La doppia vita di Dan Craig. Un film di Karel Reisz

Karel ReiszEsistono scrittori anglosassoni che ci hanno regalato dei piccoli gioielli gotici che, oltre ai testi teatrali, hanno influenzato numerose pellicole cinematografiche, soprattutto del passato, in maniera estremamente elegante senza ‘effettacci’ e solamente con il magico gioco della suspence. Parliamo di autori come Vera Gaspary, Reginald Denham, Patrick Hamilton, Ethel Lina White e “last but non least” Emlyn Williams. A quest’ultimo è dovuto il bellissimo Night Must Fall che ha trovato ben due versioni cinematografiche: una negli anni ’30 dal titolo Notturno tragico, con le modalità di un melodramma gotico, e la seconda (La doppia vita di Dan Craig) nel 1964, quella che ci interessa maggiormente, firmata dal grande Karel Reisz, ungherese di nascita e inglese d’adozione, qui al suo secondo lungometraggio dopo lo straordinario Sabato sera, Domenica mattina.

La doppia vita di Dan Craig, storia di un giovane assassino affascinante e per niente antipatico, subisce l’influenza del ‘free cinema’ e della ‘nouvelle vague’ francese. Reisz riprende la vecchia storia di Williams e la trasforma da psicodramma individuale a secco dramma di lotta di classe, in cui un individuo diventa psicotico perché non sopporta le ingiustizie della upper class della provincia inglese. E trova in Albert Finney un attore eccezionale, ambiguo al punto giusto e con un coté nei confronti delle donne quasi da omosessuale represso.

Ma Karel Reisz, come dimostrerà anche nelle sue prove posteriori, tipo La donna del tenente francese (forse la migliore interpretazione e più sincera di Meryl Streep), è un regista particolarmente raffinato. Un film che si apre con una decapitazione e prosegue con una cappelliera che contiene la testa mozzata della vittima avrebbe potuto essere come minimo un b-movie, anche se di eccellente fattura. Il regista, però, grazie a un bianco e nero sfavillante firmato Freddie Francis e a un montaggio ellittico lo rende certamente angosciante, ma di un’angoscia di tipo esistenziale, sociologico direi, come quella che alimenterà più tardi alcuni film di Kieslowski e di Skolimowski.

Karel ReiszAssoluto protagonista della pellicola è Dan Craig che trova un’antagonista alla vecchia Mrs. Bramson, la bravissima Mona Washbourne, piuttosto che nella giovane Olivia di Susan Hampsire, come succedeva nella versione degli anni ’30 in cui la romantica Rosalind Russell la faceva da padrona. Questo cambio di prospettiva crea una visione assolutamente nuova e più vicina ai ‘thriller geriatrici’ che furoreggiavano proprio in quegli anni.

Presentato al Festival di Berlino nel 1964, La doppia vita di Dan Craig rimane un ottimo esempio di thriller sociologico, forse un po’ troppo legato all’epoca in cui fu girato, ma ancora pieno zeppo di sequenze memorabili: come per esempio la corsa della signora Bramson sulla sedia a rotelle e la conseguente caccia del grande lupo cattivo (un Albert Finney continuamente sopra le righe). Ma d’altronde chi potrebbe credere a uno che va in giro con una cappelliera che contiene una testa mozzata se non fosse sopra le righe?

La doppia vita di Dan Craig non è mai passato in tv in Italia, non è mai uscito in videocassetta e nemmeno in dvd. Esiste solo una versione in dvd, quella che ho visionato, pubblicata dalla Warner nel 2014, in Region 1 con solo un extra (il trailer) e ovviamente restaurato e in lingua originale.

Oserei dire da non perdere!

© CultFrame 01/2017

TRAMA
La domestica d’una grande villa inglese presenta alla sua padrona il proprio boyfriend, Danny, un giovane dall’aria sveglia che avevamo tuttavia visto nell’incipit decapitare una fanciulla tenendosi la testa e buttando l’ascia in un laghetto. Non esattamente un tipo raccomandabile insomma, le cui buone maniere e il savoir-faire riescono a conquistare tuttavia fin da subito l’affetto dell’anziana signora malata.


CREDITI

Titolo: Night Must Fall / Titolo italiano: La Doppia vita di Dan Craig / Regia: Karel Reisz / Sceneggiatura: Clive Exton / Fotografia: Freddie Francis / Montaggio: Philip Barnekel / Musica: Ron Grainer / Interpreti: Albert Finney, Mona Washbourne, Susan Hampshire, Sheila Hancock, Martin Wildeck / Produzione: Karel Reisz, Albert Finney / Paese: Regno Unito / Anno: 1964 / Durata: 101 minuti

SUL WEB
Filmografia di Karel Reisz

 

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