Per amor vostro. Un film di Giuseppe M. Gaudino

Giuseppe M. GaudinoAnna guarda il mondo dai suoi occhi grandi e chiari ma ciò che vede è solo un orizzonte grigio, un quotidiano universo in bianco e nero dove, di tanto in tanto, irrompe, come un lampo spaventoso sul Golfo di Napoli, la lama azzurra del cielo e del mare.

Cresciuta con il “marchio” del sacrificio e immolata, già da bimba, ai peccati altrui la donna, oggi moglie e madre, sembra aver smarrito la capacità di guardare la realtà, per sottrarsi ad essa e a quel fardello di pena costretta, da sempre, a (sop)portare.

La certezza di un lavoro e il barlume di speranza di un sentimento nuovo potrebbero, forse, trascinarla fuori dal grigiore, riportarla ai colori del mondo e a quelle tinte forti che appartengono, per lei, solo ai ricordi del passato; ma il sacrificio, quello no, non riesce ad abbandonarla, le rimane incollato addosso come una seconda pelle di rinunce e privazioni in nome di un amore, materno e fraterno, che non è altro che afflizione.

Il plumbeo mondo di Anna la fagocita sia nel lavoro, che pur ama, sia nella famiglia, oscurando il suo sguardo incapace di vedere la miseria umana che la circonda: la meschina violenza del marito, i modi melliflui del fascinoso attore che la corteggia, l’opportunismo dei figli, la ricattatoria sventura di un suo vecchio amico…

In questo universo, parzialmente in bianco e nero, Giuseppe Gaudino (tornato al cinema di finzione a diciotto anni di distanza da “Giro di lune tra terra e mare”) incastona la figura di una (ma)donna terrena che fa del dolore la propria sostanza. Come in una ballata antica, che porta con sé struggimento ed allegria, Anna si muove sulle note di una musica incessante, ascoltata allo stereo, trasmessa dalla radio, cantata dai figli e dal marito o anche solo sussurrata a fior di labbra. Il regista partenopeo, in una singolare commistione tra musica popolare e sonorità elettronica, mette in scena un dramma di amore e di dolore permeato di quella napoletanità che non è mero folklore ma è materia prima di una tragedia, messa in scena – divisa in atti e scandita dal coro – su un proscenio tra il reale e l’onirico. L’essenza del cinema di Gaudino risiede in questa capacità di mescolare la prosaicità del vero con la magia del sogno ma in questo film smarrisce a più riprese il ritmo della narrazione, appesantendo il racconto con infinite ridondanze e scivolando, sul finale, in un irritante didascalico.

I lampi psichedelici, il reiterato mormorio dei personaggi che seguono la protagonista immergendola (letteralmente) nell’acqua del rammarico, lo humor nero della melodia di “Però mi vuole bene” gravano su una storia che meritava di essere “spogliata” ed esposta nella sua più profonda e autentica natura, quella di un potente femminile che distilla l’audacia da una fragilità che si affranca, finalmente, da quel sentirsi “e’ nient” (niente).

Il regista affida, pressoché interamente, il film a Valeria Golino che, coraggiosamente (in empatia con il ruolo), accetta la sfida e si fa strada, con vigore, tra gli eccessi e le ampollosità di una narrazione che, tuttavia, non è priva di momenti di pura emozione e di immagini di mirabile visionarietà dove Anna, pur con deboli ali, spicca il volo verso la “scabra tristezza” di un cielo di Pavese: “nube dolcissima, bianca, impigliata una notte tra i rami antichi”.

© CultFrame 09/2015

TRAMA
Anna vive a Napoli, ha un marito e tre figli e un lavoro come suggeritrice in tv. La sua vita, fin da bambina, è stata segnata dalla tragedia e per quattro anni ha vissuto in un istituto correttivo scontando, innocente, la colpa del fratello. Sempre attenta ai bisogni altrui, la donna finge di non vedere lo squallore che la circonda e, pazientemente, tollera le violenze di un marito delinquente e l’egoismo indifferente dei suoi familiari. Incapace di guardare i colori del mondo, Anna sembra ritornare alla vita quando Michele, affascinante attore conosciuto sul set sul quale lavora, inizia a rivolgerle delicate attenzioni. Forse è giunto per lei il momento di riprendersi la libertà, fuori dal grigiore dei giorni.


CREDITI
Titolo: Per amor vostro / Regia: Giuseppe M. Gaudino / Soggetto: Giuseppe M. Gaudino / Sceneggiatura: Giuseppe M. Gaudino, Isabella Sandri, Lina Sarti / / Fotografia: Matteo Cocco / Montaggio Giogiò Franchini / Musica: Epsilon Indi / Scenografia: Flaviano Barbarisi, Antonella Di Martino / Interpreti: Valeria Golino, Massimiliano Gallo, Adriano Giannini, Salvatore Cantalupo / Produzione: Buena Onda, Eskimo, Figli del Bronx, Gaundri, Bea Production Company Minaeva Pictures Group / Distribuzione: Officine Ubu / Durata: 109 minuti

SUL WEB
Filmografia di Giuseppe M. Gaudino
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Il sito
Officine UBU

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