Conceptual Photography. Mostra a Milano

La fotografia concettuale prodotta tra il 1965 e il 1977 è il complesso tema affrontato nella collettiva Conceptual Photography proposta alla galleria Osart di Milano. Vito Acconci, Ketty La Rocca, Aldo Tagliaferro, Franco Vaccari, Duane Michals, Michele Zaza, Vincenzo Agnetti, Giorgio Ciam, Kenneth Josephson, Gordon Matta Clark, Claudio Parmiggiani sono gli artisti, la manipolazione dello sguardo e la contestuale possibilità di interrogarsi difronte a un visivo che appare contaminato dall’ambiguità di appartenere tanto alla realtà quanto alla finzione il tema.

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© Duane Michals. Things are queer. Courtesy Osart Gallery

Tra le immagini proposte la serie di Duane Michals Things are queer pone l’accento sulla diversa percezione che si sviluppa nel fruitore a seconda della porzione di elementi che entrano a far parte dell’inquadratura, e di come, contestualizzando sempre più tali elementi, lo sguardo possa aprirsi a differenti interpretazioni e significati nel momento in cui ciò che circonda il particolare viene incluso nello spazio osservato. Seguendo il filo conduttore di Michals l’occhio parte da una condizione di curioso interesse verso un’immagine apparentemente anonima, una porzione di una stanza da bagno, per arrivare, man mano che la scena si allarga, a osservare un esterno sempre più immerso all’interno dell’immagine stessa, la quale da “osservata” diviene parte del mondo di chi la sta guardando. “Le cose sono strane”, ci dice l’autore, possiamo guardarle da diversi punti di vista ma alla fine torniamo a un punto preciso che forse non avevamo notato, e la strada per giungere a questa maggiore attenzione passa tortuosamente attraverso l’atto di entrare e uscire dalla cosiddetta realtà con la messa in scena del vero che ha tutta l’aria di essere falso.

© Letty La Rocca. La galleria - riduzione. Coutesy Osart Gallery
© Ketty La Rocca. La galleria – riduzione. Coutesy Osart Gallery

Ancora un gioco di rimandi tra realtà e finzione è espresso nell’opera di Franco Vaccari Photomatic d’Italia composta da un collage di fototessera e una immagine che ritrae una cabina foto automatica posta sotto un porticato anonimo di una città qualsiasi della provincia italiana. Gli individui ritratti, persone comuni, sorridono e i loro sguardi buffi si mostrano senza veli a un obbiettivo anch’esso anonimo, opportunamente puntato sui soggetti, essi si esibiscono dinanzi a un occhio indagatore lasciandosi andare in pose già ammiccanti a quelle che in tempi più recenti diventeranno telecamere predisposte a scrutare ogni piega del nostro quotidiano. L’obbiettivo coincide con l’occhio dello spettatore che osserva un momento privato: quanto appartiene alla sfera del reale e quanto a quella della finzione?

La galleria-Riduzione, opera tipica dell’espressione artistica di Ketty La Rocca, mostra come sia possibile leggere una situazione ritratta apparentemente in modo chiaro: la parte visiva racchiude una serie di codici, di messaggi che occorre interpretare, riconoscere, l’autrice tenta uno sviluppo sottotraccia che si identifica con la parola. Ma la parola non produce un senso compiuto, non offre una comprensione del visivo, bensì appare ancora più incoerente, gira in tondo, sottolineando così l’assoluta mancanza di comunicazione che non appartiene soltanto a ciò che vediamo ma anche a ciò che ascoltiamo.

© Vito Acconci. Control Box. Courtesy Osart Gallery
© Vito Acconci. Control Box. Courtesy Osart Gallery

Un’indagine inquietante costituisce il corpo dell’opera Control Box di Vito Acconci in cui l’autore mostra il possibile sviluppo di una relazione tra sé e un gatto ritratto all’interno di una cassa di legno. L’osservazione di tale relazione è appuntata su fogli di diario che fanno parte dell’opera. Lo sguardo indagatore/costrittore diviene l’autorità. La vita dell’animale è nelle sue mani, l’atto di controllare ciò che accade prende la forma di uno studio che spinge (auspicabilmente) il pubblico a porsi delle domande su quella che è una condizione trasmigrabile all’umano.

© Aldo Tagliaferro. Sovrapposizione alla realtà. Courtesy Osart Gallery
© Aldo Tagliaferro. Sovrapposizione alla realtà. Courtesy Osart Gallery

Un’interessante visione legata alla manipolazione delle immagini, è proposta nell’opera Sovrapposizione alla realtà di Aldo Tagliaferro dove l’autore sviluppa il concetto di coincidenza tra memoria e identificazione. La rappresentazione avviene anteponendo ai muri di una galleria fotografie che impressionano porzioni di quegli stessi muri che poi fotografa nuovamente. La realtà appare così immutata, e variabile al tempo stesso. Nell’immagine di Kenneth Josephson Mattew, il soggetto nasconde il proprio volto dietro una fotografia che regge al contrario e in cui lo vediamo ritratto nello stesso luogo ma a volto scoperto. Il senso non ha più direzione e la comunicazione utilizza codici che tendono a far riflettere sulla capacità dell’osservatore di analizzare una data situazione da più punti di vista.

L’aspetto della comprensione dell’identità personale è infine l’oggetto dello studio praticato da Michele Zaza con Mimesis e da Giorgio Ciam con Autoritratto. Nel primo caso una sequenza di due immagini mostra il volto del soggetto ritratto diviso a metà con una parte chiara e una scura. Le due parti, completamente diverse tra loro, si annullano perdendo il reciproco carattere. Nel secondo caso un altro dittico mostra il volto dell’autore reso irriconoscibile perché mosso o coperto, come fosse impossibile rendere chiara l’identità umana.

Lo scenario tratteggiato in questo ricco percorso espositivo appare dunque strettamente attuale nonostante la collocazione temporale delle opere risalga a circa quaranta anni fa, conservando il pregio di condurre lo spettatore verso lo svelamento del riconoscimento di un’idea.

© CultFrame 03/2016

INFORMAZIONI
Mostra: Conceptual Photoraphy / A cura di Andrea Sirio Ortolani
Dal 24 febbraio al 10 aprile 2016
Osart Gallery / via Lamarmora 24, Milano / telefono: 02.5513826 / info@osartgallery.com
Orari: martedì – sabato 10.30 – 13.00 e 14.30 – 19.00 / Ingresso libero

SUL WEB
Osart Gallery, Milano

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