Le artiste americane Barbara Bloom e Joan Jonas in mostra a Milano

Come primo atto ci si potrebbe interrogare su cosa significhi per noi il concetto di “percezione”. Partiamo per esempio dall’idea molto semplice che si tratti di qualcosa che non vediamo ma che sentiamo. Occorrerà dunque poi stabilire cosa significhi “sentire”. L’ambiente naturale che ci circonda, le manifestazioni della natura che viviamo quotidianamente, possono in qualche modo aiutarci in questo apprendimento, esse accadono mentre interagiscono con altri elementi. Questo ambiente è la base di partenza presente nelle opere di entrambe le artiste statunitensi, Barbara Bloom e Joan Jones, in mostra alla galleria Raffaella Cortese di Milano.

© Barbara Bloom. Everything goes Black, 1988/2015. Archival Inkjet print with Braille. Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese, Milano
© Barbara Bloom. Everything goes Black, 1988/2015. Archival Inkjet print with Braille. Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese, Milano

In The Weather Barbara Bloom si affida alla rappresentazione scenografica di un ipotetico cielo riempito di nuvole mostrate allo spettatore sotto forma di tappeti dai colori che spaziano tra il grigio scuro e il celeste pallido posizionati a diversi livelli da terra, proprio come fossero nuvole in un cielo che appare incerto tra il bello e il cattivo tempo. Il pubblico è invitato a camminarci in mezzo come se stesse volando e osservasse dall’alto. Ma la particolarità di questi tappeti/nuvole è un’altra, l’autrice li ha fatti realizzare in modo che in superficie sia possibile “leggere”, in alfabeto Braille, una serie di brevi testi tratti da diversi romanzi tutti sul tempo atmosferico. Da Cent’anni di solitudine di Marquez a Gente di Dublino di Joyce, da Vento rosso di Chandler a L’immoralista di Gide, passando per Murakami e McCarthy. Il tempo atmosferico viene qui interpretato come esercizio poetico del percepire, non più un concetto astratto dunque ma reso maggiormente identificabile nelle diverse letture proposte dalle quali si evince che la percezione non appartiene ad un’unica sfera sensoriale, bensì è il frutto di una esperienza che coagula diverse sensazioni che si manifestano attraverso diversi sensi. L’utilizzo dei caratteri Braille è emblematico, induce il pubblico a non fermarsi al solo aspetto visivo dell’opera spingendolo a cercare di comprendere qualcosa che non appartiene alla sua naturale sfera di osservatore. È noto che le persone non vedenti posseggono una percezione tattile molto sviluppata, essi “leggono” attraverso le dita ma non solo, per loro è necessaria anche una condizione dell’orientamento non convenzionale, “diversa”. Da qui possiamo addentrarci nell’ambito del senso che attribuiamo a qualcosa che vediamo perché è immediatamente visibile e ciò che invece non vediamo, ma che è ugualmente presente. La percezione diviene così una condizione da sperimentare, un insieme di intuizioni che si scoprono grazie alla contestuale attivazione di tutti i sensi e che ci permette di cogliere sfumature di significato apparentemente non percettibili.

L’esercizio sulla natura del vedere di Bloom continua anche per la serie di fotografie appartenenti ad un altro lavoro, Works for the Blind, dove l’autrice usa ancora una volta i caratteri Braille sovrapposti a delle immagini che rappresentano stati illusori per sollecitare l’attenzione dello spettatore. Lo stesso testo è poi riprodotto stampato sotto l’immagine ma in caratteri talmente piccoli da risultare invedibili alla lettura di un normale occhio umano. Dunque come sarà possibile capire cosa si sta guardando? Nulla è connesso, siamo difronte al tentativo di far sì che lo sguardo si attivi e, conseguentemente, possa arrivare un’attivazione del pensiero critico.

Joan Jonas, In the Trees, 2015. Installation view at Galleria Raffaella Cortese, Milano. Photo: Lorenzo Palmieri
Joan Jonas, In the Trees, 2015. Installation view at Galleria Raffaella Cortese, Milano. Photo: Lorenzo Palmieri

L’opera dal titolo In the Trees, l’installazione/performance di Joan Jones, prende anch’essa spunto da un’osservazione naturale. Composta di 64 disegni, due video e alcuni specchi, è concepita in maniera che lo spettatore si relazioni con essa percependo ciò che accade sia attraverso la visione sia attraverso il suono ma anche attraverso l’esplorazione dei disegni esposti i quali rappresentano una stilizzazione di ciò che “vive” tra gli alberi, nel caso specifico si tratta degli uccelli presenti in un bosco thailandese. L’artista interagisce con il pubblico e chiede al pubblico di fare altrettanto. Il senso è quello di una totale immersione in ciò che stiamo osservando, di un attraversamento di ciò che è visibile con tutti i sensi all’erta. Nel primo video veniamo posti davanti a tre livelli di osservazione: il segno che l’autrice depone su una parete tramite il pennello – simboleggia i tronchi degli alberi – il suo stesso corpo che li attraversa camminando rasente al muro e le immagini reali del bosco che si sovrappongono. Un quarto livello è però costituito dall’ombra di chi osserva che si riflette nel video entrando così a far parte dell’opera stessa. Suoni e rifrazioni su specchi collocati ai lati del video completano l’installazione in una proposta percettiva che cambia a seconda di come le immagini scorrono sulla parete e di come il pubblico si muove nella sala. Il secondo video pone lo spettatore come fosse collocato al lato opposto di un binocolo monoculare, il bosco ancora a fare da sfondo. L’autrice appare lentamente in esso e comincia a dipingere su un foglio bianco rivolto verso il pubblico. Il segno che traccia potrebbe essere indifferentemente un carattere dell’alfabeto thailandese come la schematizzazione del cerchio stesso dal quale Jonas ci appare con ciò che lo circonda. Quale ne è la nostra percezione? Alla fine del video Joan Jonas affacciandosi sull’apertura ai suoi piedi pare chiedersi se abbiamo osservato bene, poi si allontana quasi come a volerci lasciare nella nostra nuova condizione di “soggetti percepenti” senza curarsi più di tanto di come andrà a finire.

Entrambe le autrici, attraverso i rispettivi lavori, compiono un gesto che può aiutarci a riconquistare lo stupore del vedere oltre il visibile. Uno stupore che, come dice Roland Barthes in Camera chiara. (citato in Works for the Blind di Barbara Bloom), “[…] siccome nessuno sembrava condividerlo, e neppure comprenderlo (la vita è fatta di piccole solitudini), lo dimenticai.”

© CultFrame 12/2015

INFORMAZIONI
Mostre: Barbara Bloom – The Weather / Joan Jonas – In the Trees
Dal 3 dicembre 2015 al 27 febbraio 2016
Galleria Raffaella Cortese / via Stradella 1/4/7, Milano / telefono 02.2043555 / info@galleriaraffaellacortese.com
Orari: martedì sabato 10.00 – 13.00 e 15.00 – 19.30

SUL WEB
MoMA. Su Joan Jonas
Tracy William. Su Barbara Bloom
Galleria Raffaella Cortese, Milano

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