As mil e uma noites voll. 1,2,3. Un film in tre parti di Miguel Gomes. 33° Torino Film Festival. Festa mobile

Miguel GomesRispetto ai discorsi astratti, generali e de-soggettivati cari alle tecnocrazie, la narrazione riporta il senso sul piano del vissuto e dell’esperienza concreta. Per questo oggi se ne riconosce, quasi ossessivamente e in campi eterogenei (dalla politica alla medicina), l’efficacia nel comunicare contenuti e idee. Tuttavia, c’è modo e modo di raccontare una storia e preferire una narrazione all’astrazione di un concetto può anche essere parte di una strategia ricattatoria finalizzata alla manipolazione e a un uso del coinvolgimento emotivo che inibisce ogni libero pensiero (si veda alla voce storytelling).

“L’astrazione mi dà le vertigini”, dice lo stesso Miguel Gomes, nel prologo del suo fluviale e proteiforme ultimo lavoro, in cui lo vediamo fuggire inseguito dalla troupe, preso dal panico di fronte all’impresa titanica in cui si è imbarcato. Ciononostante, il regista portoghese è riuscito a evitare sia l’astrazione sia la semplificazione teleologica per elaborare una forma nuova di racconto cinematografico del nostro presente attraverso un ambizioso congegno narrativo che trae spunto da Le mille e una notte per poi addentrarsi nel presente e restituircene la materia inquieta, desolata e incantata. Nel film, mito e cronaca contemporanea di un Portogallo flagellato dalla crisi economica e dalle misure di austerità si incastrano l’uno nell’altro in modo stratificato, componendo un affresco storico, geografico e simbolico di un Paese ma soprattutto di un’Europa che non è riducibile al mero concetto di Occidente, ma che si estende da Bagdad alle Colonne d’Ercole, da Sherazade a Merkel, da Aladino ai disoccupati cinquantenni che lottano per la sopravvivenza.

As mil e uma noites è al momento una trilogia, o meglio, un film in tre capitoli (L’inquieto, Il desolato, L’incantato) di circa due ore ciascuno. Nel complesso, l’opera ha un andamento rapsodico, rizomatico, discontinuo, con pause e accelerazioni, nonché slittamenti temporali, d’ambientazione, di tono (tragico, comico) o di genere (favola, documentario, dramma sociale, intervista…) distribuiti nell’arco dei diversi capitoli che si snodano attraverso storie talvolta legate tra loro da un personaggio, da un dettaglio, da una libera associazione di idee ma apparentemente estranee se non per il fatto di essersi verificate contemporaneamente e in Portogallo.

Questo, per esempio, è il caso della parte in cui, nel primo volume, la protesta dei portuali di Viana do Castelo, minacciati di un licenziamento di massa a causa della delocalizzazione della produzione cantieristica, si intreccia con la vicenda della moria di api che flagella quella zona con gravi conseguenze sull’intero ecosistema. Lo stesso regista, qui voce narrante, si interroga sull’eventuale nesso metaforico tra le due situazioni ma lascia in sospeso ogni risposta. Alla linearità e al nitore, Gomes preferisce la nebbia e il dubbio che attraversa con pazienza, tracciando delle piste, ponendo sul tavolo elementi diversi di cui intuisce l’eventuale possibilità di stringere tra loro legami ma senza imporli o esplicitarli.

In un’epoca in cui la solidarietà sociale e la fiducia nei governi sono al minimo storico e in cui diffidenza e competizione erodono ogni comunità umana, Gomes non realizza né un film a tesi né un’opera chiusa e assertiva, ma sviluppa la polifonia e le contraddizioni del nostro mondo vagando e divagando, non senza umorismo, per un tempo assai maggiore di quello a cui è stato abituato lo spettatore contemporaneo; sempre meno paziente e sempre più solo di fronte ai tanti schermi che frequenta nel quotidiano.

Ecco quindi che la stessa esperienza di una visione della durata di più di sei ore, di seguito o divise nei tre diversi capitoli, offre una possibilità di condivisione e di riflessione collettiva che smuove il nostro immaginario e lo spinge a ripensare tanto il cinema quanto la vita.

© CultFrame 11/2015

TRAMA
Come ai tempi di Sherazade, ancora oggi le storie intrattengono e incantano. Quelle raccontate in questa trilogia restituiscono il ritratto complesso e stratificato del Portogallo odierno nel quadro di un’Europa in piena crisi economica e culturale.

CREDITI
Titolo: As mil e uma noites / Regia: Miguel Gomes / Sceneggiatura: Miguel Gomes, Mariana Ricardo, Telmo Churro  / Fotografia: Sayombhu Mukdeeprom / Montaggio: Telmo Churro, Pedro Filipe Marques, Miguel Gomes / Musica: Mariana Ricardo / Interpreti: Adriano Luz, Crista Alfaiate, Carloto Cotta, Luisa Cruz, Teresa Madruga, Joao Pedro Benard, Rogerio Samora, Miguel Gomes / Produzione: ARTE, Box Productions, Centre National de la Cinématographie (CNC), Komplizen Film, O Som e a Fúria, Shellac Sud, Zweites Deutsches Fernsehen (ZDF) / Portogallo-Francia-Germania-Svizzera, 2015 / Distribuzione: / Durata: 125, 131, 126 minuti

SUL WEB
Filmografia di Miguel Gomes
http://www.cultframe.com/2015/11/33-torino-film-festival-programma/
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