218 a.C. – Mostra di Marcelo Moscheta a Milano

© Marcelo Moscheta, Rivoluzione #6, 2015, gouache, acrylic, letraset and collage on mineral pigmented print on archival paper, 38 x 38 cm, Courtesy Galleria Riccardo Crespi and the artist
© Marcelo Moscheta, Rivoluzione #6, 2015, gouache, acrylic, letraset and collage on mineral pigmented print on archival paper, 38 x 38 cm, Courtesy Galleria Riccardo Crespi and the artist

218 a.C.: inizia la seconda guerra punica nella quale Annibale, avanzando a dorso dei suoi mitici elefanti, valica le Alpi e invade l’Italia. Nel novembre dello stesso anno avrà la meglio sui Romani guidati da Publio Cornelio Scipione il vecchio, nella Battaglia del Ticino. Sempre nello stesso anno i Romani saranno nuovamente sconfitti nella battaglia del Trebbia.
218 a.C. è il titolo della mostra che l’artista brasiliano Marcelo Moscheta presenta a Milano presso la galleria Riccardo Crespi. Prendendo spunto da questo evento storico, egli indaga i luoghi in cui avvennero i fatti, alla ricerca di tracce capaci di far riflettere sul rapporto uomo/natura, tempo/memoria.

Il lavoro parte dalla suggestione di Moscheta per addentrarsi più profondamente nella composizione stratificata dei luoghi teatro di quell’evento. Le rive del fiume Trebbia oggi appaiono anonime e prive di qualsiasi aura storica, come forse dovettero apparire anche agli occhi del condottiero cartaginese che all’epoca le percorse. Egli stava, eretto, sopra quel suolo e la propria figura doveva rapportarsi ad esso nello stesso modo in cui quella dell’artista brasiliano deve essersi rapportata nell’epoca a noi contemporanea. “Per me il corpo umano, il mio corpo, è la linea verticale del paesaggio e il paesaggio è la linea orizzontale, – dice Moscheta – così nell’intersezione di queste due linee, in questo incrocio io trovo una sorta di misura per conoscere chi sono e anche per guardare alla dimensione del mondo”. Un esercizio di conoscenza del sé applicato alla relazione con ciò che ci circonda allo scopo di individuare un equilibrio che si manifesta proprio nel rapporto tra l’uomo e la natura e tra il fluire del tempo e gli strati della memoria che lo compongono.

Le immagini e i reperti che Moscheta ci mostra non sono tuttavia semplicemente “presi” durante la sua visitazione di questi luoghi bensì, attraverso la manipolazione che su di essi l’autore esegue, assumono una valenza di passaggio da quella che in principio è la realtà osservata a una realtà razionale dove al reale fatto di umana emotività, si sovrappongono strati di osservazioni scientifiche. Il risultato appare come un intrico ancora decifrabile ma non più sbrogliabile di sensazioni opposte che si intersecano. L’uomo racchiude in sé entrambi questi approcci allo stesso modo in cui la natura possiede quell’ordine divino, cosmico, che le permette di esistere nonostante tutto. Tuttavia nell’uomo spesso a prevalere è il desiderio di razionalizzare, catalogare affinché possa dominare. Il suggerimento di Marcelo Moscheta è invece quello di mescolare questi due aspetti e farli convivere relazionandosi e non fronteggiandosi.

           Marcelo Moscheta         Marcelo Moscheta

© Marcelo Moscheta. 1 Rivoluzione #3, 2015, gouache, acrylic, letraset and collage on mineral pigmented print on archival paper, 53,5×70,5cm | 2 Rivoluzione #5, 2015, gouache, acrylic, letraset and collage on mineral pigmented print on archival paper, 45x46cm. Courtesy Galleria Riccardo Crespi and the artist

Per far meglio comprendere questo concetto l’autore lavora su reperti raccolti lungo le rive del fiume come quelli della serie Trauma – cinque installazioni di sassi ben levigati dal tempo e dall’acqua – dove l’intervento è dapprima quello di sottrazione al loro sito naturale al quale segue un atto violento che li spacca, spezzando non soltanto la loro compattezza fisica ma anche il lungo flusso di tempo che li ha portati fino a noi. Essi racchiudono la memoria, con l’atto di spaccarli Moscheta mostra l’intervento razionale dell’uomo che distrugge arrivando a rendere nullo il tempo infinito in una sorta di sfida nei confronti della natura stessa. Il mondo naturale è infatti governabile dall’uomo solo fino a un certo punto, e allora la violenza deve colmare la differenza, come dimostrano queste pietre spaccate le quali subiscono un “trauma” che va oltre la più dura sopportazione.
Del resto cosa è la natura ormai per l’uomo? Un paesaggio da osservare attraverso immagini artefatte, costruite per essere guardate, non vissute. Nel nostro tempo la popolazione mondiale abita ogni più piccola parte del Pianeta e adatta il paesaggio alle proprie esigenze di vita. Va da sé che l’osservazione dei luoghi, la loro contemplazione, non avvenga più in termini di tempo/memoria ma si riduca a una cartolina che ritraiamo con i nostri dispositivi elettronici e che spesso, dopo averla inserita nella nostra banca dati personale, non guardiamo più.

© Marcelo Moscheta, Trauma, Atto III, 2015, pebbles from the Trebbia River, engraving on slate stone and wood, 90 x 50 x 50 cm, Courtesy Galleria Riccardo Crespi and the artist;
© Marcelo Moscheta, Trauma, Atto III, 2015, pebbles from the Trebbia River, engraving on slate stone and wood, 90 x 50 x 50 cm, Courtesy Galleria Riccardo Crespi and the artist;

In alcune fotografie che compongono questo lavoro Moscheta interviene ri-dipingendo alcuni particolari del fogliame ritratto lungo l’argine del fiume, vi incolla sopra le tacche di colore pantone corrispondente, come a voler rendere l’incatalogabile mondo naturale qualcosa di classificabile in una scala colore riproducibile. Anche nella serie intitolata Rivoluzione l’autore parte da immagini di luoghi che posseggono una loro calma storica ordinata sulle quali l’artista sovrascrive un caos di segni altrettanto regolari che appartengono al mondo della geometria, della biologia, della fisica, dell’archeologia, della geologia dando luogo a una nuova visione che intende intersecare, come si è detto, due differenti modi di percepire il paesaggio: quello razionale e quello emotivo.

L’opera intitolata Trofeo è l’emblema di questa trasformazione, le pietre sottratte al paesaggio e collocante in una sala per poterle mostrare al pubblico vengono “snaturate”, proprio come accade agli antichi reperti conservati nei musei i quali non posseggono più la loro aura storica perché separati dal luogo in cui sono naturalmente rimasti per secoli. Il contenitore museale, che ancor più cataloga ciò che la natura ha prodotto così spontaneamente, da origine a una nuova forma di contemplazione in cui il vero scopo è quello di ridurre la memoria a un oggetto appiccicato su un muro che serva solo a ricordarci ciò che non è più. Per cercare invece un legame, qualcosa che restituisca l’umano all’uomo ma che al tempo stesso dialoghi con la sua razionalità occorre un equilibrio molto difficile che non può prescindere dalla relazione con la memoria che il luogo racconta e che l’uomo ha il dovere di conservare.

© CultFrame 10/2015

INFORMAZIONI
Marcelo Moscheta – 218 a.C.
Dal 24 settembre al 14 novembre 2015
Galleria Riccardo Crespi / via Mellerio 1, Milano / telefono 02 89072491 / info@riccardocrespi.com
Orari: lunedì – sabato 11.00 – 13.00 e 15.00 – 19.30

SUL WEB
Il sito di Marcelo Moscheta
Galleria Riccardo Crespi, Milano

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