Al di là delle montagne. Un film di Jia Zhang-ke

Al di là delle montagneCina, 1999. Nella piccola città di Fenyang un gruppo di ragazzi festeggia il capodanno ballando sulle note di Go West dei Pet Shop Boys. Al centro della scena la giovane Tao. Su di lei gli sguardi innamorati di Liangzi, lavoratore nella locale miniera, e di Zhang Jinsheng, giovane ambizioso e dalle mire imprenditoriali.

Il volto sorridente di Tao sembra sfuggire alla sottile ironia del regista Jia Zhang-ke: dentro quel salone, “ristretto” dal formato 4:3, i ragazzi sembrano credere davvero nell’ideale di (falsa) libertà che il capitalismo ha offerto all’Occidente, così lontano geograficamente e culturalmente. Ma fuori dalla porta l’euforia si consuma nell’effimero bagliore dei fuochi d’artificio per lasciare spazio, con la luce del giorno, a un ambiente povero, dove ci si guadagna da vivere con il lavoro nelle miniere di carbone. Tao è combattuta. Di fronte a sé due possibilità opposte tra loro: da un lato una vita di tradizione e stenti, dall’altro la ricchezza e il miraggio occidentale.

Jia Zhang-ke, come già avvenuto in alcuni dei suoi precedenti lavori – uno su tutti Still Life, vincitore del Leone d’Oro nel 2006racconta le dinamiche di un paese complesso come la Cina scegliendo le periferie come punto di osservazione privilegiato. In un contesto sociale e culturale estremamente articolato, come quello cinese appunto, il processo di modernizzazione assume tempi e forme diverse se applicato a piccoli centri abitati come Fenyang, città natale del regista. Qui tutto è rallentato, e solo la circolazione di oggetti di consumo che assumono la valenza di status symbol rende l’idea di un immaginario collettivo che non sa con sicurezza quale direzione prendere. Tale evoluzione diventa ancora più interessante se considerata all’interno di un arco temporale significativo, come avviene in Al di là delle montagne. Sono 25 gli anni che Zhang-ke racconta, suddivisi in tre capitoli che vanno da un futuribile 1999 a un futuristico 2025.

Al di là delle montagne

In questo quarto di secolo la disamina esistenziale ed evolutiva si muove attraverso uno sguardo che via via si “allarga”, passando dal formato 4:3, al widescreen, al cinemascope, ma senza mai distogliere l’attenzione dai suoi protagonisti. Ciò che li lega indissolubilmente, nonostante le differenze, è un forte senso di alienazione emotiva e culturale: mentre Liangzi lascia la città di origine per sprofondare nella polvere di un’altra miniera, Zhang Jinsheng sposa e presto lascia Tao, portando con sé prima a Shanghai e poi in Australia il loro bambino, enfaticamente chiamato Dollar.

Al di là delle montagneL’ultima parte del film, a lui dedicata, mostra chiaramente la difficile coesistenza tra modernità e tradizione: il giovane Dollar, “sottosopra” per la mancanza di profonde radici culturali, non riesce, letteralmente, a parlare con il padre. Il paesaggio ampio e dai colori sfumati dell’Australia diventa una prigione a cielo aperto, in cui le mura e le sbarre sono sostituite da incomunicabilità e mancanza di ricordi. L’insistenza sulla lingua inglese, troppo retorica e perciò poco credibile, rischia per un attimo di far scivolare la pellicola in una dimensione eccessivamente melodrammatica, ma si risolleva con una chiusa circolare che riporta Tao al centro della scena, riequilibrando l’andamento emotivo.

Senza aver bisogno di sovrastrutture o cliché, ancora una volta Jia Zhang-ke affronta temi di grande portata sociale e culturale lasciando a chi guarda la possibilità di sentirsi coinvolto e di affrontare un viaggio emozionale carico di suggestioni. Nella sua Cina, dolorosa e bellissima, schiacciata tra capitalismo e tradizione, passato e futuro si delineano nelle piccole storie di quotidianità, lasciando un segno, nitido, che è impossibile non cogliere nella sua disarmante lucidità.

© CultFrame 05/2016

TRAMA
Fenyang, 1999. La giovane Tao è corteggiata da due coetanei: Liangzi, minatore e Zhang Jinsheng, proprietario di una pompa di benzina. Tao, per garantirsi un futuro migliore, sceglierà, senza troppa convinzione, di sposare Zhang. La sua storia, raccontata nell’arco di 25 anni, mostrerà quanto sia difficile far coesistere modernità e tradizione nel contesto culturale e sociale di un paese in continua evoluzione come la Cina.


CREDITI

Titolo: Al di là delle montagne / Titolo originale: Shan he gu ren / Regia: Jia Zhang-ke / Sceneggiatura: Jia Zhang-ke / Fotografia: Yu Likwai / Montaggio: Matthieu Laclau / Musica: Yoshihiro Hanno / Scenografia: Liu Qiang / Interpreti: Zhao Tao, Zhang Yi, Liang Dong Jin, Dong Zijian, Sylvia Chang, Han Sanming / Produzione: Mk Productions, Office Kitano, Runjin Investment Co., Shanghai Film Group Corporation, Stream Pictures/ Paese: Cina, Francia, Giappone, 2015 / Distribuzione: BiM Distribuzione / Durata: 131 minuti

SUL WEB
Sito ufficiale del film Al di là delle montagne (Shan he gu ren) di Jia Zhang -ke
Filmografia di Jia Zhang-ke
BiM Distribuzione