Franco Vimercati in mostra a Milano

Franco Vimercati. Untitled (Moka), 1996. Gelatin Silver Print 32×25,2 cm.  Courtesy  Galleria Raffaella Cortese, Milano  e Archivio Franco Vimercati, Milano. © Eredi Franco Vimercati
Franco Vimercati. Untitled (Moka), 1996. Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano e Archivio Franco Vimercati, Milano. © Eredi Franco Vimercati

Una caffettiera, un barattolo, un ferro da stiro, un bicchiere, cosa sono questi oggetti prima di diventare ciò per cui sono stati pensati? Come un antropologo che studia ogni sfaccettatura dell’essere umano calato nell’ambiente in cui vive, così Franco Vimercati (Milano, 1940-2001) studia i suoi oggetti nessuno dei quali possiede una identità particolare se non nel momento in cui è la nostra mente ad attribuirgliela. Accade però che attraverso la posa che egli conferisce loro, lo spettatore sia costretto a entrarvi in relazione attraverso un punto di vista non mutuato dall’intervento del pensiero. Cosa significa? In sostanza è come se osservassimo tali oggetti nella loro propria essenza, senza alcun rivestimento costituito da ciò che pensiamo possano essere o a cui possano servire. Emblematico in tal senso è il ritorno di visone che ci viene offerto con la serie Capovolte (anni Novanta) dove l’autore ci mostra questi oggetti così come si vedono ‘in origine’, nel mirino del dispositivo fotografico. Subito dopo, l’intervento del pensiero li colloca in una dimensione altra rispetto a ciò che realmente sono. Tale dissertazione può sembrare un esercizio fine a se stesso, in realtà si tratta di una pratica che potremmo definire zen, indispensabile a comprendere cosa si ha esattamente difronte, a renderci conto con chiarezza cosa stiamo osservando e come ci relazioniamo ad esso.

Franco Vimercati utilizza questi oggetti appartenenti alla quotidianità, della cui esistenza quasi non ci accorgiamo tanto sono ormai relegati in un universo totalmente utilitaristico, per esplorare le miriadi di possibili ‘visioni’ che ciascuno di essi potenzialmente può esprimere. Ogni visione contiene una rivelazione diversa ma tutte tendono al raggiungimento del momento in cui si comprenderà che non vi è nulla da scoprire e che l’oggetto è solo e semplicemente ciò che è. Infatti, pur essendo sempre alla stessa distanza dall’occhio dell’osservatore, esso appare di volta in volta più lontano o più vicino, più misterioso o più evidente, più presente o più sfuggente, e molto altro ancora. Così la ricerca di Franco Vimercati, rigorosa nella forma – sempre la stessa inquadratura, lo stesso sfondo – offre al contempo una molteplice quantità di interpretazioni.

Franco Vimercati. Monforte d’Alba, Pettinatrice, 1973.  Courtesy  Galleria Raffaella Cortese, Milano  e Archivio Franco Vimercati, Milano. © Eredi Franco Vimercati
Franco Vimercati. Monforte d’Alba, Pettinatrice, 1973. Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano e Archivio Franco Vimercati, Milano. © Eredi Franco Vimercati

L’origine dell’indagine di Vimercati verso la ricerca dell’essenza, parte dai ritratti dei personaggi rappresentati nel lavoro Sulle langhe (1973), dove l’artista milanese rende i caratteri di alcuni individui calati in una realtà precisa, in una veste, diremmo, professionale/sociale che li depone al servizio della collettività – vi è il postino, il panettiere, la pettinatrice, eccetera – i quali tuttavia conservano un aspetto pre-esistente. Ed è proprio mediante l’analisi che l’autore fa della figura, collocata in un luogo e in un tempo precisi, a far sì che quel luogo e quel tempo si annullino per far spazio a una nuova dimensione dell’essere. La ripresa frontale, una costante nel lavoro di Vimercati, rende l’immagine di apparente facile lettura, viceversa essa costringe l’osservatore a concentrare la propria attenzione nel tentativo di trovare la dimensione vera in cui la scena avviene, tanto che la sua collocazione abbandona immediatamente la banale sfera della documentazione.

Trait d’union tra questo primo esperimento di avvicinamento a quella che possiamo definire la condizione del silenzio mentale e l’ultima ricerca affrontata da Vimercati, Capovolte, è Il ciclo della zuppiera (1983-1992), lavoro che lo impegna per dieci anni durante i quali crea un numero di immagini relativamente basso se rapportato al tempo occorso per realizzarle, questo perché: “Non c’era un modo stabilito. Quando avevo voglia le facevo.” Ecco allora che la contemplazione dell’oggetto, non della sua funzione, ci porta esattamente al cuore dell’azione, vale a dire verso ciò che si rivela quando il linguaggio che stiamo usando per trovare l’essenza viene a mancare, è insufficiente. È in questo momento che appare il sublime e per arrivare a ciò non è possibile darsi un tempo, ne tantomeno ipotizzare un progetto bensì è necessario perseguire l’idea fino a quando questa non si compie dinanzi ai nostri occhi.

    Franco Vimercati      Franco Vimercati

1 e 2. Franco Vimercati. Untitled (Zuppiera), 1992. Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano e Archivio Franco Vimercati, Milano. © Eredi Franco Vimercati

A tale proposito è interessante vedere come la serie delle zuppiere esposta in mostra, si apra con una prima immagine sfuocata e chiara, come fosse un occhio miope a guardarla, qualcosa di non ben definito cui lo sguardo approccia prima che se ne inizi la disamina, per finire con un’altra sempre sfuocata ma scura. Ciò suggerisce una emersione dal profondo e un ritorno ad esso dopo che è avvenuto lo svelamento, come se l’autore volesse comunicare che l’essenza è qualcosa che può essere esposta ma che deve necessariamente tornare nel profondo dove potrà essere custodita e protetta una volta che la si è compresa. L’esatto contrario di ciò che avviene nella società contemporanea dove l’aspetto esteriore (la storia, di cui a Vimercati non importa nulla) prende possesso della realtà oscurando completamente ciò che vive dentro, rendendo le cose (gli uomini) profondamente diversi da ciò che sono.

© Punto di Svista 06/2016

INFORMAZIONI
Mostra: Franco Vimercati
Dal 25 maggio al 9 settembre 2016
Galleria Raffaella Cortese / via Stradella 4-7-1, Milano / telefono 02.2043555 / info@galleriaraffaellacortese.com
Orari: martedì – sabato 10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.30 e su appuntamento (la galleria rimarrà chiusa per la pausa estiva dal 5 al 29 agosto 2016)
La mostra è accompagnata da una presentazione di Andrea Viliani e un testo critico di Simone Menegoi.

SUL WEB
L’Archivio Franco Vimercati
Galleria Raffaella Cortese

Lascia un Commento

Il tuo intervento è importante per noi, assicurati soltanto di rispettare alcune regole sui commenti.

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>