52a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro

Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di PesaroLa 52a Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro avrà svolgimento il 2 e il 9 luglio 2016. La sezione principale Concorso Pesaro Nuovo Cinema – premio Lino Micchiché prevede otto opere prime o seconde in anteprima mondiale, internazionale o italiana. Il comitato di selezione – formato da Pedro Armocida, Paola Cassano, Cecilia Ermini, Anthony Ettorre e Michela  Greco ha visionato centinaia di film per arrivare a segnalare le opere cinematograficamente più libere, più nuove, lontane anche dall’idea che si ha dei film “da festival”.

Attraverso un percorso lineare e coerente, infatti, si passerà dal ritratto corale di una grande compagnia di teatranti della francese Léa Fehner con il suo Les Ogres (con Adèle Haenel, l’interprete de La fille inconnue dei fratelli Dardenne presentato all’ultima edizione del Festival di Cannes e vincitrice del Premio César come migliore attrice per il film The Fighters – Addestramento di vita di Thomas Cailley) allo sguardo etnologo dell’africano Christopher Kirkley con Akounak Tedalat Taha Tazoughai, passando per il toccante viaggio nella più recondita provincia cinese di Bi Gan nel suo Kaili Blues (Miglior regia al festival di Locarno – Cineasti del presente), fino al percorso interiore di un giovane affetto da disturbi psichici che, una volta scappato da casa per raggiungere Praga, sperimenterà nuove forme di solitudine in David di Jan Těšitel.

Il viaggio – che sia on the road o interiore – è il filo conduttore dei film della selezione. Ed è quello che affronterà anche la giovanissima protagonista (interpretata dell’esordiente Moriah Blonna di cui sentiremo parlare presto) di The Ocean of Helena Lee dell’americano Jim Aki nella dolorosa elaborazione del lutto materno. Un film, quest’ultimo, in cui la seconda protagonista è la musica con la colonna sonora scritta dalla cantautrice Maria McKee, moglie del regista.

Ma la Mostra del Nuovo Cinema è anche politica, nel senso più primordiale del termine, e critica sociale. Ed è proprio su questa linea che si muovono gli ultimi due film del concorso: il brasiliano Where I Grow Old di Marilia Rocha che, attraverso due complessi ritratti femminili, ci offre il punto di vista di due portoghesi nel Brasile di oggi, e l’egiziano In The Last Days Of The City di Tamer El Said in cui emerge preponderante il disperato tentativo di “normalità” in un paese sconvolto dalla cosiddetta “Primavera araba”. In continuità con questi ultimi anche Per un figlio di Suranga Deshapriya Katugampala, immigrato di prima generazione dello Sri Lanka, cittadino italiano, che rappresenterà l’Italia in concorso. Il film, infatti, ci mostra le difficoltà e i conflitti culturali di una piccola comunità relegata ai margini della società che lotta per la sopravvivenza. Attraverso il complesso rapporto fra Sunita, cinquantenne cingalese trapiantata nella provincia nordica italiana, e il figlio adolescente – che rappresenta un perfetto esempio di ibridazione culturale –, Per un figlio diviene metafora di un’Italia interculturale con tutte le sue difficoltà.

A giudicare il miglior film sarà la giuria composta dagli studenti provenienti dalle università con corsi di cinema insieme a colleghi delle principali scuole di cinema, presieduta da Roberto Andò.

SATELLITE – Visioni per il cinema future

Ecco la nuova sezione (a cura di Anthony Ettorre, Annamaria Licciardello, Mauro Santini e Gianmarco Torri), panoramica e non competitiva, che vuole scavare e restituire la superficie reale, complessa, imperfetta e indefinita, della produzione audiovisiva italiana a bassissimo budget, extra-industriale. Non necessariamente giovanissimi, opere prime e inediti. Quello che ci interessa non è l’anteprima o l’esclusiva sul mercato dei festival, piuttosto arrivare a mostrare quello che altri spesso non mostrano solo perché non rientra nelle categorie imposte da un concorso, da un formato, da una durata, da una modalità produttiva.

Uno spazio aperto, si diceva una volta. Uno spazio per opere disomogenee. In questo momento il nuovo cinema, in Italia come all’estero, ha bisogno di aperture, ascolto, spazio per essere visto, prima di tutto, e discusso, anche nei suoi difetti, in un luogo fisico di incontro, al di fuori da quello che è ormai diventato il suo habitat virtuale: il web.

Per questo,  si  passerà  da  un  mosaico  fotografico,  musicale  e  poetico  con  Adagio  Jean  Jaurès di Francesco Cazzin, Giovanni Cazzin, Francesca Rusalen, Gregorio Tenti ad una riflessione sullo spazio reale e digitale che si coniuga con quella della scelta dell’immaginazione sopra la realtà, attraverso la storia di una donna che si mette alla ricerca di uno sconosciuto nei pressi di Dubai con Comfort Zone di Perla Sardella. Dalla dimensione spaziale ci si sposterà, poi, su quella temporale con una profonda indagine a carattere universale sulla natura sfuggente del tempo, su ciò che poteva essere, è o sarà con Come il vento di Claudio Romano – che il festival aveva già ospitato con la sua opera prima Ananke lo scorso anno nella sezione dedicata agli esordi italiani.  Un altro ritorno al festival sarà rappresentato da Carlo Michele Schirinzi, che alla 50° edizione della Mostra aveva partecipato in concorso con il suo I resti di Bisanzio, con la sua ultima fatica Deposizione in due atti – prosecuzione della sua l’indagine sui luoghi abbandonati dalle civiltà.

Romanzo popolare. Narrazione, pubblico e storie del cinema italiano degli anni Duemila

Il cinema è ancora un’arte popolare? È in grado di raccontare storie per tutti, come un tempo facevano il teatro, il melodramma cantato, il romanzo d’appendice, il fotoromanzo? In che modi oggi si può definire un’arte  della  narrazione  e  come  il  modo  di  raccontare  è  cambiato  e  sta  cambiando  insieme  al moltiplicarsi delle forme di fruizione e con l’irrompere prepotente della produzione seriale? Il volume intende rispondere a queste domande centrali nella cinematografia contemporanea attraverso contributi di decine di studiosi e critici. In chiusura numerose interviste a registi e sceneggiatori insieme alla pubblicazione di un racconto cine-futuristico scritto appositamente da Antonella Lattanzi.

Retrospettiva

Coppie o tris di film tra passato e presente, seguendo la falsariga dei generi per mettere in gioco, ad esempio, la commedia dedicata al mondo del lavoro con Tutta la vita davanti di Paolo Virzì (2008) e I compagni di Mario Monicelli (1963), due sguardi colmi di amarezza sulle difficili condizioni lavorative tra fine Ottocento e l’era dei call center. Il profetico ed apocalittico Todo modo (1976) di Elio Petri – tra le opere più dimenticate dall’autore, a quarant’anni dalla prima proiezione pubblica – e Viva la libertà di Roberto Andò (2013) che, seppur con poetiche piuttosto distinte, ci mostrano le evoluzioni del cinema politico italiano. Oppure, Terza liceo di Luciano Emmer (1954) e Come te nessuno mai di Gabriele Muccino (1999), per comprendere origini ed evoluzioni della cosiddetta commedia giovanilistica. Non solo coppie, ma anche trittici. Il cinema poliziottesco di Milano calibro 9 di Fernando Di Leo (1972) con quello “senza un solo poliziotto” di Suburra di Stefano Sollima (2015) e Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari (2008), tratto dall’omonimo romanzo di Gianrico Carofiglio, per confrontare e riflettere sull’evoluzione del noir e la rappresentazione dello spazio urbano – dimostrando come i film di genere siano in grado di indagare anche la realtà socio-politica del paese. E, ancora, il romanzo storico – un genere portante nella storia del nostro cinema – con Senso di Luchino Visconti (1954), Noi credevamo di Mario Martone (2010) e Il resto di niente di Antonietta de Lillo (2004). La retrospettiva si concluderà con una tavola rotonda con tutti i registi invitati, gli sceneggiatori, gli scrittori, gli studiosi e i critici che si confronteranno sull’oggetto dello studio.

Al regista algerino Tariq Teguia (1966) la Mostra dedica il suo omaggio principale con la proiezione di tutti i suoi film, dai primi cortometraggi (Kech’mouvement, 1992; Le Chien, 1996; Ferrailles d’attente, 1998; La Clôture, 2002) ai suoi tre lungometraggi (Rome wa la N’touma, 2006; Gabbla, 2008; Zanji Revolution, 2013), fino all’ultimo lavoro inedito Où en êtes-vous, Tariq Teguiae a una “carta bianca” con il cineasta che ha scelto di presentare un film italiano a cui è particolarmente legato: Storie di ordinaria follia di Marco Ferreri.

CultFrame 06/2016
(Dal comunicato stampa)

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