UrbanPhotoFest 2016. A Londra le pratiche fotografiche contemporanee nel contesto urbano

© James Barnor. Untitled (an assistant of the Sick Hagemeyer Store), Accra, 1971
© James Barnor. Untitled (an assistant of the Sick Hagemeyer Store), Accra, 1971

UrbanPhotoFest è un festival annuale di fotografia organizzato a Londra, dal dipartimento di Sociologia del Goldsmith’s College, il cui Centre for Urban & Community Research costituisce una fucina di dibattiti sull’ecologia, l’urbanistica, e l’espressione della cittadinanza attraverso l’arte e i media. Il festival è l’occasione per un dibattito critico sui diversi approcci visivi alla realtà urbana contemporanea, e si avvale del contributo di una nutrita serie di associazioni ed istituzioni culturali, tra cui la Tate Modern, la London Indipendent Photography (LIP), PhotoFusion, l’International Association of Visual Urbanists (IAVU) e la Kingston University. L’obiettivo del festival è quello di fornire un programma di eventi (mostre, seminari, laboratori, itinerari urbani e portfolio reviews) in grado di mettere in risalto la fotografia come mezzo fondamentale di critica e di cambiamento all’interno della città. Giunto alla sua nona edizione, il festival ha per tema il rapporto tra Fotografia, Memoria ed Archivio e si svolge all’interno dell’Urban Photo Village, un percorso di mostre curato da Stefano Carnelli. Le esposizioni e gli eventi sono tutti facilmente raggiungibili a piedi, ed avvengono in un’area, quella di Deptford e New Cross, caratterizzata da un forte senso di comunità, ma anche, nell’ultimo decennio, da numerosi processi di demolizioni e ristrutturazioni edilizie, e da un’inevitabile gentrificazione, che ha spesso costretto artisti, piccole imprese e famiglie di basso reddito, a chiudere o rilocarsi altrove.

Il festival si è aperto con una conferenza dal titolo Urban Encounters, scandita da temi diversi, tra i quali: le modalità di recupero e costruzione della memoria, il conflitto tra presenza e assenza, le problematiche di salvataggio dei materiali nel passaggio da analogico a digitale e la differenza di genere nella fruizione e rappresentazione dello spazio urbano.

Il primo giorno della conferenza è stato inaugurato dall’ottimo intervento di James Barnor, fotografo ghanese, riscoperto pochi anni fa, e la cui la monografia, Ever Young, è stata pubblicata nel 2015. In ben sei decadi di lavoro, Barnor è stato tecnico e consulente per Agfa, ha lavorato freelance nello studio fotografico di sua proprietà ed è stato reporter per il Daily Graphic e Drum magazine, documentando i cambiamenti epocali sia del Ghana, passato da colonia britannica a paese indipendente, sia di Londra, che, dalla fine degli anni Cinquanta, andava tramutandosi sempre più in una metropoli multiculturale. Barnor non solo ha registrato i costumi e le mode del Ghana in viaggio verso l’indipendenza, ma ha anche immortalato, in maniera pionieristica, modelle nere per la copertina di riviste inglesi. Inoltre, ha accumulato un vasto archivio di fotografia di strada, rilevante oggi come testimonianza di luoghi e situazioni non più esistenti.

© David Colm Killeen. The Polytechnic Chalets, 2010-2015
© David Colm Killeen. The Polytechnic Chalets, 2010-2015

Il procedimento di documentazione e di archiviazione fotografica di luoghi e non luoghi, presenti o assenti nella memoria collettiva ed individuale, è stato esposto da altri fotografi ed urbanisti, che hanno discusso le varie pratiche ed approcci artistici. Tuttavia, fuori dall’aula, l’esperienza davvero avvincente e, in un certo senso, psicogeografica, è stata quella di attraversare a piedi il quartiere, per visitare le mostre e i diversi spazi dell’Urban Photo Village. Tra le numerose iniziative, la funzione della città come archivio visivo e storico è stata ben documentata dalla mostra collettiva alla Lewisham Art House. Urban Memories segnala l’evoluzione e la fluidità dei panorami urbani, sottolineando l’importanza della fotografia di strada come alternativa di ricerca e riflessione personale. David Killeen, fotografo di paesaggio, nel progetto To You I Follow, utilizza come spunto un anonimo album di vecchie fotografie, per documentare, con approccio quasi forense, le tappe del viaggio di una coppia in Svizzera, mettendo in risalto, tre quarti di secolo dopo, i cambiamenti ambientali, storici e sociologici dei vari luoghi. Nella stessa rassegna, Gill Golding indaga invece gli effetti della cosiddetta rigenerazione urbana e della gentrificazione nel contesto del paesaggio post-industriale. Il suo progetto fotografico ha per soggetto i cambiamenti urbani verificatisi a sud-est di Londra. La pratica artistica unisce la ricerca visiva ad un approccio sensoriale, che si esplica camminando nel paesaggio urbano, palinsesto di ere storico-sociali, ed incontrando i residenti, così da ricostruire spaccati di storia locale e registrare i cambiamenti, anche traumatici, subiti dalle comunità del quartiere.

© Tanya Houghton. Artifacts01, The Principle of the Familiar, 2016
© Tanya Houghton. Artifacts01, The Principle of the Familiar, 2016

In questo contesto, Tanya Houghton, il Festival Artist di quest’anno, esplora proprio il formarsi e trasmettersi della memoria, il senso di appartenenza e di casa di queste comunità, sia all’interno delle mura domestiche, sia dell’area geografica di riferimento. Alla Lewisham Art House presenta alcuni lavori tratti dal progetto The Principle of the Familiar, in cui l’archivio mediante il quale si attivano le storie e le memorie familiari, è curato da componenti di diverse generazioni. Gli oggetti possono rappresentare molteplici ricordi, a seconda del processo di uso e trasmissione che ne è stato fatto nel tempo. La fotografia ed il video servono a curare nuovamente questo archivio, mettendone in discussione i contenuti e gli apporti individuali. Alla MMX Gallery di New Cross è in mostra l’ultimo progetto della Houghton: A Migrant’s Tale. Dieci personaggi, di diverse provenienze geografiche, tutti residenti a Londra, raccontano le loro storie attraverso il cibo, che risveglia aneddoti della casa e della patria lontane. Gli alimenti, fotografati come natura morta sui generis, si tramutano in un santuario di vita e di ricordi. Gli artisti internazionali, protagonisti della conferenza e del Photo Village di quest’anno, sono tutti chiaramente accomunati dalla ricerca, tanto delle modalità di manifestazione e costruzione della memoria nello spazio urbano, quanto delle relazioni tra persone, circostanze, ricordi e luoghi.

I quartieri e gli spazi, popolati da edifici, infrastrutture, alberi, non sono solo luoghi deputati alla vita ed agli incontri, ma, imbevuti di significati personali e politici, rappresentano un archivio materiale di ciò che è stato, è o diverrà.

© CultFrame 11/2016

INFORMAZIONI
UrbanPhotoFest 2016
Dal 3 all’8 novembre 2016
Goldsmiths, University of London / New Cross / info@urbanphotofest.org
Tutti i giorni 10.00 – 18.00 / Ingresso libero

SUL WEB
UrbanPhotoFest 2016 – Il sito

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