Le Vacanze di Monsieur Hulot e Mon Oncle: due capolavori di Jacques Tati

Possiamo affermare con tranquillità come il 2016 sia l’anno dei comici. E non ci riferiamo al successo planetario del nuovo film di Checco Zalone. Quest’anno compiono 90 anni due tra i più conosciuti e amati attori e registi della comicità ebraica, come Jerry Lewis e Mel Brooks, e soprattutto sono tornati sul grande schermo alcuni dei capolavori intramontabili del francese Jacques Tati. Restaurati, ripuliti e pronti a trovare quel nuovo pubblico che meritano grazie alla loro straordinaria modernità.

Del suo primo film, ossia Giorno di festa, e delle sue ricerche cromatiche abbiamo già parlato su CultFrame. Le altre due pellicole che potete trovare nelle sale sono le due successive: Le vacanze di Monsieur Hulot e Mon Oncle. Due pellicole in cui Tati, piuttosto che riprendere il personaggio del postino del film precedente, come tanti gli avevano suggerito, dato il successo della pellicola, ha preferito crearne un altro. Infatti, il suo signor Hulot non assomiglia a nessuna figura cinematografica, di ieri e nemmeno di oggi. Ne è prova L’illusionista di Sylvain Chomet, film d’animazione del 2010, basato su una sceneggiatura di Tati in cui si ricreano le fattezze di Hulot come cartoon, e il pubblico di oggi, che pur non conoscendo il comico francese rimane letteralmente affascinato da questa figura.

Frame tratto dal film "Le vacanze di Monsieur Hulot" di Jacques Tati
Frame tratto dal film “Le vacanze di Monsieur Hulot” di Jacques Tati

Ma arriviamo alle nostre, anzi alle sue, pellicole. Ne Le Vacanze di Monsieur Hulot, Tati inventa un personaggio stralunato. Un uomo alto, bizzarro, “un indipendente in maniera assoluta, disinteressato a tutto, tale che la nostra epoca lo renderebbe un perfetto disadattato”, per dirla proprio con il suo creatore.

Tati in questa prima “avventura” di Hulot crea un mondo surreale. Un mondo in cui regna l’anarchia. E lo sottolinea con l’assoluta mancanza di un “plot”. In quest’opera non c’è una storia ma solo il suo riflesso. Vediamo il rispecchiamento (nel mare?) della vita attraverso la tecnica della costruzione del gag visivo e del suono piuttosto che della parola. Si parte da una spiaggia vuota che si popola piano piano per tornare ciclicamente alla stessa spiaggia vuota. In mezzo solo rumori, suoni e storielle umane, anzi umanissime, e quotidiane, di cui non sapremo mai il seguito, e nemmeno la fine. E poi non c’è moralismo nel cinema di Tati-Hulot, solo morale (mai didascalica).

Una folle girandola di incontri casuali, tra l’albergo e il mare che ha come unico scopo di “schizzare” un cosmo pieno di incertezze che Hulot, vero essere superiore, visto che osserva tutto da lontano, cerca di capire. Ma invano!

Frame tratto dal film "Mon oncle" di Jacques Tati
Frame tratto dal film “Mon oncle” di Jacques Tati

Apparentemente meno complesso è Mon Oncle, visto che teoricamente affronta un tema: quello della tecnologia e delle conseguenze sulla vita quotidiana. Ma non è proprio così. Nel suo film più grandioso e celebre (ha vinto infatti numerosi premi), Tati arriva a toccare vette fantastiche, nel senso letterale della parola, grazie al suo protagonista: un vero marziano che riesce addirittura a camminare sui muri. Così Hulot, perché di lui si tratta anche se non viene nominato mai, diventa la cattiva coscienza di una società che non riesce a controllare i suoi istinti. La famiglia Arpel vive in una casa da incubo, in cui persino Doris Day si troverebbe a disagio. E di ciò va veramente fiera, ma no il piccolo Gérard che preferisce giocare con suo zio che abita in un quartiere popolare dove i giochi sono fatti di legno e non di elettricità.

Tati costruisce, con minuziosa “casualità”, un puzzle affascinante di rumori, dialoghi  incomprensibili. Già nel 1958 l’incomunicabilità, quasi antonioniana, veniva esposta “nel più noir dei film comici”, per dirla con André Bazin, fatto di movimenti geometrici e di forme disarticolate e in cui gli esseri umani fanno da tappeto alle case, queste ultime piene di aggeggi elettronici e alle fabbriche di tubi di plastica. Case che hanno occhi propri (la sequenza geniale delle hitchcockiane finestre gemelle) e fabbriche che riescono a tramutare tutto in asettici oggetti di assoluta inutilità. Case che Hulot con la sua disarmante umanità trasforma in spazi amabilmente caotici. Battendo, così, per originalità persino Charlie Chaplin.

La grandezza di un autore come Tati sta nel fatto che rifiutando la narrazione ci obbliga a guardare il mondo attraverso i suoi occhi, ovviamente se vogliamo accettare il suo cinema, costruito con gli occhi di un bambino. Un bambino che fantastica su come avrebbe voluto fosse il mondo, creando, oltretutto, pieno di dinamiche paradossali, come Tati ci dimostrerà quando aprirà il suo microcosmo dalla casa di Mon Oncle e la spiaggia di Le vacanze di Monsieur Hulot al macrocosmo di Playtime e soprattutto di Trafic. Ma questi ultimi sono altri capolavori misconosciuti di uno dei maggiori registi del secolo scorso.

© CultFrame 07/2016

TRAMA

Le vacanze di Monsieur Hulot
A bordo della sua vecchia automobile, Hulot parte per le sospirate vacanze al mare di Bretagna; incurante dei commenti della gente che incontra per strada, arriva finalmente a destinazione. La pensione a gestione familiare è piena di clienti (una ragazza che fa strage di cuori, un uomo d’affari che non riesce a non pensare al lavoro, bambini che giocano, un comandante dell’esercito che crede di avere a che fare con i suoi sottoposti). Suo malgrado, Hulot mette tutti in subbuglio.


Mon Oncle
Gérard Arpel vive con i genitori in una villa in cui dominano la modernità e la plastica ma preferisce la compagnia dello zio materno Hulot il quale lo porta con sé nel vecchio quartiere della città in cui ha la sua abitazione. I signori Arpel cercano in tutti i modi di accasare il congiunto e di trovargli un lavoro affinché metta fine al suo stile di vita che ritengono stravagante


CREDITI

Titolo: Le vacanze di Monsieur Hulot / Titolo originale: Les Vacances de M. Hulot / Regia: Jacques Tati / Sceneggiatura: Jacques Tati, Henri Marquet / Fotografia: Jacques Marcanton, Jean Mousselle / Montaggio: Suzanne Baron / Scenografia: H. Schmitt / Musiche: Frank Barcellini e Alain Romans / Produzione: Cady-Films / Interpreti: Jacques Tati, Nathalie Pascaud, Louis Perrault, Michel Rolla / Distribuzione: Ripley / Origine: Francia / Anno: 1953 / Durata: 90 min.

Titolo: Mio zio / Titolo originale: Mon oncle / Regia: Jacques Tati / Sceneggiatura: Jacques Tati, Jacques Lagrange / Fotografia: Jean Bourgoin / Montaggio: Baron, Bretoneiche, Grassi / Scenografia: R. Briancourt, H. Schmitt / Musiche: Alain Romans / Produzione: Specta Films, Alter Films, Gray Film / Interpreti: Jacques Tati, Jean-Pierre Zola, Adrienne Servantie, Alain Becourt / Distribuzione: Ripley / Origine: Francia / Anno: 1958 / Durata: 120 min.

SUL WEB
Filmografia di Jacques Tati

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