Sprezzatura. Mostra di Noé Sendas a Milano

Della figura che appare sotto l’arco, non se ne vede mai il volto, come se l’autore delle fotografie volesse catalizzare la nostra attenzione spingendoci sempre più al loro interno che, di fatto, ci avvolge. La sequenza è formata da quattro immagini soltanto ma ugualmente il meccanismo che si instaura fa sì che il nostro sguardo corra da una all’altra cercando le differenze, in un movimento circolare del corpo che fa muovere la figura – la nostra e quella ritratta – come se a guidarci fosse l’animazione di un video e non una struttura fissa. Un rettangolo di vetro è sovrapposto a quello dell’immagine ma in una posizione decentrata che, ancora una volta, sposta l’occhio dal soggetto verso un altrove. La scena è sempre la medesima, si ripete quattro volte e in ognuna la figura appare in una posizione diversa. Ad ogni nuova osservazione si scoprono piccole differenze che sottolineano quel che il modo di guardare può farci scoprire, il che implica la conoscenza del maggior numero di dettagli possibile. La successione è circolare dunque non vi è un ordine di comparizione, pensiamo ai lunghi piani sequenza del cinema di Aleksandr Sokurov in Arca russa (2002) per esempio, dove lo sguardo deve seguire con estrema attenzione ciò che accade perché in qualche modo sa che nulla si ripeterà. La figura si mimetizza con l’ombra che la luce del sole disegna sul profilo interno della nicchia o appare in primo piano in un piacevole andirivieni colmo di mistero.

       Noé Sendas     Noé Sendas     Noé Sendas     Noé Sendas
© Noé Sendas. Sprezzatura. Courtesy mc2gallery

Le immagini di Sendas ritraggono corpi di donne naturalmente inseriti in contesti che sembrerebbero accoglierli come parte integrante del luogo: non semplici presenze bensì “facenti parte di”. Sensazione ben descritta nel titolo che l’autore da al suo lavoro, Sprezzatura, termine letterario risalente al XVI secolo, che indica l’essere distaccati in una condizione di equilibrio, situazione che si verifica nel momento in cui si devono affrontare delle difficoltà, o meglio: può verificarsi se l’individuo è in grado di mantenere al contempo distacco e equilibrio. Entrambi questi aspetti sono presenti in modo inequivocabile nelle immagini dell’artista belga. Il primo, quello del distacco, dato dall’ambientazione cui egli ricorre con chiari riferimenti al cinema come al mondo della moda degli anni Cinquanta, quando l’eleganza era vissuta in modo naturale e non inquinata dal consumo e dalla schiavitù dell’apparire, un’eleganza non urlata, non esposta, non ostentata. Quell’eleganza di un ceto sociale che si fatica a trovare nel mondo contemporaneo, che possedeva una propria coerenza anche di pensiero talvolta vividamente rivoluzionario. Il secondo, quello dell’equilibrio, che nelle immagini proposte è rappresentato anche dall’allestimento sapientemente costruito dall’autore, dove l’armonia presente nel mix di elementi che compongono l’esposizione trasforma le piccole immagini in bianco e nero, montate su cornici in metallo d’epoca e successivamente posizionate su stoffe preziose simili a tele damascate del Cinquecento, dona ad esse una eleganza che allarga lo sguardo. Equilibrio che si ritrova nelle linee geometriche che dialogano tra loro, sottolineate dall’inquadratura che Noé Sendas ha ricercato con cura ma senza ostinazione, naturalmente rivelato al nostro sguardo.

© Noé Sendas. Crystal Girl n. 45. Courtesy mc2gallery
© Noé Sendas. Crystal Girl n. 45. Courtesy mc2gallery

Pur nella modernità della posa, nella contemporaneità dello scatto, la figura femminile ritratta da Noé Sendas, sembra quindi sostenere che non è importante l’identità dell’uomo, la sua individualità, bensì la posizione che il corpo occupa nel visivo, nel mondo rappresentato davanti a noi. Quasi a sottolineare che la ricchezza non sta nello status rappresentato dall’oggetto ma nel modo in cui quell’oggetto è portato.

Esemplificativa in questo senso è l’immagine che riprende, ancora una volta, un corpo femminile inglobato in quello che sembra essere un tronco d’albero, Crystal girl n. 45. La figura appare amalgamata al suo interno. Non si nasconde anzi afferma il proprio non voler sembrare diversa dalla materia che la circonda pur essendolo, parla della capacità di poter “essere” anche in situazioni di apparente disequilibrio. Ad esagerare questa visione, l’immagine in questione è stata esposta, in galleria, in un punto del muro a cavallo di una ringhiera, una posizione difficile da raggiungere ma non impossibile, come se l’autore, oltre a voler formare il suo consueto gioco di linee in dialogo con l’equilibrio, abbia voluto metterci alla prova inducendo i nostri corpi a esporsi nell’atto del guardare nonostante il disagio, sfidandoci a cercare il nostro equilibrio, a trovare un modo che ci permetta di apparire naturali e consapevoli nel mondo.

© CultFrame 05/2016

 

INFORMAZIONI
Noé Sendas – Sprezzature / A cura di Claudio Composti
Dal 19 aprile al 20 giugno 2016
Galleria mc2gallery / via Malaga 4 (citofono 72), Milano / telefono 02.87280910 / mc2gallery@gmail.com
Orari: martedì – venerdì 14.00 – 20.00 / sabato su appuntamento

SUL WEB
Il sito di Noé Sendas
Galleria mc2gallery

 

Lascia un Commento

Il tuo intervento è importante per noi, assicurati soltanto di rispettare alcune regole sui commenti.

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>