Fabrik / Nuits de bal. Mostra di Jakob Tuggener a Bologna

Facciata, fabbrica di costruzioni meccaniche Oerlikon, 1936. © Jakob Tuggener Foundation, Uster
Facciata, fabbrica di costruzioni meccaniche Oerlikon, 1936. © Jakob Tuggener Foundation, Uster

Dopo aver prestato la sua opera come disegnatore tecnico in uno stabilimento di Zurigo, Jakob Tuggener, unanimemente considerato uno dei più importanti fotografi industriali, a partire dagli anni Trenta comincia una collaborazione come fotografo con la Maschinenfabrik Oerlikon (officina di costruzioni meccaniche). Incaricato di interpretare le situazioni di lavoro fornendo una visione unitaria del luogo e di ciò che accade al suo interno, mostra un’immagine nella quale non è tanto evidente il divario tra le categorie. Tuggener, che fin dagli anni Venti sogna di potersi dedicare ad una attività artistica, comincia a produrre reportage a puntate (Cosa dicono gli operai del loro lavoro), serie di ritratti (Dall’ufficio e dall’officina: i volti del lavoro), spingendosi fino a imbastire alcune sequenze di immagini soggettive come fossero un montaggio cinematografico. Il cinema è infatti l’altra sua grande passione ed egli si serve dei meccanismi di questa giovane arte (siamo negli anni del muto) per mostrare scene di ordinaria vita quotidiana che normalmente nessuno osserva. È il caso della storia di Berti, un’operaia che l’occhio dell’autore segue non per documentarne il lavoro, bensì la scena che la ritrae mentre si affretta perché è in ritardo sul turno (Berti è arrivata in ritardo, 1936). Nella mente del fotografo questo metodo di lavoro è concepito come la rappresentazione della vita reale, di ciò che accade al di là dell’atto di produrre, dove però non viene utilizzata la semplice forma del reportage. Tuggener, viceversa, realizzerà veri e propri filmati per immagini e il prodotto finale dell’imponente lavoro di anni, alla fine, non potrà che essere un libro. Nasce così Fabrik che l’autore pubblicherà nel 1943, in seguito definito una pietra miliare tra le produzioni editoriali che affrontano la relazione tra l’uomo e la macchina.

Il lavoro di Jakob Tuggener dunque appare subito molto diverso dalla fotografia industriale dell’epoca, egli coglie la prospettiva interiore della fabbrica, ne racconta le scene minori con una qualità cinematografica – una concezione completamente nuova per le riviste illustrate di quel periodo – e in effetti egli affiancherà molto presto l’attività cinematografica a quella fotografica, iniziando a girare piccoli film muti su commissione, per passare poi a una produzione propria, già piuttosto dinamica, servendosi di un montaggio che deve molto al cinema di Ėjzenštejn e che in seguito diventerà scuola per giovani fotografi come l’americano Robert Frank.

Ballo della stampa, Corso, Zurigo, 1935. © Jakob Tuggener Foundation, Uster
Ballo della stampa, Corso, Zurigo, 1935. © Jakob Tuggener Foundation, Uster

Ciò che più attrae il fotografo di Zurigo sono le atmosfere: la suggestione del buio dei capannoni, i dettagli delle macchine, i volti delle donne che per lui rappresentano l’anima della fabbrica così come le luci sfavillanti degli eventi mondani dell’alta società elvetica – Nuits de bal (1934-1950) progetto che vedrà la luce in forma di libro soltanto dopo la sua morte – dove sono le bianche schiene delle donne, il luccicare dei gioielli, lo sfarzo degli abiti ad affascinarlo. Egli è infatti ugualmente attratto dall’ordinario della vita dei lavoratori, dal sudore e dalla fatica come dallo sfarzo e dal lusso delle sale da ballo, ambiti entrambi fotografati sempre con la stessa cifra stilistica che non sfocia mai nella ricerca di carattere antropologico. Jakob Tuggener infatti non ha mai inteso realizzare uno studio che mettesse a confronto il mondo delle feste nelle sale da ballo con quello più popolare della fabbrica, piuttosto si ritrova a vivere intensamente entrambi questi mondi pur così nettamente separati tra loro. In realtà ciò che l’autore sembra voler cogliere è il grado di forza con cui si manifesta un fenomeno, qualsiasi sia la condizione in cui si rivela. La sua osservazione è fatta di curiosità ma nel contempo contiene il desiderio. Sarà egli stesso infatti a coniare la definizione del proprio lavoro: “Seta e macchine, questo è Tuggener!” collocando se stesso tra i due estremi, senza mai formulare un confronto. Gli apparenti contrasti che si ravvisano nei due ambienti costituiscono una interpretazione troppo facile che all’autore non interessa. Non lo interessa la realtà visibile bensì quella interiore ed è questo che traspare dalle immagini che realizza sia tra i lavoratori sia nelle situazioni mondane. I volti e le pose che egli coglie nella fabbrica, posseggono una dignità e una bellezza per nulla inferiore a quella della ricchezza degli ambienti in cui si svolgono le lussuose feste, dove altri lavoratori invisibili, camerieri e musicisti, si muovono silenziosi.

Senza titolo, Geigy, Basilea, 1953. © Jakob Tuggener Foundation, Uster
Senza titolo, Geigy, Basilea, 1953. © Jakob Tuggener Foundation, Uster

La poetica di Tuggener possiede un’impronta espressionistica che lo porta ancora ad autodefinirsi “Poeta fotografico numero uno” con l’orgoglio di colui che osserva con acutezza gli aspetti più marginali della vita cercando di coglierne l’essenza per offrire all’osservatore una visione che non sia più soltanto quella di chi si pone difronte a una immagine restandone al di fuori ma, viceversa, quella di una nuova esperienza di realtà, capace di catturare lo sguardo facendolo entrare nell’immagine stessa, dandogli l’opportunità di viverla.

La mostra allestita presso la Fondazione Mast di Bologna, si compone di 150 fotografie originali della fabbrica, una proiezione di immagini tratte dalla serie Nuits de bal e quattro cortometraggi.

© CultFrame 02/2016

INFORMAZIONI
Mostra: Jakob Tuggener – Fotografie Fabrik (1933/1953), Proiezioni Nuits de bal (1934/1950) / A cura di Martin Gasser e Urs Stahel
Dal 27 gennaio al 17 aprile 2016
MAST / via Speranza 40-42, Bologna / telefono 051.6474345 / staff@fondazionemast.org
Orari: martedì – domenica 10.00 – 19.00 / Ingresso libero

SUL WEB
Fondazione MAST

 

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