The Reconstructed Past. Mostra di Jonny Briggs a Milano

© Jonny Briggs. The Cage. Courtesy dell’autore
© Jonny Briggs. The Cage. Courtesy dell’autore

La tipica carta da parati delle case inglesi, quella che abbiamo visto in film come Voci lontane… sempre presenti di Terence Davies (1988), ci fornisce già un’idea abbastanza precisa dell’immaginario che guida Jonny Briggs, fotografo londinese in mostra alla mc2gallery di Milano, nel proprio lavoro. La troviamo in, The Cage, un’immagine dove l’autore si autorappresenta tenendone in mano un pannello che lo nasconde completamente alla vista dell’osservatore. Briggs appare come murato vivo in una prigione – la casa in cui ha vissuto, assieme alla sua famiglia, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza – ma al tempo stesso è come se volesse mostrare la propria “non esistenza” all’interno delle mura domestiche. Così come i boschi del Berkshire diventano le quinte in cui rivive l’eco della sua infanzia rubata, schiacciata dal difficile rapporto con il padre, il quale appare in queste immagini quasi come fosse egli il bambino perduto, nelle sue proprie sembianze e in quelle rappresentate dalla maschera che ne riproduce il volto indossata dall’autore.

Il passato ricostruito di Jonny Briggs fa i conti con i diretti interessati, padre e madre, all’interno della casa in cui è avvenuto il vissuto collettivo della famiglia, nei luoghi che la circondano, quelli in cui, con molta probabilità, si consumavano le sue giornate adolescenziali. L’artista si avvale della loro collaborazione, non sappiamo quanto consapevole, per mettere in scena la denuncia del profondo conflitto che ha caratterizzato il loro rapporto. Padre autoritario, madre accondiscendente, quattro sorelle maggiori che cercheranno di proteggerlo ma che lui non potrà emulare, la vita di Briggs appare come il copione perfetto di un film drammatico che narra le vicende di un adolescente segnato a vita dai soprusi vissuti in famiglia. Ma Briggs fa di tutto questo l’anima del proprio lavoro artistico, lo frammenta, lo scompone, vi entra dentro, lo mastica e poi lo sputa. L’immagine che lo ritrae adolescente, A Destruction Reconstructed, presenta infatti un volto irriconoscibile proprio perché è stato distrutto e poi rimesso al suo posto così ricostruito, quasi a volerci dire: “quello non sono io, non lo sono più”.

© Jonny Briggs. Comfort Object. Courtesy dell’autore
© Jonny Briggs. Comfort Object. Courtesy dell’autore

Le fotografie di Briggs possono apparire costruite, con quegli inserti e sovrapposizioni che tendono a portare l’occhio dell’osservatore a scrutare attraverso, a guardare dietro, negli interstizi. La scena delle sue rappresentazioni è popolata da episodi cardine che intendono stimolare la riflessione sulla relazione e sui sentimenti che la accompagnano, come in Comfort Object, dove vediamo una improbabile ricostruzione del corpo dell’autore, il volto sempre celato dalla maschera, il quale tiene tra le braccia la testa del padre (l’oggetto). L’immagine composta di 5 parti, crea l’illusione di una figura intera ma è giustappunto un’illusione, in realtà non vi è nulla di più “spezzato” in questa raffigurazione che tenta di ri-costruire un intero. Infatti nonostante l’evidente desiderio di consolazione che l’autore cerca tenendo tra le braccia il padre, il volto di quest’ultimo appare chiuso, in assenza di comunicazione.

La precisione quasi maniacale con cui l’autore riproduce “la scena” torna in Trompe l’oeil, una sorta di natura morta imbiancata, come fosse un calco di gesso, che vede alcuni oggetti provenienti dalla casa della nonna collocati su un tavolo, immobili, nel loro valore di rimembranza. Un chicco d’uva è appoggiato sul piano, unica vita rappresentata, è l’elemento che guarda a quel mondo, che rimane al suo cospetto con riverenza, è l’autore stesso.

© Jonny Briggs. Trompe l’oeil. Courtesy dell’autore
© Jonny Briggs. Trompe l’oeil. Courtesy dell’autore

In altre due immagini vediamo un cielo azzurro riempito di bianche nuvole, un’improvvisa sensazione di spazio esterno che offre respiro allo sguardo. Presto però, avvicinandoci, ci accorgiamo di una trama sul fondo, si tratta di un muro e l’improvvisa libertà naufraga su di esso dal quale siamo ulteriormente separati da una barriera trasparente – una lastra di plexiglass – contro cui due colombe si sono schiantate, nell’illusione di andare oltre, creando uno squarcio. È la rappresentazione di una finta libertà, come a dire che non ci si può affrancare da un universo che ci tiene impigliati come la tela di un ragno.

Al padre Briggs riserva un trattamento speciale. Oltre a coinvolgerlo personalmente nelle sue performances, come abbiamo detto, egli lo re-interpreta interagendo, sia con lui sia con i luoghi, indossando una maschera che ne riproduce il volto. Le due entità sono inglobate l’una nell’altra e il “dentro” non viene mai fuori così come il “fuori” non entra mai dentro. La ricostruzione del passato in Briggs è meticolosa; infatti soltanto uno sguardo lucido, tagliente, come è il suo nella propria autoanalisi infinita, può rivelare la verità autobiografica, riproduzione delle tante storie che accomunano il vissuto di ognuno, divenendo infine patrimonio universale. Emerge dunque prorompente una sensazione di inconosciuto che si fa complice dell’illusione di star guardando il vero, nella sostanza invece, il vero appare irreale e crea uno scompenso in chi guarda, ponendo il dubbio che, in realtà, la verità non sia altro che finzione.

© CultFrame 10/2015

INFORMAZIONI
Jonny Briggs – The Reconstructed Past / A cura di Claudio Composti e Emanuele Norsa
Dal 29 settembre al 29 ottobre 2015
Galleria mc2gallery / via Malaga 4, Milano / telefono 02.87280910 / mc2gallery@gmail.com
Orari: martedì – venerdì 14.00 – 20.00 / sabato su appuntamento

SUL WEB
Il sito di Jonny Briggs
Galleria mc2gallery, Milano