Il ponte delle spie. Un film di Steven Spielberg

Steven SpielbergLa parola, la potenza della parola. Dopo il suo film più “parlato” di sempre, l’eccellente Lincoln, Spielberg torna a celebrare il potere dialettico in uno scenario che richiama le atmosfere di Le Carré ed i complotti di Funerale a Berlino, ma non si tratta di un’operazione nostalgia poiché il regista, cui l’età sembra donare profondità morale e sobrietà stilistica, parla dell’oggi con lo stile di ieri, riesce a trattare temi attuali con classica eleganza d’altri tempi.

Il Ponte delle Spie è un grande film, scritto con asciutta efficacia da Matt Charman e dai fratelli Coen che abbandonano i loro tipici vezzi e guizzi per mettersi al servizio della storia (vera), interpretato da attori perfetti su cui svettano Hanks, incarnazione di quell’America “home of the braves” che negli anni ’50 aveva trovato i suoi eroi in James Stewart e Jack Lemmon, ed un grandissimo Mark Rylance, attore teatrale il cui attonito aplomb offre della spia russa un inedito ritratto, umano e quasi “tenero”.

Steven SpielbergSpielberg realizza una spy-story in cui la parola vince sull’azione, non a caso il protagonista è un avvocato, negazione anche fisica dell’uomo d’azione, un uomo di mezza età che si ritrova catapultato in un mondo pericoloso ed incomprensibile, epperò riesce a interpretarlo per mezzo del dialogo e di una notevole dose di perizia tattico/politica. E che meraviglia riscoprire lo spionaggio analogico, fatto di microbiglietti (come a scuola) e telefoni a disco, pedinamenti a piedi (non coi satelliti) e dialoghi ambigui.

Spielberg è ormai entrato nel novero dei registi “classici” (qualunque cosa voglia dire), il cui stile è al contempo personalissimo, e dunque sempre riconoscibile, ed universale, e dunque sempre comprensibile, con una chiarezza di intenti ed una pulizia narrativa che esaltano la forza morale dell’opera, la riflessione sulla fragilità della democrazia minacciata da tentazioni forcaiole (ricorda niente?), la forza della ragione contrapposta all’isteria paranoide.

Ma Il Ponte delle Spie non è soltanto una grande opera civile: è pure un efficace thriller spionistico, che tiene incollati alla poltrona per due ore e venti emozionando e divertendo, senza mai ammiccare ai cliché di genere, senza cercare l’effetto o la facile sorpresa, ma con la sola forza del racconto, qui ai suoi massimi livelli, dalla nitida fotografia del grande Kaminski alle sottolineature sinfoniche del sempiterno Williams.

© CultFrame 12/2015

TRAMA
Anni Cinquanta, al culmine delle tensioni fra USA e URSS. L’FBI arresta Rudolf Abel, un agente sovietico che vive a New York, generando un’escalation di paura e paranoia. Accusato di aver inviato messaggi in codice alla Russia, Abel viene interrogato dall’FBI, ma si rifiuta di collaborare, respingendo l’offerta di tornare nel suo Paese. Viene pertanto rinchiuso in una prigione federale in attesa di processo. Il governo, nella necessità di trovare un avvocato indipendente che assuma la difesa di Abel, si rivolge a James Donovan, un legale assicurativo di Brooklyn. Ma Donovan, un ex procuratore dei processi di Norimberga, che gode di grande considerazione all’interno della comunità legale grazie alla sua spiccata abilità di negoziatore, in realtà ha poca esperienza in situazioni di questa portata, e oltre tutto non intende farsi coinvolgere in un caso che potrebbe renderlo impopolare ed esporre la propria famiglia al pubblico sdegno e persino al pericolo. Tuttavia Donovan, essendo un convinto sostenitore della giustizia e della tutela dei fondamentali diritti umani, alla fine accetta di rappresentare Abel, proprio perché desidera che questi riceva un processo equo, a prescindere dalla sua cittadinanza. Mentre prepara la sua strategia di difesa, nasce un legame, fra i due uomini, che si basa sul rispetto e sulla comprensione reciproca. Donovan ammira la forza e la lealtà di Abel, e costruisce una difesa appassionata per impedire che riceva la pena di morte, argomentando che le sue azioni sono state quelle di un bravo soldato che ha obbedito agli ordini del suo Paese. In seguito, l’aereo spia americano U-2 viene abbattuto mentre sorvola lo spazio aereo sovietico, durante una missione di ricognizione, e il pilota, Francis Gary Powers, viene arrestato e condannato a 10 anni di prigionia in Russia. La CIA, pur smentendo categoricamente di essere a conoscenza della missione, teme che Powers possa essere costretto a rivelare le informazioni riservate. Avendo assistito alla bravura di Donovan nelle aule del tribunale, il funzionario della CIA Hoffman lo contatta per offrirgli un’importante missione per garantire la sicurezza nazionale: poco dopo Donovan si ritrova in viaggio per Berlino, per negoziare lo scambio fra i due prigionieri, guidato da un amore indiscusso nei confronti del suo Paese, dalla forza delle sue convinzioni e da un enorme coraggio. Una volta giunto a destinazione, viene a sapere che uno studente americano di nome Frederic Pryor è stato arrestato a Berlino Est mentre cercava di tornare nella sua abitazione situata nella zona Ovest, e nonostante le indicazioni della CIA di concentrarsi solo sul pilota, decide di negoziare anche il rilascio dello studente, per non essere iniquo con nessuno.


CREDITI

Titolo: Il ponte delle spie / Titolo originale: Bridge of Spies / Regìa: Steven Spielberg / Sceneggiatura: Matt Charman, Joel ed Ethan Coen / Fotografia: Janusz Kaminski / Montaggio: Michael Kahn / Scenografia: Adam Stockausen / Musica: John Williams / Interpreti principali: Tom Hanks, Mark Rylance, Amy Ryan, Sebastian Koch, Alan Alda, Scott Shepherd / Produzione: Amblin Entertainment, Marc Platt Productions / Distribuzione: 20th Century Fox Italia / Paese: U.S.A., 2015 / Durata: 140 minuti

SUL WEB
Sito ufficiale del film Bridge of Spies (Il ponte delle spie) di Steven Spielberg
Sito italiano del film Il ponte delle spie di Steven Spielberg
Filmografia di Steven Spielberg
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