Water Teller. Mostra di Roni Horn a Milano

Roni Horn, Water Teller, 2015. Installation view at Galleria Raffaella cortese, Milano. Photo: Antonio Maniscalco
Roni Horn, Water Teller, 2015. Installation view at Galleria Raffaella cortese, Milano. Photo: Antonio Maniscalco

Chi sostiene che l’uso invasivo del digitale in tanta arte e in particolare in fotografia, nonché l’utilizzo massiccio di tecniche di photoshop nella post produzione, sia qualcosa di cui il mondo contemporaneo non possa più fare a meno dovrebbe visitare Water Teller, la mostra di Roni Horn attualmente ospitata dalla Galleria Raffaella Cortese di Milano, dove l’unica cosa ad essere digitale è la stampa esposta. Una serie di otto dittici composti di quattro immagini l’uno raffigurano il volto del fotografo e amico dell’autrice Juergen Teller riflesso nell’acqua. Attenzione però: nonostante l’apparenza, in questo caso le fotografie che vediamo non sono in alcun modo manipolate perché questa pratica non fa parte della modalità di lavoro dell’artista statunitense: Roni Horn ha realizzato questa sua ricerca in rigoroso analogico.

Tuttavia difronte a tale lavoro si rimane interdetti perché non può trattarsi di un semplice riflesso e dunque il pensiero va inevitabilmente alla manipolazione: come avrà fatto? Ci si domanda. Se le osserviamo attentamente, le immagini mostrano una giuntatura manuale nel mezzo la quale offre l’illusione di una visione rovesciata del volto ritratto, come se il soggetto fosse immerso nell’acqua fino al collo e quello che si vede nella parte bassa fosse appunto il riflesso del volto. In realtà si tratta di due immagini effettuate dallo stesso punto di vista: il soggetto si osserva riflesso nell’acqua come fosse davanti a uno specchio – le riprese sono state tutte realizzate dall’alto – ; la superficie liquida è calma perché l’ora in cui il lavoro si è svolto è quella più congeniale a tale situazione: il mattino presto o la sera al tramonto. L’espressione del volto sembra essere apparentemente sempre la stessa, la posa certamente lo è, ma se si guarda bene ognuno di questi scatti, si capirà che sono tutti diversi, lo si percepirà per un particolare piccolo che si può scoprire nell’intensità dello sguardo, nella piega della bocca o delle rughe sulla fronte. Ciò induce a pensare a quante sfumature legate al proprio sentire possano annidarsi in una visione seriale. Il rapporto dell’uomo con il luogo che lo circonda, il suo sentimento, la sua emozione e la sua percezione mutano anche quando sembra non vi siano elementi che possano scatenare tale mutazione.

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© Roni Horn. Water Teller, No.1, 2, 3, 4, 2014. Digital-to-negative print on Fujiflex. 74,93×49,53cm. Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese, Milano

Osservando questi dittici due concetti emergono evidenti: il primo è, appunto, relativo alla serialità, la quale potrebbe portarci a pensare che, nella ripetizione, ogni immagine sia semplicemente uguale a un’altra, mentre qui l’autrice ci mostra chiaramente che il trucco sta nel guardare attentamente ciò che ci sta difronte per scoprire che le differenze esistono eccome, e che solo attraverso questa attenta osservazione possiamo cogliere il messaggio che ci viene trasmesso (quale esso sia in questo momento poco importa, l’importante è capire il meccanismo). Il secondo riguarda una riflessione sul tema del “vero” e del “falso”, o potremmo anche dire del “reale” e dell’”illusione”. Qui il reale non è visibile, non c’è, esiste solo il suo riflesso il quale appare in una forma impercettibilmente diversa replicabile all’infinito. Tale suggestione ci permette di estendere le nostre considerazioni al campo dell’interpretazione e del punto di vista: che cosa vede il soggetto ritratto? la sua immagine riflessa; che cosa vede lo spettatore? L’immagine riflessa del soggetto mentre si osserva. In sostanza abbiamo difronte un’immagine osservata da due persone contemporaneamente una delle quali è il soggetto stesso.

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© Roni Horn. Water Teller, No.5,6,7,8, 2014. Digital-to-negative print on Fujiflex. 74,93×49,53cm. Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese, Milano

Vi è poi anche un’ulteriore visione, più intensa, data dalla modalità che l’autrice attua nel fotografare il soggetto. Gli occhi della persona ritratta paiono guardare in macchina ma in realtà ciò che succede è che egli guarda il proprio volto e il suo sguardo penetra a sua volta lo sguardo dell’osservatore creando un cortocircuito dal quale il fruitore esce con la mente frastornata da mille domande che si riferiscono in primo luogo a quanto ci si osservi davvero e quanto lo si faccia in profondità. Esse riguardano oltremodo la sostanza di cambiamenti talmente piccoli da non apparire, ma che ugualmente vanno a collocarsi al nostro interno dando origine a mutazioni delle quali ci rendiamo conto solo nel momento in cui sono avvenute.

Parallelamente Roni Horn pone l’accento sull’instabilità del reale, inteso, a nostro avviso, quale elemento in grado di minare nel profondo la presunta stabilità dell’uomo e dal quale scaturisce il tentativo di aiutarlo a raccogliersi meglio attorno a se stesso facendo leva su fattori come la memoria che nel mondo contemporaneo tendono a diradarsi, come cerchi nell’acqua, per poi scomparire. Da questi ritratti che l’autrice fa al suo amico Juergen Teller – emblematico che abbia utilizzato un fotografo per questo lavoro – l’aura profonda della memoria viceversa emerge dirompente e emozionante, essa è stata scossa dal lancio di un sasso metaforico. Avviene così che il cerchio, in questo caso, non si disperde anzi riaffiora da acque profonde perché la relazione che si è stabilita è sì tra sé e il luogo in cui si è, ma soprattutto lo è tra sé e sé.

© CultFrame 05/2015

INFORMAZIONI
Roni Horn – Water Teller
Dal 10 aprile al 7 agosto 2015
Galleria Raffaella Cortese / Via A. Stradella 4, Milano
Orario: martedì – sabato 10.00 – 13.00 e 15.00 – 19.00

SUL WEB
Hauserwirth. Immagini e notizie su Roni Horn
Galleria Raffaella Cortese, Milano

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