritrovare così le sue radici europee.

Un po’ come per l’Austerlitz di Sebald, Mora ha ignorato a lungo i dettagli delle circostanze che videro suo padre e sua madre, entrambi di origini ebraiche, vittime dell’occupazione nazista dell’Europa, dalla quale riuscirono però a salvarsi. Tale rimozione parziale si deve forse anche alla separazione dei genitori, avvenuta quando lui aveva vent’anni e al successivo secondo matrimonio del padre, morto nel 1992. Ma il suo inconscio non ha mai smesso di lavorare sulla memoria del terzo Reich e della Shoah come dimostrano i numerosi film horror da lui firmati, a suo dire legati a reminiscenze ataviche della persecuzione subita dagli ebrei.

All’inizio della sua carriera, Mora ebbe peraltro un primo momento clamoroso di controversa notorietà internazionale nel 1973 quando presentò al Festival di Cannes il film di montaggio Swastika realizzato a partire da cinema di propaganda, filmati d’archivio e found footage con protagonista Adolf Hitler. Gli oramai celebri home-movies del Führer e di Eva Braun furono allora mostrati per la prima volta su di un grande schermo di una kermesse festivaliera e suscitarono reazioni scandalizzate e violente, consegnando il film a diversi decenni di censura e divieto di proiezione in Germania.

Mora ha nel frattempo conquistato piena consapevolezza delle proprie origini ebraiche, anche con l’aiuto della madre vivente e presente nel film. La donna, pittrice piuttosto nota in Australia, parigina di nascita ma di famiglia ebrea con origini lituano-romene, gli aveva raccontato come si salvò da Auschwitz, grazie a un espediente del padre che convinse i tedeschi a rilasciarla, già nel documentario diretto da Mora stesso e intitolato Three Days in Auschwitz (2015). Il padre, invece, ebreo tedesco di Lipsia e comunista, all’anagrafe si chiamava Günter Morawski ma dopo essere scappato dalla Germania hitleriana verso Parigi diventerà Georges Morawski, poi Morand e poi definitivamente Mora una volta stabilitosi in Australia. Unitosi durante la guerra alla resistenza francese, ebbe un ruolo importante nella gestione di una casa-ricovero per bambini ebrei i cui genitori erano per lo più dispersi o finiti nei campi di sterminio, aiutandone molti a lasciare la Francia: tra i promotori di quest’attività che salvò la vita a centinaia di ragazzi vi era Georges Loinger, il famoso ingegnere che approntò la nave Exodus per il suo viaggio verso la Palestina e che Philippe incontra ancora lucidissimo a 106 anni d’età, insieme al cugino Marcel Mangel, l’attore e mimo noto come Marcel Marceau.

Attingendo a un ricco repertorio di filmati storico-cinematografici sulla seconda guerra mondiale in Germania e Francia, il film funziona per l’illusione drammaturgica per cui chi guarda scopre insieme al figlio molti particolari degli avvenimenti occorsi ai genitori, documentati da archivi e testimoni ancora viventi, seguendolo nella sua ricerca sulle tracce del passato tra Europa e Stati Uniti. Non tutti gli spettatori apprezzeranno il vezzo di Mora di impersonare un narratore che batte a macchina la storia della sua famiglia vestito in smoking bianco come in un film di genere degli anni Quaranta, e le frequenti virate pop della regia di Graham, che si giustificano perché il film dà conto anche del graphic novel che Mora crea disegnando tavole coloratissime durante tutti i suoi viaggi con il suo tipico tratto comico e grottesco: con il suo stile fumettistico Monsieur Mayonnaise è dunque un’opera che vuole essere al tempo stesso storicamente accurata e piacevole da guardare anche per un pubblico che non voglia confrontarsi in modo troppo frontale con la più grande tragedia del secolo scorso.

In tal senso, il titolo scelto per il film e l’insistenza sulle doti culinarie dei genitori di Mora, che in Australia hanno dato vita a una catena di ristoranti, servono a incuriosire gli spettatori in un’epoca come quella attuale dove la cucina, i film e le trasmissioni televisive a tema culinario vanno per la maggiore. La volontà di Philippe di ritrovare anche i sapori e i profumi del Marais di Parigi dove vissero i suoi nasce comunque dalla medesima esigenza di salvare un passato e una memoria i cui testimoni diretti sono purtroppo sempre di meno. L’urgenza creativa che muove l’autore alla realizzazione del quaderno Monsieur Mayonnaise ha la medesima origine della sua attrazione quasi compulsiva per le immagini e i memorabilia della seconda guerra mondiale, che rivelano (come anche altre sue opere) l’eredità complessa e a lungo irrisolta degli eventi vissuti dalla sua famiglia anche in un rappresentante di una generazione nata e cresciuta in un’epoca di pace e prosperità e in un altro continente.

© CultFrame 02/2017

TRAMA
Monsieur Mayonnaise è uno dei nomi con cui veniva chiamato durante la Resistenza all’occupazione nazista della Francia il padre del pittore e filmmaker Philippe Mora, un ebreo tedesco che solo dopo il matrimonio con una francese sopravvissuta ad Auschwitz emigrò in Australia per incominciare una nuova vita. Venticinque anni dopo la sua morte, il primogenito Philippe riesce ad andare a fondo nella riscoperta del ruolo che ebbe durante la seconda guerra mondiale e progetta di realizzare un graphic novel sulla storia della sua famiglia.

CREDITI
Titolo: Monsieur Mayonnaise / Regia: Trevor Graham / Sceneggiatura: Trevor Graham / Montaggio: Andrew Arestides / Musica: Cezary Skubiszewski / Interpreti: Philippe Mora, Mirka Mora, William Mora / Fotografia: Jenni Meaney / Produzione: Trevor Graham, Ned Lander, Lisa Wang, Carl Ludwig Rettinger /Australia-Germania, 2016 / Distribuzione internazionale: Flame Distribution / Durata: 95 minuti

SUL WEB
CULTFRAME. Berlinale 2017. 67 Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Il programma
Filmografia di Trevor Graham
Berlinale – Il sito

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