Over Yonder. In mostra a Roma i “paesaggi” di Marco Strappato

Marco Strappato. I’ve caught Derek Jarman and Yves Klein looking at my desktop wallpaper, 2015. Rosco chroma key blue paint on 2 canvas (90x160cm each), projection, size variable. Courtesy The Gallery Apart, Rome. Photo by Giorgio Benni
Marco Strappato. I’ve caught Derek Jarman and Yves Klein looking at my desktop wallpaper, 2015. Rosco chroma key blue paint on 2 canvas (90x160cm each), projection, size variable. Courtesy The Gallery Apart, Rome. Photo by Giorgio Benni

Attraverso l’esperienza diretta, le informazioni che ci raggiungono vengono da noi concettualmente elaborate, nella loro complessità, in un sistema che classifica e cataloga ciò che ci circonda. E quello che definiamo paesaggio, nel senso ampio del termine e a cui attribuiamo diverse identità, fa parte di questa enorme e articolata rappresentazione con la quale ci relazioniamo.

Il paesaggio ha, e può comprendere, diverse declinazioni: da quello naturale a quello digitale, da sonoro a visivo; persino un volto può essere descritto attraverso il concetto di paesaggio, sottoponendo le espressioni e i sentimenti di un viso a metafore paesaggistiche. Molte opere d’arte ci possono parlare del paesaggio esprimendone un particolare punto di osservazione e, con l’uso di più linguaggi e materiali, ci si può interrogare e si può interagire con esso.

Marco Strappato. Over Painted ESO#4, 2015. C-type, spray paint, 31x52cm and Mondi Lontanissimi by Franco Battiato (1985). Headphones, headphone stand, iPod shuffle, lacobel, iron. Courtesy The Gallery Apart, Rome. Photo by Giorgio Benni
Marco Strappato. Over Painted ESO#4, 2015. C-type, spray paint, 31x52cm and Mondi Lontanissimi by Franco Battiato (1985). Headphones, headphone stand, iPod shuffle, lacobel, iron. Courtesy The Gallery Apart, Rome. Photo by Giorgio Benni

Marco Strappato, con i suoi lavori in mostra negli spazi espositivi di The Gallery Apart di Roma dal titolo Over Yonder, ci invita a riflettere proprio sulla molteplicità del paesaggio all’interno della diversità dei linguaggi. Ed è con la metafora dei materiali, spesso visivi e a volte sonori, che ci propone una parte della sua ricerca espressiva tesa a una diversa esperienza e concettualizzazione del mondo.

Nell’ampia sala al piano terra osserviamo, tra le diverse opere in esposizione, delle immagini fotografiche su cui è stata spruzzata della vernice spray nera, su una parte del vetro che protegge l’immagine e su parte della cornice. Sembra voler nascondere una parte del paesaggio per attivare la nostra curiosità su ciò che non ci è dato vedere. A una di queste, a distanza ravvicinata, è stato posto di fronte un alto sgabello sul quale è disponile una cuffia dalla quale poter ascoltare dei brani musicali dall’album Mondi Lontanissimi di Franco Battiato. È evidente, qui, l’invito alla scoperta di ulteriori territori, anche interiori.

Due opere colgono la nostra attenzione: ambedue sono degli armadietti metallici con all’interno quelle che sembrano delle buste bianche chiuse e, in effetti, sono delle forme ricavate dall’uso della jesmonite (materiale usato nell’edilizia) che simula la carta.  Nell’intenzione dell’autore diventano simboli di un astratto e immaginario concetto di materializzazione di files. Sopra queste strutture metalliche sono collocati dei bracci per il fissaggio a parete di televisori o monitor. Nello sportello aperto dell’armadietto sdraiato a terra osserviamo una scritta, una domanda, con caratteri molto piccoli: were do you want to go today?

Per avere un’opportunità di comprensione ulteriore di queste opere, come dell’intera poetica di Marco Strappato, dobbiamo rifarci a un importante punto di riferimento interno alla sua ricerca e cioè l’opera e la figura di Werner Herzog.  Il titolo della mostra stessa è ispirato a un film del regista tedesco: The Wild Blue Yonder. Come Herzog, Strappato si interroga sulle possibilità di forme e immagini che corrispondano al presente, alla nostra posizione nel mondo attuale, nella convinzione che un salto nel sogno e null’utopico sia più meritevole che un passeggiare nel già vissuto, classificato e catalogato.

Marco Strappato. Over Yonder. Installation view (basement). Courtesy The Gallery Apart Rome. Photo by Giorgio Benni
Marco Strappato. Over Yonder. Installation view (basement). Courtesy The Gallery Apart Rome. Photo by Giorgio Benni

Nella sala al piano seminterrato troviamo, oltre a un richiamo a un lavoro già esposto in una precedente mostra, due opere molto diverse tra loro ma complementari: due tele monocromatiche azzurre, in parte colpite dalla proiezione di un’immagine da screen saver che si sovrappone ad esse e un video tratto da un programma di un campionato mondiale di videogiochi online. Qui l’autore ci invita a cogliere come immagini e gesti digitali del nostro fare quotidiano assumano sempre più un nuovo e altro aspetto del paesaggio in cui ci muoviamo e nei quali, probabilmente, molti di noi cercano nuovi mondi utopici e da esplorare.

© CultFrame – Punto di Svista 02/2016

Marco Strappato nasce a Porto San Giorgio (FM) nel 1982. Vive e lavora a Londra. Ha seguito studi di scultura al MA Royal College of Art di Londra, di film e video all’Accademia di Brera a Milano e pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ha al suo attivo numerose mostre sia personali che collettive e residenze d’artista di livello internazionale.

INFORMAZIONI
Mostra: Marco Strappato – Over Yonder
dal 12 dicembre 2015 al 13 febbraio 2016
The Gallery Apart / Via Francesco Negri 43, Roma
Info: tel/fax 0668809863 – info@thegalleryapart.it
Orari: martedì – sabato 15.00 – 19.00 e su appuntamento

SUL WEB
The Gallery Apart, Roma