Silence. Un film di Martin Scorsese

Martin Scorsese“O si pensa o si crede” affermava 
Arthur Schopenhauer la cui filosofia, pur non priva di riferimenti spirituali, era comunque ancorata a un ateismo di “calcolato” patimento. La dicotomia scorsesiana di Silence, invece, muovendo proprio dal principio della fede, si fa ancor più lacerante, di un dolore addirittura inesprimibile, ed è quella dell’uomo votato a Dio che, di fronte alla sofferenza, sembra tendere invano l’orecchio al suo assordante mutismo.

Dal romanzo omonimo di Shusako Endo (1966) il regista newyorkese riprende il tema della religiosità, già esplicitamente affrontato in L’ultima tentazione di Cristo (1988) e Kundun (1997), realizzando un film dal complesso iter produttivo trascinatosi per oltre vent’anni. Il libro gli fu regalato nel 1988, ne acquistò i diritti negli anni Novanta e, dopo circa un anno, buttò giù una bozza di sceneggiatura che, di fatto, si concretizzò solo nel 2006 ma che si arenò di fronte alle difficoltà realizzative di una simile opera che solo ora, dopo anni impiegati a superare i numerosi ostacoli, logistici e finanziari, si vede compiuta.

Ciò che maggiormente interessa a Scorsese, come si evince anche dalle pellicole sopracitate, non è tanto parlare della religione quanto del modo in cui gli uomini percepiscono la presenza di Dio, inevitabilmente collegata al mondo dell’intangibile. Impresa non da poco se si considera che il romanzo di Endo racconta una vicenda scandalosa per la Chiesa: l’apostasia di padre Christovao Ferreira che, nel XVII secolo, in Giappone si convertì al buddismo, rinnegando il suo credo. Un’epoca oscura per i cristiani che, con l’affermarsi del periodo Tokugawa (in cui l’intento dello shogunato era quello di assicurarsi il potere e unificare il paese), venivano considerati alla stregua di pericolosi fuorilegge, le cui pratiche minavano l’integrità di quell’endemico processo di cambiamento.

Martin ScorseseLa sconcertante decisione di padre Ferreira – appartenente all’ordine dei Gesuiti e i cui missionari furono tra i primi a raggiungere quelle latitudini – è anche la spinta che motiva il viaggio dei suoi due giovani adepti, Sebastian Rodrigues e Francisco Garupe, decisi a ritrovare il loro Maestro, convinti di poterne dimostrare l’innocenza a dispetto di quella che considerano solo una calunnia.

Il percorso dei due padri, che si avventurano in una terra tanto sconosciuta quanto pericolosa, è costellato di sofferenze di ogni sorta e, in particolare, quello di Sebastian si trasforma in una vera e propria Via Crucis in cui ogni tappa è una nuova, travagliata, scoperta. Attraverso questo cammino/calvario a Rodrigues si rivela, infatti, non già la luce della propria fede, quanto la sua atroce oscurità, il rovescio di un’illuminazione che lo costringe a misurarsi, per la prima volta, con la sua opposta rifrazione: l’ombra del dubbio. In quella landa lontanissima dal suo mondo padre Sebastian trova sia la vivida fede di quei “cristiani nascosti” disposti al sacrificio estremo nel nome di Gesù, sia l’impietosa legge umana che di quei fedeli ne fa carne da macello. La luce della Grazia, allora, illumina le vite di coloro che in essa sono in grado di trovare la ragione della loro miserrima esistenza ma, al tempo stesso, rende ancor più chiaro – con dolorosa consapevolezza – il silenzio di un Dio che amplifica la propria distanza dagli uomini.

Martin Scorsese

In tal senso Silence è un film potente poiché in un certo senso “devasta” – qui inteso nell’arcaica accezione di “spoglia” – la fede dalla sua cecità dogmatica, esponendola allo squilibrio dell’esitazione e a quella profonda indeterminatezza sotto il cui peso il cuore di Sebastian vacilla. Scorsese traccia una parabola di afflizione fisica e spirituale che tocca gli estremi di due mondi e di due verità inconciliabili per l’epoca. L’Oriente e l’Occidente rappresentano qui l’impossibilità non solo di un dialogo ma di un’istanza compiuta da porre a una trascendenza il cui significato non potrà mai essere, per l’Est e per l’Ovest, univoco. In Silence convergono quindi non solo gli opposti ma anche lo straziante dualismo umano che si racchiude nel personaggio di Kichijiro, destinato a diventare una sorta di “ombra” di Rodrigues e che, come tale, lo segue ricordandogli ogni volta la propria fragilità, la possibilità del peccato ma anche l’umiltà di sopportare il castigo e meritare la redenzione.

Martin ScorseseAl rigore narrativo, il regista americano affianca una regia di luminosa limpidezza visiva che nelle immagini di una natura straordinaria (il Giappone dell’epoca è stato ricostruito da Dante Ferretti in differenti suggestivi luoghi di Taiwan) esprime davvero i chiaroscuri dell’animo dei protagonisti. Un film che è anche – o, forse, soprattutto – un’esperienza e che meriterebbe di essere “letto” anche alla luce delle categorie filosofiche che indagano il fenomeno ben più vasto dell’immanenza, in cui non vi è un principio, né una fine a sorreggerne la comprensione del senso se non l’esistenza stessa di quest’ultimo.

“Chi vorrà riformare il mondo cominci da se stesso”, scriveva Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, ed è in questo inizio che nasce ogni mutamento sia esso tangibile o invisibile, laico o religioso, artistico o filosofico. E anche Scorsese ri-comincia da qui.

© CultFrame 01/2017

TRAMA
1643. Padre Sebastian Rodrigues e padre Francisco Garupe, due giovani missionari portoghesi, si recano in Giappone alla ricerca del loro mentore, padre Ferreira, scomparso anni prima e accusato di aver rinnegato la propria fede per convertirsi al buddismo, sposando una giapponese. Il viaggio si rivelerà pericoloso e pieno di insidie, soprattutto perché in quel paese i missionari sono considerati una minaccia e tutti coloro che si professano cristiani sono costretti a vivere in clandestinità, correndo il rischio di essere catturati, torturati e costretti all’apostasia per scampare ad una morte lenta e dolorosa.


CREDITI

Titolo: Silence / Titolo originale: Id. / Regia: Martin Scorsese / Sceneggiatura: Jay Coks, Martin Scorsese dall’omonimo romanzo di Shusaku Endo / Montaggio: Thelma Schoonmaker / Fotografia: Rodrigo Prieto / Scenografia: Dante Ferretti / Musica: Kim Allen Kluge, Kathryn Kluge / Interpreti: Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Sano, Ciaran Hinds, Issei Ogata, Shin’Ya Tsukamoto, Yoshi Oida, Yousuke Kubozuka / Produzione: IM Global / Distribuzione: 01 Distribution / Usa, 2016 / Durata: 161 minuti

SUL WEB
Sito ufficiale del film Silence di Martin Scorsese
Filmografia di Martin Scorsese
01 Distribution

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