Neruda. Un film di Pablo Larraín

Pablo LarrainNessun genere cinematografico può risultare banale ed insulso come il biopic, vite narrate cronologicamente, una sequela di avvenimenti arcinoti riproposti come climax narrativi, una sorta di “wikipedia per immagini”. Non questo Neruda dell’ottimo Pablo Larraín che, grazie alla sceneggiatura trasognata di Guillermo Caldéron, riesce a puntare l’obiettivo più sulla poesia che sul poeta. E poiché la poesia può essere scritta, ma mai “descritta”, il regista utilizza la metafora della fuga, concentra vita ed arte del grande poeta/politico cileno nel movimento, nel travestimento, nel cambiamento da celebrato senatore a fuggiasco, poi a simbolo di libertà intellettuale per la gauche europea.

Metafisico e surreale, Neruda evita abilmente il dato anagrafico, sorvola sulla verosimiglianza, ignora la precisione storica per dare vita ad una figura di artista carnale e vanesio, profondo e puerile, un aspirante martire sempre dalla parte del proletariato a parole, ma nei fatti propenso a tracannare champagne in costosi bordelli. Ed infatti la popolana dalla vita grama gli porrà la domanda fondamentale: “ma quando trionferà il comunismo e saremo tutti uguali, saremo uguali a te o a me?”. Nell’agognata persecuzione, nella fuga rocambolesca il Poeta ed il Politico ritrovano quell’unità che darà vita al “Canto General” e, poiché per ogni preda occorre un segugio, emerge il “doppelganger” del poeta cileno, il poliziotto Peluchonneau, perfetto contraltare di Neruda, triste e solo, totalmente dedito alla propria missione, opposto anche fisicamente: cicciottello e sensuale l’uno, segaligno e gelido l’altro.

Pablo LarrainIl poeta ed il poliziotto, la metafora è scoperta e funziona nel surreale inseguimento tra i due che conferisce alla pellicola un tono quasi scherzoso, con accenni da commedia degli equivoci fino al finale “western”. Ovviamente è impossibile arrestare la poesia, zittirne la voce, ed il poliziotto, rappresentante della dittatura e dell’ottusità burocratica, se ne renderà conto nel corso della grottesca caccia all’uomo, finendo per innamorarsi quasi della propria preda irraggiungibile.

Larraín racconta la sua storia con straordinaria eleganza formale ed un tono sospeso che conferisce al film atmosfere quasi favolistiche, grazie anche allo strepitoso montaggio ed all’ottima fotografia di Sergio Armstrong, calda e sfumata, e riesce così a creare un poeta immaginario, lontano anni luce dalla reale biografia, ma forse molto più fedele alla sua poesia.

© CultFrame 10/2016

TRAMA
E’ il 1948 e la Guerra Fredda è arrivata anche in Cile. Al congresso, il Senatore Pablo Neruda accusa il governo di tradire il Partito Comunista e rapidamente viene messo sotto accusa dal Presidente Gonzalez Videla. Il Prefetto della Polizia, Oscar Peluchonneau, viene incaricato di arrestare il poeta. Neruda tenta di scappare dal paese assieme alla moglie, la pittrice Delia del Carril, e i due sono costretti a nascondersi. Traendo ispirazione dai drammatici eventi della sua vita di fuggitivo, Neruda scrive la sua epica raccolta di poesie, “Canto General”. Nel frattempo, in Europa, cresce la leggenda del poeta inseguito dal poliziotto, e alcuni artisti capitanati da Pablo Picasso iniziano a invocare la libertà per Neruda. Ciononostante, Neruda vede questa battaglia contro la sua nemesi Peluchonneau come un’opportunità per reinventare se stesso. Gioca con l’ispettore, lasciandogli indizi architettati per rendere più pericoloso e intimo il loro gioco tra ‘gatto e topo’. In questa vicenda del poeta perseguitato e del suo avversario implacabile, Neruda intravede per se stesso dei risvolti eroici: la possibilità, cioè, di diventare un simbolo di libertà, oltre che una leggenda della letteratura.


CREDITI

Titolo: Neruda / Regìa: Pablo Larraín / Sceneggiatura: Guillermo Caldéron / Fotografia: Sergio Armstrong / Montaggio: Hervé Schneid / Scenografia: Estefanía Larraín / Musica: Juan Federico Jusid / Interpreti principali: Luis Gnecco, Gael García Bernal, Mercedes Morán, Diego Muñoz, Alfredo Castro / Produzione: Fabula, AZ Films, Reborn Productions / Distribuzione: Good Films / Paese: Cile, Argentina, Francia, Spagna, 2016 / Durata: 107 minuti

SUL WEB
Filmografia di Pablo  Larraín
Good Films