Youth – La giovinezza. Un film di Paolo Sorrentino

Paolo SorrentinoNella locandina del film campeggia un corpo nudo di donna immerso nell’acqua e, di fronte, due uomini anziani quasi da esso ipnotizzati. Forse un rimando iconografico ad un tema biblico (Susanna e i vecchioni) che ispirò molti grandi maestri, come Lotto, Rubens, Tintoretto, Tiepolo, Reni e Artemisia Gentileschi oppure solo un’immagine simbolica della dimensione, spaventosamente fuggevole, del tempo.

Paolo Sorrentino dissemina nei suoi film, come è solito fare, citazioni e suggestioni che richiamano ad altro, al di là di ciò che viene mostrato. Come già accadde ne La grande bellezza anche qui si manifesta una sontuosità stordente ma, a differenza dell’opulenza, magnificamente sfacciata del film del 2013, il regista napoletano in Youth – La giovinezza, la raggela in uno splendore geometrico, demandando al suo sguardo registico il compito di disegnare l’architettura non solo dell’immagine ma dell’emozione stessa.

Una narrazione che – raccordandosi a quella già scelta per Il divo – procede per iperbole. Il realismo del racconto, infatti, si sublima in dettagli e, soprattutto, in personaggi i cui contorni, anche fisici, si fanno fortemente simbolici. Il quadro d’insieme è multiforme eppure lucidamente armonico e il legame che unisce i due vecchi amici, il compositore Fred Ballinger e il regista Mick Boyle, attraversa la storia, o meglio le storie, dei singolari ospiti del lussuoso albergo ai piedi della Alpi.

In quell’elegante microcosmo, sospeso in un’altitudine pressoché atemporale, la vita sembra scorrere con un ritmo diverso, quasi a voler rallentare il passare dei giorni tentando di fermare l’attimo, di goethiana memoria, in un imperituro momento che esorcizzi la paura dell’ineluttabile. La giovinezza, quindi, è ricordo e rimpianto, ma anche presente e passato e, soprattutto, archetipo esistenziale di un territorio di possibilità che, fino a quell’ultimo secondo che precede la fine, consente – ancora – di essere esplorato. Sorrentino immerge, pressoché letteralmente, i suoi protagonisti negli elementi naturali – la terra, l’acqua – che ne sottolineano la tangibile, nonché caduca, umanità e, nel contempo, li colloca in una dimensione di passioni – il cinema, la musica – celebrandone il mito.

Paolo SorrentinoE’ un film totemico in cui la bellezza e la sensualità, l’arte e la realtà, la memoria e il dolore intrecciano i loro fili nella trama – fragile e tenace come la vita sa essere – di una storia che Sorrentino tesse attingendo a piene mani dal suo personale immaginario, lanciandolo a briglia sciolta, beandosi del talento di due attori straordinari e concedendosi, con la sicurezza di chi lo sa fare, di palesare feticci di propri, riconoscibili amori.

Il regista partenopeo costruisce, così, la sua opera sugli opposti o, ancor di più, sui paradossi, in cui cristallizza l’onirico in sogni o allucinazioni spaventosi e sublimi e guarda alla bellezza e all’amore puntando lo sguardo sul loro disfacimento. La giovinezza può essere allora non soltanto chimera o rimpianto ma anche specchio inesorabile dell’erosione del contemporaneo, di quel mondo vero e concreto ma interpretato e nobilitato dall’arte che rivela- visto come da un cannocchiale al contrario sulla (lunga) distanza degli anni – gli effetti del tempo che non fa sconti a nessuno.

Nella geometria dello sguardo Sorrentino incastona le emozioni e i personaggi, le parole e la musica progettando un’architettura visionaria e seducente, che si può non amare ma all’interno della quale si evidenzia un impeto, e financo una bramosia parossistica, di un autore che sa andare ben oltre i confini asfittici di un certo cinema italiano e come il sognatore dostoevkijano infonde ad ogni film un respiro ampio e “satollo” di colui che crea “secondo una [sempre] nuova volontà”.

© CultFrame 05/2015

TRAMA
In un lussuoso albergo spa in Svizzera, due amici di vecchia alla soglia degli ottant’anni, trascorrono una breve vacanza. Fred è un compositore e direttore d’orchestra ritiratosi dalle scene e Mick un regista che sta preparando quello che vorrebbe diventasse il suo film-testamento. Entrambi consapevoli del poco tempo che resta loro, rievocano il passato, affrontano i problemi dei figli, guardano con entusiasmo alla vita dei giovani ospiti del resort ma mentre Mick si dedica senza sosta al suo lavoro, Fred sembra aver rinunciato alla musica. Eppure c’è chi vuole che ad ogni costo torni a dirigere.


CREDITI
Titolo: Youth – La giovinezza / Regia: Paolo Sorrentino / Sceneggiatura: Paolo Sorrentino / Fotografia: Luca Bigazzi Montaggio: Cristiano Travaglioli / Scenografia: Ludovica Ferrario / Interpreti: Michael Cane, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano, Jane Fonda / Produttore: Nicolo Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Calori / Distribuzione: Medusa Film / Italia, 2015 / Durata: 118 minuti

SUL WEB
Filmografia di Paolo Sorrentino
Medusa Film

3 commenti

  1. Tutte le critiche parlano delle emozioni suscitate dalle immagini del film, variamente interpretate. Inoltre, cercano ,assai faticosamente, di ricostruire una sceneggiatura, che a me sembra perdersi in mille rivoli di citazioni, simboli e metafore, lasciati alla libera interpretazione dello spettatore. Personalmente preferisco i film che raccontano una storia. La stessa storia si può narrare in mille modi. La storia può, ad esempio, anche nascere da un turbamento, un’emozione, che passano, attraverso la storia, allo spettatore.
    Questo film è una sequenza di immagini interiori, che potrebbero interessare molto l’analista di Sorrentino, ma solo lui, La sceneggiatura è un pretesto per tenerle insieme. I dialoghi sono oscuri e pretenziosi. L’unica emozione che suscita è la noia. Mi correggo, anche un po’ di irritazione: Sorrentino sa far molto meglio. Quando è più umile e leggero. Qui inneggia alla leggerezza e all’umiltà, ma pratica il tedio, vuoto e pretenzioso.

  2. Pensavo di essere cattivo nei confronti di Sorrentino, dopo aver visto il suo film, Youth. Mi sono ricreduto e sentito meno solo, dopo aver letto il commento (che condivido) del Signor Casati. Sorrentino sa fare cose migliori. Ma questo film, gli ha tolto molti punti come Regista. Film lagnoso che rasenta la retorica. Lontano anni luce dal Sorrentino di Le Conseguenze dell’amore. Sorrentino si e’, come si dice a Roma: Infognato nel filosofare. Non fa per lui. Ha voluto raccontare la vecchiaia, ma gli e’ venuta fuori un film senza forma. Compito gravoso, e coraggioso raccontare in film la vecchiaia. Ne sa qualcosa Ingmar Bergman, che ci ha lasciato un capolavoro come Il tempo delle Fragole.

  3. Il film è di un realismo spaventoso, un film darwiniano che ci ricorda che a prescindere dai pensieri e dai nostri sogni siamo solo puntini che si muovono nell universo che non possono opporsi al tempo che passa inesorabile. Nemmeno un alpinista può fermare il tempo sospeso nell aria, ne la bellezza permane nel tempo…forse nemmeno ne rimane memoria ….così è per tutti animali piante e uomini. Concetti grandi come è grande il registra che si muove tra il romanticismo più radicale sulla montagna di Thomas Mann cercando di fermare il tempo sul vapore del battello del amore ai tempi del colera

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