Tell me something about you. Mostra di Tobias Zielony a Milano

© Tobias Zielony.  Laser (from The Street (Rome) series), 2014. Archival Pigment Print. 140x210 cm. Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma
© Tobias Zielony. Laser (from The Street (Rome) series), 2014. Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma

È principalmente il mondo giovanile il terreno di indagine in cui si addentra Tell me something about you, un titolo quasi carveriano, progetto dell’artista tedesco Tobias Zielony in mostra alla galleria Lia Rumma di Milano.
Si tratta di una ricerca la cui struttura narrativa si avvicina molto a quella di una serie corale di short stories che, una di fianco all’altra, formano un quadro piuttosto significativo di ciò che la società contemporanea vissuta ai margini delle periferie cittadine offre a questo universo umano che si muove in modo compatto, come fosse un’onda, da un luogo all’altro in perenne ricerca di un senso del vivere. Una sorta di serialità diversificata fa da filo conduttore in queste immagini, racconti brevi che possono essere osservati da qualsiasi punto si voglia cominciare a leggere le fotografie esposte perché “Accostare un’immagine all’altra – dice l’autore – è come scegliere una storia nella vastità delle storie possibili […] Non c’è inizio e non c’è fine”.

Ed è questa idea di vivere qualcosa che è solo nel presente e che appare sotto forma di indefinitezza senza soluzione di continuità, il concetto più significativo che emerge dalle narrazioni che si dipanano sotto i nostri occhi. Nel proporre le differenti ubicazioni del presente in cui si muovono i suoi soggetti, l’autore ci mostra luoghi diversi eppure simili tanto che la loro individuazione finisce per non avere quasi più importanza. La Berlino di Jenny Jenny (2013) o di Big Sexyland (2008) si confonde con la Roma di The Street (Rome) (2013-2014) come con la periferia urbana di Winnipeg, nella provincia di Manitoba (Canada) dell’omonimo lavoro. Storie di individui che non hanno nulla, dunque, ma che si identificano in un aspetto fisico e in una modalità di approccio al reale che li rende tutti omologati, loro malgrado.

© Tobias Zielony. Sandra (from Jenny Jenny series), 2013. C-Print, 75x112 cm. Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma
© Tobias Zielony. Sandra (from Jenny Jenny series), 2013. Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma

Lo si vede nella serie di diapositive Big Sexyland dove alcuni giovani dell’Est stazionano in un parco adiacente un cinema porno, a Berlino: essi sono accomunati dal silenzio delle loro pose difronte all’obbiettivo, i loro corpi parlano la medesima lingua. Tra un soggetto e l’altro una separazione eppure è come se le immagini non cambiassero, o meglio come se il soggetto fosse sempre lo stesso a sottolineare l’implacabile somiglianza dei vissuti.
Analogamente nel video, Der Brief, che accompagna la serie di fotografie che compongono il lavoro Jenny Jenny, un gruppo di giovani donne racconta di come un uomo si sia ossessivamente invaghito di una di loro fino ad assumere un atteggiamento stalker, disperato nel suo amore per Tina che si guadagna da vivere prostituendosi. Le donne qui ritratte non vanno da nessuna parte e le loro storie sembrano proprio non avere sbocco. Non un inizio e non una fine, tantomeno una direzione.

Ovunque vengano ritratti questi giovani appaiono simili per infelice destino. I loro corpi, i segni che li attraversano, sono un altro filo conduttore che a sua volta attraversa Paesi solo apparentemente diversi. La storia potrebbe essere per tutti loro uguale, e forse lo è. Nello sguardo di ognuno, nelle pose quasi timide, talvolta troviamo l’imbarazzo di esserci nonostante tutto, come se l’anonimato delle loro vite si vergognasse di mostrarsi e in effetti la sfrontatezza e la vergogna rappresentate in queste serie di immagini riconducono a comuni desideri di sogni delusi.

© Tobias Zielony.  Ross (from Manitoba series), 2011. C-Print, 69 x46 cm. Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma
© Tobias Zielony.
Ross (from Manitoba series), 2011. Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma

Vi è poi il tema del passaggio che alcuni definiscono migrazione ma che nella realtà è un vero e proprio transito di corpi sopra un territorio, uno spostamento da un luogo a un altro come si vede nel breve video The Street (Rome) in cui un gruppo di giovani provenienti dal Bangladesh vive in un centro di accoglienza alla periferia di Roma e ogni giorno si sposta alla ricerca di un lavoro che dia loro la possibilità di crearsi un’identità (per non essere più solo un corpo).

In Manitoba (2009-2011) vi è viceversa il tema dell’appartenenza che i giovani autoctoni cercano di mantenere salda nonostante la presenza sul territorio di sistemi scolastici che spingono affinché i ragazzi più piccoli siano allontanati dalla famiglia di origine e rieducati ad una identità differente da quella originaria. Dunque a chi un’identità la possiede viene tolta, a chi non ce l’ha invece viene negata, il cortocircuito che ne consegue rende l’universo giovanile piatto, con un futuro (se così lo vogliamo chiamare) totalmente uniformato.

Appartenenza e passaggio paiono infine somigliarsi, due facce della stessa medaglia e tutto sembra amalgamarsi in quel “né inizio né fine” di cui l’autore parla, metafora del vivere indefinito. Un indistinto passato – presente – futuro che finisce in un buco nero dove il passato ha perso ogni identità, il presente non si ferma per più di un istante appena e il futuro non possiede alcuna collocazione nella sfera della progettualità.

© CultFrame 11/2015

INFORMAZIONI
Tobias Zielony – Tell me something about you
Dal 20 ottobre al 19 dicembre 2015
Galleria Lia Rumma / via Stilicone 19, Milano / telefono 02.29000101 / info@liarumma.it
Orari: martedì – sabato 11.00 – 13.30 e 14.30 – 19.00 / Ingresso libero

SUL WEB
KOW. Una selezione dei lavori di Tobias Zielony
Galleria Lia Rumma, Milano

 

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