Addio fratello crudele. Un film di Giuseppe Patroni Griffi

Giuseppe Patroni GriffiCi sono dei film che vanno oltre il loro valore artistico. D’altronde Truffaut diceva che bisogna saper prendere le opere cinematografiche per quello che sono e non per quello che non sono. Giuseppe Patroni Griffi è stato un uomo di teatro di notevole spessore. Ma anche per quel che riguarda il cinema ha saputo lasciare la sua impronta un paio di volte almeno per una certa vena provocatoria. E sicuramente ha lasciato il segno più di un Franco Zeffirelli, regista a cui più volte è stato paragonato.

Se Metti una sera a cena (1969) colpiva per la sua forza anti borghese (sicuramente per l’epoca), mentre il 1971 è l’anno dell’elisabettiano Addio fratello crudele, tratto dal testo di John Ford (semplicemente omonimo del westerner) Peccato che sia una puttana o per i più puritani “sgualdrina”. Tragedia con la T maiuscola arriva alla sua conclusione sanguinaria (oggi possiamo dire tranquillamente tarantiniana) attraverso un tema da sempre tabù come quello dell’incesto tra fratello e sorella.

Certo, Patroni Griffi non ha la forza esemplare di Visconti (basta pensare al capolavoro La caduta degli dei), ma comunque riesce a ricreare il periodo storico nel quale si svolge la storia senza cadere mai nella trappola dei costumi e delle scenografie sfarzose, anzi raggiungendo una certa astrazione grazie alla sua esperienza teatrale e ad una serie di collaboratori d’eccellenza. A cominciare dalla fotografia di Vittorio Storaro, che riempie la pellicola con i suoi colori primari e passaggi secchi dal buio (dell’anima) alla luce (della natura).

Le scenografie di “arte povera”, poi, dello scultore Mario Ceroli hanno offerto alla pellicola una contemporaneità inusitata per un film in costume. E a proposito di costumi, Addio fratello crudele è uno dei primi, e più rappresentativi lavori, di quel periodo, del futuro Premio Oscar Gabriella Pescucci. Infine, il linguaggio espressivo straordinario di Ford ha trovato nel montatore-artista Franco Arcalli uno sperimentatore altrettanto valido. In tutto questo Griffi ha aggiunto la sua grande esperienza nel guidare un cast, come accadeva anche nella sua pellicola precedente, veramente in stato di grazia. Prende da Visconti, e lancia prima della Cavani e il suo Il portiere di notte, una splendida Charlotte Rampling, affiancandola allo svizzero Oliver Tobias, che aveva già calcato i palcoscenici britannici con Hair, e a un vigoroso Fabio Testi.

All’epoca il film fece scalpore. Ovviamente, ci sono un po’ di nudità ma oggi sembra quasi casto. È la poetica di Ford invece che colpisce ancora. Ciò che è riuscito a fare invece il regista, è portarci a dimenticare l’idea dell’incesto per rendere la storia morbosa una vicenda d’amore proibito universalmente riconosciuto. E questo è artisticamente un bene. Per questo forse ha ragione Truffaut e non i critici nostrani che oggi bollano Addio fratello crudele come un film “Kitsch”.

Il dvd è stato recentemente pubblicato per la prima volta dalla RaroVideo in disco singolo con extra il trailer e un bella intervista al maestro Vittorio Storaro. Un ottimo recupero.

© CultFrame 02/2016

CREDITI
Titolo: Addio fratello crudele / Regia: Giuseppe Patroni Griffi / Sceneggiatura: Alfio Valdarnini, Carlo Carunchio, Giuseppe Patroni Griffi / Fotografia: Vittorio Storaro / Montaggio: Franco Arcalli / Interpreti: Charlotte Rampling, Oliver Tobias, Fabio Testi, Antonio Falsi, Rik Battaglia, Angela Luce / Produzione: Silvio Clementelli / Anno: 1971 / Durata (originale): 140 min. / Edizione dvd: RaroVideo

SUL WEB
Filmografia di Giuseppe Patroni Griffi
RaroVideo

 

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